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15 ottobre 2012

Passaggio a NordEst

La successione alla guida delle imprese familiari è uno dei temi più caldi nel mondo della piccola e media impresa, sia perché la percentuale di imprese familiari (rispetto ad imprese a proprietà diffusa) è elevatissimo, sia perché la prima o seconda generazione di imprenditori che hanno creato e consolidato le imprese nel dopoguerra è oltre  la soglia dei 70 anni. La successione non è un problema-scelta isolato, in realtà si collega strettamente alla problematica dimensionale (crescere aggregandosi ad altre imprese familiari perdendo il controllo totalitario dell’azienda?) e in fondo anche alla questione credito, perché le banche giudicano anche i problemi di successione e di leadership nel valutare il rischio di credito.

I convegni sul passaggio generazionale si sono sprecati in questi anni, ma non hanno scalfito in profondità le abitudini che si proponevano di modificare. Forse sono più interessanti le indagini a campione nel registrare umori e intenzioni degli imprenditori, come ad esempio quella svolta dalla Fondazione Nordest su un campione di 341 imprese del triveneto, pubblicata di recente.  Da questa indagine ho tratto due fotografie.  La prima è interessante perché mostra modesti cambiamenti d’opinione rispetto a una rilevazione analoga condotta 8 anni fa nel 2004.  In entrambi i campioni emerge la consapevolezza che il passaggio generazionale sia un problema da affrontare perché il 48% degli imprenditori non da per scontato che i figli debbano proseguire in azienda, e il 43% ritiene che il passaggio sia un fattore di pericolo. La differenza può essere sottile, ma potrebbe significare ancora una spaccatura tra chi vede la gestione dell’azienda proseguire anche fuori dalla famiglia, separandosi dalla proprietà, e chi vede il pericolo di sopravvivenza proprio nella mancata continuità della gestione familiare.

fonte: Fondazione Nordest, il passaggio generazionale

Interessante anche la seconda fotografia nella quale entrano in gioco le parole ‘crisi‘ e ‘nuovo modello d’impresa‘. A fronte della richiesta di indicare cosa possa rappresentare il passaggio generazionale innestato su questo percorso di cambiamento sono pochi gli imprenditori che hanno snobbato il problema (solo il 12%), ma sono ancora pochi coloro che vedono il cambiamento come inderogabile (11%). La stragrande maggioranza si posiziona scegliendo la parola ‘opportunità’ di cambiamento lasciando intendere che ancora debbano valutare se e come spingere il cambiamento aprendo la propria azienda a contributi manageriali esterni.

fonte: Fondazione Nordest, il passaggio generazionale

 

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