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3 dicembre 2012

Banche ancora sotto pressione

Gli ultimi due anni sono stati veramente impegnativi per il settore bancario, che si è trovato a combattere su più fronti: la necessità di rafforzare il capitale, le difficoltà di approvvigionamento di fondi, il calo della redditività e l’aumento del volume di crediti dubbi e di sofferenze.

Prendendo le 4 fatiche di Ercole ad una ad una:

→ Il rafforzamento del capitale ha avuto la massima priorità, perché le richieste arrivavano dalle autorità di vigilanza (EBA e Banca d’Italia) e quasi tutte le banche hanno effettuato consistenti aumenti di capitale per riallinearsi ai ratios patrimoniali richiesti.

→ Le difficoltà di raccolta sono state in parte alleviate dagli interventi della BCE, in parte dalla riduzione del monte finanziamenti alla clientela e recentemente, ma solo per alcune banche, dalla riapertura dei mercati obbligazionari.

→ Il calo della redditività è stato contrastato in parte con politiche di aumento dei prezzi alla clientela per trasferire l’aumento dei costi di raccolta e il maggiore rischio di credito nel sistema imprese. L’altra parte è arrivata da operazioni straordinarie, alcune semplici (l’utilizzo della liquidità BCE all’1% per acquistare titoli di stato con rendimenti molto superiori), altre più complesse come il riacquisto di obbligazioni ‘ibride’ emesse, acquistate a valori decisamente inferiori al prezzo stabilito di rimborso.

→ Sull’ultimo punto, i crediti dubbi, le banche hanno potuto fare poco. Al flusso continuo di imprese insolventi e incapaci di rimborsare i prestiti si sono aggiunte anche numerose posizioni di dubbia esigibilità sui mutui ai privati e sui finanziamenti per il credito al consumo. Il totale di crediti classificati a sofferenza, a incaglio, in ristrutturazione e scaduti è salito mese dopo mese negli ultimi 36 mesi. Esaminando i bilanci delle prime 5 banche (Unicredit, Intesa, MPS, UBI, Banco Popolare) e di 3 delle banche medie (che pubblicano dati trimestrali) il totale dei crediti deteriorati è salito dal 31.12.2009 al 30.9.2012 da €138,3 miliardi a €198,2 miliardi con una crescita annua composta del 14% (vedi grafico).

elaborazione su bilanci annuali e trimestrali

La crescita complessiva dal 31.12.2009 è andata dal 38% di Intesa a valori decisamente più alti per UBI (77%) BPER (71%) e BPM (180%). La pressione esercitata dal flusso dei crediti dubbi si ripercuote su capitale e redditività e in ultima analisi sulle quotazioni azionarie dei titoli che sempre di più dipendono dalla qualità del portafoglio crediti, valutata sul fronte della dimensione relativa del credito deteriorato e sulla percentuale di copertura dei crediti dubbi con accantonamenti (rettifiche).

Anche da questo punto di vista la pressione dei fattori esterni sul sistema bancario è evidente. Se la crescita dei crediti dubbi fosse stata accompagnata da una crescita equivalente o superiore degli accantonamenti, il grado di copertura del portafoglio dubbio sarebbe aumentato. Invece non è stato possibile per le banche accantonare riserve su crediti alla stessa velocità di crescita delle sofferenze e degli incagli, probabilmente per non deprimere ulteriormente i risultati economici già indeboliti dalla bassa redditività.  Il risultato è che 7 delle 8 banche esaminate hanno peggiorato il rapporto di copertura nel periodo Dic.2010-Set.2012 come si può vedere dal secondo grafico:

Solamente BPM è riuscita ad aumentare la percentuale di copertura, anche se i dati più recenti mostrano una crescita violenta delle sofferenze e degli incagli dovuta ad un intervento di pulizia del nuovo management sotto la pressione della vigilanza di Banca d’Italia. Motivo per il quale occorrerà vedere i numeri a fine anno prima di dare un giudizio definitivo.

Come il grafico aiuta a comprendere la qualità del credito erogato è peggiorata (frecce verso sud-est) sia per effetto di un aumento del peso dei crediti dubbi, sia per la riduzione della percentuale di copertura. Il livello di quest’ultima distingue 3 fasce di banche: nella prima le due big con coperture oltre il 40%, nella seconda MPS e BPER con coperture comprese tra 35% e 40% ma in calo (marcato per BPER). Nella terza fascia le altre (BPM, Creval, UBI e Banco Popolare) con coperture inferiori al 30%.

La stabilizzazione dei mercati finanziari e dello spread BTP-Bund, l’allungamento delle scadenze per l’introduzione di Basilea3 sono tutte buone notizie per le banche italiane. Il fronte della gestione del credito invece continuerà a riservare dispiaceri alle banche, anche per effetto dell’introduzione della normativa sui concordati cosiddetti in ‘bianco’ che stanno affluendo copiosamente nei tribunali -come testimoniato da alcuni articoli di ieri- e che si risolvono più frequentemente in concordati fallimentari nei quali le percentuali di rimborso al sistema bancario sono totalmente inadeguate a coprire il valore di bilancio (al netto delle rettifiche) dei crediti.  Anche il 2013 sarà un anno di nuove sofferenze.

 

 

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