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8 novembre 2012

La dura realtà che il governo non ha cambiato

Le cose non stanno andando affatto bene. Avremo pure ristabilito la credibilità del paese nell’arena internazionale, avremo fermato temporaneamente la fuga dai nostri titoli di Stato (a prezzo di costringere le banche italiane a comprare tutto ciò che gli investitori esteri hanno venduto), ma l’economia non mostra alcun segno di ripresa e la luce in fondo al tunnel che Monti e Grilli ci descrivono -senza darci effettive giustificazioni- a gran parte degli osservatori appare più un miraggio che realtà. Le previsioni per il 2012 sono già storia, chiuderemo l’anno con un calo del PIL vicino al 2,5% con un calo dei consumi interni anche peggiore, il 2013 non si presenta sotto migliori auspici anche perché l’intera Europa si è fermata o si sta fermando (vedi le previsioni per la Germania decisamente più fredde).

La tabella che pubblico mostra che siamo, ad eccezione del Portogallo e della Grecia, il paese europeo con il peggiore tasso di crescita previsto nel primo semestre 2012. Che la ripresa possa ripartire nella seconda parte dell’anno lo dice il governo, lo auspica il Centro Studi di Confindustria ma nessuno ha grandi certezze visto che non sono stati promossi veri provvedimenti di stimolo alla crescita economica.

Il bilancio delle riforme è povero: non abbiamo ridotto i costi della politica, non abbiamo trovato risparmi nei sussidi che lo Stato da al sistema imprese (pubbliche) -Giavazzi ha ottenuto solo 500 milioni su 30 miliardi a quanto ci dicono-, non abbiamo privatizzato nulla, abbiamo liberalizzato pochissimo, non abbiamo riformato la burocrazia statale, né il sistema della giustizia, non abbiamo alleggerito la pressione fiscale delle imprese. E sul fronte finanziario anche peggio: non sono stati sbloccati i 90 miliardi di crediti arretrati, non è stato creato alcun meccanismo di contenimento della stretta creditizia operata dalle banche, i tassi bancari sono quasi raddoppiati e uccidono i conti economici delle imprese, i pagamenti della PA passeranno a 30-60 giorni da gennaio ma, a quanto sembra, con l’esclusione dei pagamenti alle società edili. Le imprese che si prevede chiudano il bilancio con perdite nel 2012 sono salite dal 23% al 30%. Anche le nostre banche annaspano sotto montagne di crediti non performing (cresciuti ancora del 15% in settembre) che sono l’effetto della crisi economica, della stretta creditizia, della mancanza di liquidità.

La conseguenza non può essere che questa tabella e le promesse del governo tecnico cadono in uno scetticismo pericoloso.

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Pubblicato in: economia

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