Postato:

23 novembre 2012

Edilizia allo sbando

Il settore edile è probabilmente quello che più di altri sta soffrendo la crisi. La domanda di nuove costruzioni residenziali e commerciali è in netto calo.

◊ I mutui residenziali concessi dalle banche sono calati di oltre il 50% nei primi 9 mesi del 2012.

◊ Tutte le banche hanno inserito il settore edile/costruzioni tra quelli sgraditi e per i quali la sovra-esposizione degli anni del credito facile deve essere rapidamente ridotta. Il credit-crunch in questo settore è spaventoso.

◊ Lo Stato non paga le imprese, ma chi ne fa spese è il settore edile che sui 100 miliardi di arretrato ne vanterebbe da solo ben 30.

◊ La vera patrimoniale imposta dal governo si è abbattuta sugli immobili con la famigerata IMU, che poco o tanto deprime il mercato e la domanda.

◊ Nel recepimento della Direttiva comunitaria sui pagamenti puntuali la formula del dispositivo di legge sembrava escludere proprio il settore edile dal diritto (futuro) di essere pagato a 30-60 giorni da Stato e enti pubblici. Il presidente dell’ANCE Buzzetti ha perso la pazienza e ha scritto alla commissione europea per avere chiarimenti. Secono la risposta di Tajani la discriminazione non ha diritto di esistere, ma evidentemente qualcuno dei burocrati estensori delle leggi e decreti ci aveva provato e magari la questione non è chiusa come dice la nota pubblicata proprio all’ANCE:

In una lettera del 14 novembre scorso, inviata al Presidente dell’Ance Paolo Buzzetti, il Vice Presidente della Commissione Europea, Antonio Tajani, chiarisce in modo inequivocabile che la nuova direttiva europea sui ritardati pagamenti “riguarda tutti i settori senza eccezioni, incluso il settore edile.

Con questa lettera, che risponde ad uno specifico quesito presentato dall’Ance a Bruxelles a seguito dell’approvazione del provvedimento di recepimento della direttiva sui ritardi di pagamento (2011/7/UE) da parte del Consiglio dei Ministri, il rappresentante della Commissione Europea conferma la correttezza della posizione sostenuta dall’Ance e dalle altre associazioni imprenditoriali di settorela nuova direttiva ed il relativo decreto legislativo di recepimento (dlgs 9 novembre 2012 n.192, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 15 novembre 2012) trovano applicazione anche per il settore dell’edilizia e dei lavori pubblici.
Nel documento allegato, il Vice Presidente Tajani chiarisce infatti che la direttiva “stabilisce che la nozione di fornitura di merci e la prestazione di servizi dietro corrispettivo include anche la progettazione e l’esecuzione di opere e edifici pubblici, nonché i lavori di ingegneria civile”.
Insomma va tutto storto per chi opera in questo settore. Già in maggio Buzzetti si lamentava così:

“Siamo tra i settori più esposti ai mancati pagamenti della pubblica amministrazione e anche al credit crunch – lamenta presidente dei costruttori italiani Paolo Buzzetti, – ma paghiamo anche i tagli alla spesa per investimenti pubblici e la mazzata dell’Imu sul mercato immobiliare. Il 23% delle imprese fallite negli ultimi tre anni appartengono al nostro mondo e la causa è quasi sempre la stessa, la mancanza di liquidità. Che si debba fallire perché lo Stato non paga è scandaloso in uno Stato di diritto”.

Che sia causa o effetto di questo grave malessere è difficile dirlo, ma è certo che il settore edile non brilla a sua volta per la correttezza nei pagamenti.  Secondo un recente studio di CRIBIS D&B, le imprese del settore edile sono tra i peggiori pagatori italiani e questo vale per i tre comparti: imprese di costruzioni, edilizia specializzata e installatori.  Vi mostro alcune tavole del rapporto Abitudini di pagamento del Settore Edilizia:

Rispetto al 47,3% di imprese che pagano puntualmente, le imprese dell’intero comparto edilizia pagano bene solo nel 44,4% dei casi e con ritardi di 30 giorni nel 50,7% dei casi. Peggiore sottocomparto l’edilizia specializzata che scende al 37,1% di puntuali.

L’edilizia nel 2007 era un settore notevolmente più puntuale degli altri come mostra questa tavola, ma in 5 anni la quota di imprese puntuali è scesa di ben 15-20%. Viene da pensare che crisi e blocco dei pagamenti siano le vere cause di questo cattivo comportamento.

Decisamente inatteso il risultato di questa tavola perché mostra che i cattivi pagatori nel settore costruzioni sono le imprese medio-grandi, mentre le micro-imprese di famiglia battono addirittura la media italiana. Vogliamo pensare che le imprese medio-grandi siano quelle più in difficoltà? Non del tutto realistico.

Sono i costruttori e gli installatori che pagano peggio. Al loro interno sono le imprese medio-grandi quelle che ritardano i pagamenti sistematicamente.

Credo che questa sia materia di riflessione proprio per il presidente dell’ANCE, perché con tutta probabilità le imprese medio-grandi pagano male i piccoli imprenditori a cui subappaltano parte dei lavori e delle installazioni nei grandi contratti di appalto.

Il quadro complessivo è piuttosto nero. L’edilizia italiana è allo sbando e deve tornare a essere un motore di crescita importante. Come è messa oggi è solo un grande problema.

 

 

more

Ti potrebbe interessare anche :


to “Edilizia allo sbando”
  1. Salve,
    In Spagna è di gran lunga molto più grave la crisi del settore., Con un surplus di ben 600mila appartamenti nuovi, e 2milioni che non possono fare fronte ai mutui, di cui circa 500mila con sfratti eseguiti. E’ per questo che debbono creare la “Banca Malu” per poter svicolare e rimettere sul mercazto questi “patrimoni” delle banche ordinarie.
    Saluti

Leave a Reply

Twitter Users
Enter your personal information in the form or sign in with your Twitter account by clicking the button below.