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5 settembre 2012

Un ritocco ai listini

E’ di questi giorni la scoperta di molti giornali e agenzie di stampa sui costi del debito bancario sostenuti dalla imprese in Italia, cresciuti notevolmente e notevolmente superiori a quelli dei paesi concorrenti in Europa (Francia e Germania). Al di là della sterile polemica sul tempo trascorso tra scoperta e realtà o dei mesi nei quali Imprese+Finanza aveva già anticipato e descritto il fenomeno, vorrei solo fare notare come l’evidenza dell’aumento dei costi finanziari-bancari alle imprese sia contenuta nelle presentazioni dei risultati periodici fatte dalle banche alla comunità degli investitori istituzionali e si tratta di documenti pubblici facilmente reperibili.

Vi presento una breve carrellata di questi documenti, nei quali grafici molto espliciti raccontano una sola storia: le banche hanno alzato lo spread sui finanziamenti (tipicamente chiamato markup) e in misura significativa. Che lo abbiano fatto perché sono aumentati i costi di raccolta, o per aumentare i margini di profitto oppure per adeguare la remunerazione del capitale sul rischio delle imprese giudicate voi. Per quanto mi riguarda è un mix delle tre cose.

fonte: presentazione semestrale MPS

 

fonte: presentazione semestrale UBI

 

fonte: presentazione semestrale Banco Popolare

 

fonte: presentazione semestrale Intesa SanPaolo

 

Nelle tavole delle presentazioni non ci sono informazioni che permettano di correlare l’aumento del markup (spread sull’euribor) all’aumento della rischiosità del portafoglio crediti, o all’andamento dello spread BTP-Bund che rappresenta la misura del costo di raccolta aggiuntivo per le banche italiane. Per questo motivo è difficile fare qualsiasi ragionamento preciso. E’ solo possibile comprendere che l’andamento delle curve mostra un ampio movimento della forbice tra tassi attivi e tassi passivi di cui stanno beneficiando i conti delle banche e per i quali stanno un po’ soffrendo quelli delle imprese. Tenete sempre in mente che i finanziamenti sono composti al 50% da una quota di medio-lungo termine in cui i tassi non possono essere modificati e che il markup medio è appunto una media tra finanziamenti a cui è stato possibile modificare il prezzo e altri fermi al prezzo concordato originariamente.

 

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  1. caro Linker,
    non mi sembra che abbia colto appieno le presentazioni che ha allegato.
    A causa dell’elevatissimo costo della raccolta (scarsissima) le banche hanno aumentato i tassi attivi (mark up).
    tuttavia si legge facilmente che UBI BANCA e BANCO POPOLARE non sono riusciti a trasferirie sui prestiti l’aumento del costo della provvista. Ne discende che per entrambe le banche lo spread da clientela è dimnuito.
    MPS è l’unica banca che ha notevolmente incrementato lo spread da clientela ma se uno ha letto la semestrale del Monte da cui si evince una grandissima contrazione praticata sul credito, è evidente che la politica del Monte è oramai “o mangi questa minestra o…..”.
    Continuo a dire che attualmente il problema massimo continui ad essere lo spread BTP BUND e la scarsezza di raccolta che ritengo sia destinata a continuare. Finchè le banche offriranno conti deposito al 5%non c’è da aspettarsi riduzioni dei tassi alle imprese.
    saluti

  2. caro jmksc,
    si tratta di due punti di vista diversi. Il tuo si sofferma sulla redditività della banca e osserva lo ‘spread clientela’ (una volta si chiamava forbice’), il mio sul costo dei finanziamenti alle imprese e quindi considera solo il mark-up delle 4 banche.
    Lo spread che tu commenti ricomprende il mark-down, ovvero quanto la banca guadagna rispetto alla raccolta diretta ed è il fenomeno citato da te: le banche si azzuffano per avere depositi, pagano tassi sempre più elevati e il mark-down scende. L’effetto complessivo nel caso UBI e Banco Popolare è una riduzione del margine da interesse.
    A me interessa dimostrare quanto siano aumentati i costi di finanziamento per le imprese e quindi ciò che conta è solo il mark-up.
    La crescita del mark-up, chiarissima per le 4 banche, è la misura dell’aumento dei listini prezzi, cioè del costo che pagano le imprese. L’articolo non può chiarire quanto di questa evidente crescita sia dovuta all’aumento del costo marginale e medio della raccolta (è il punto che tu sollevi), quanto al fatto che il rischio di credito delle imprese è in peggioramento (e quindi gli spread vanno alzati) e quanto alla pura volontà delle banche di ricostituire margini di profitto.
    Giustamente hai fatto notare che la crescita del mark-up di MPS è molto più forte rispetto a quella di UBI e Banco Popolare e i motivi si comprendono.
    Sulle conclusioni invece siamo d’accordo: non c’è da aspettarsi grandi riduzioni dei tassi alle imprese.

    • anche le banche stanno subendo questa drammatica situazione come dimostra una forbice sostanzialmente inalterata.
      se a questo però si aggiunge che una buona parte degli attivi delle banche sono relativi a mutui ipotecari che oggi in molti casi pagano tassi anche inferiori al 2%(senza che i clienti si lamentino) è abbastanza chiaro che le operazioni di credito a revoca abbiano registrato incrementi dei tassi ben superiori!!!

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