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27 settembre 2012

La crisi fa soffrire le banche

Un’ulteriore fotografia che conferma il costo della crisi sui bilanci bancari è stata fornita ieri da Pwc, società di consulenza, durante il convegno organizzato da Banca IFIS sul mercato dei crediti non performing. I crediti non performing sono in gergo bancario le ‘sofferenze‘, posizioni sulle quali la banca può cercare un recupero forzoso attraverso azioni giudiziarie nei confronti del debitore, oppure decidere di cederle in blocco a società specializzate nel recupero che ripuliscono il bilancio della banca e consentono di registrare perdite deducibili qualora il prezzo di cessione sia inferiore al valore del credito diminuito degli accantonamenti (rettifiche) effettuate su quelle specifiche posizioni nel corso del tempo. Banca IFIS, attraverso una sua controllata, è uno dei principali operatori nel fiorente mercato dei crediti non performing.

La fotografia scattata nell’intervento di ieri al workshop da Pwc ha due facce: la prima è la quantità di crediti non performing (sofferenze) che si è generata sui libri delle banche e, come dimostra il grafico, si vede quale sia stato il tasso di crescita tra il 2008 e il maggio 2012. Le sofferenze delle banche sono passate da 42 miliardi di euro a 111 miliardi a maggio 2012. Quasi triplicate. Ed è proprio di questo che le banche si lamentano quando dicono di avere abbondantemente pagato il costo della crisi per avere finanziato famiglie (mutui e credito al consumo) e imprese (finanziamenti e mutui).

fonte: Pwc -Il mercato degli NPL contesto e numeri

La seconda fotografia scattata da Pwc permette di osservare come all’interno dello stesso fenomeno le singole banche si siano posizionate in modo diverso relativamente all’incidenza netta delle sofferenze rispetto al portafoglio crediti (il rapporto tra sofferenze lorde meno rettifiche diviso il totale dei crediti alla clientela) e di grado di copertura delle sofferenze (il rapporto tra sofferenze lorde e rettifiche effettuate).  Come si può vedere nel grafico sottostante e nel commento a destra ci sono banche con problemi più contenuti, tra cui spicca Intesa SanPaolo che ha effettuato pesanti accantonamenti negli ultimi trimestri e banche con una maggiore dose di rischio implicito o per la percentuale di sofferenze nette (MPS e Banca Marche) o per il più basso grado di copertura (Banco Popolare, Veneto Banca). Su queste valutazioni si soffermano oggi le analisi dei broker azionari volte alla previsione sull’andamento della quotazione in Borsa.

fonte: Pwc -Il mercato degli NPL contesto e numeri

Come detto in precedenza questo magazzino di crediti con modesta speranza di recupero e tempi lunghi sono oggetto di interesse per operatori specializzati e Pwc dimostra come il mercato delle cessioni delle sofferenze si sia risvegliato in Italia: Intesa SanPaolo, Banca Marche e UBI hanno già provveduto a mettere in asta pacchetti più o meno corposi di sofferenze, le quali sono uscite (insieme alle relative rettifiche) dal bilancio delle banche e in un certo senso abbassano il valore totale del costo della crisi in bilancio, rispetto ai 111 miliardi citati all’inizio dell’articolo.

fonte: Pwc -Il mercato degli NPL contesto e numeri

Ogni volta che si desidera discutere di credit-crunch, di atteggiamento restrittivo delle banche sul credito tenete a mente questi numeri e il trend di crescita per capire come mai il sistema bancario sia diventato così cauto nella concessione di nuovi crediti. Poi possiamo discutere dei come e dei perché, ma questi numeri sono oggettivamente significativi.

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