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3 settembre 2012

La crescita non è un’opinione

Tra quattro giorni a Cernobbio si terrà il Forum Ambrosetti, a cui parteciperà anche il primo ministro Monti e quasi certamente anche il ministro dello Sviluppo Economico Passera. E’ tradizionalmente l’appuntamento in cui si fa il punto della situazione economica e finanziaria e vengono tracciati gli scenari futuri. Per l’Italia sarà un altro passaggio critico, alla vigilia di importanti vertici politici e finanziari, subito dopo l’incontro tra governo Confindustria e ABI che avrà come oggetto la crescita del sistema paese. Purtroppo il quadro dal punto di vista della salute delle imprese e del sistema economico rimane ancora nero e sono davvero pochi i progressi fatti rispetto al 2011 (potete confrontare l’articolo”Sorci verdi in autunno” del luglio 2011e vedere che solo sul fronte politico sono sostanzialmente cambiate le cose). Il Paese è bloccato industrialmente, schiacciato da una crisi di fiducia e dal carico fiscale al punto che sembra essere tra i più lenti in Europa nell’inversione della curva negativa (si veda il grafico sugli indici PMI della produzione).

fonte: Markit

Addirittura l’indice di agosto per l’Italia è tra i peggiori ed è l’unico tra i paesi maggiori a segnalare un peggioramento rispetto a quello di luglio. Il governo deve tenere conto di questo stato di cose e adoperarsi per un’azione maggiormente incisiva altrimenti il divario con l’Europa continuerà a peggiorare e a metterci in difficoltà anche sul fronte del debito pubblico. Non cresciamo e non abbiamo fiato per crescere in queste condizioni.

In preparazione per questi appuntamenti importanti il ministro Passera ha rilasciato il 30.8 una lunga intervista a La Stampa (“Corrado Passera – Subito un grande patto per la produttività”) nel quale sono contenuti molti argomenti caldi. Il tema della crescita, tra i primi affrontati, è stato trattato così:

D: Ministro, è arrivata finalmente l’ora della “fase due” del governo Monti, quella della crescita…

R: Altolà. Nessuna “fase due”. L’agenda per la crescita è nata insieme al “Salva Italia”. La messa in sicurezza dei conti e la creazione delle condizioni per la crescita, fin dal primo giorno dell’esistenza di questo governo sono in parallelo. E’ vero che nel Salva Italia c’è la riforma delle pensioni e l’Imu, ma ci sono anche i 20 miliardi di garanzia per il credito alle piccole e medie aziende, ci sono i 14 miliardi per incentivare gli imprenditori a rafforzare i patrimoni aziendali (Ace) e ad assumere (Irap). Intanto sono arrivate le liberalizzazioni, le semplificazioni, il decreto sulla crescita, gli interventi sull’energia, sulle infrastrutture e l’edilizia, i project bond e il diritto fallimentare, solo per fare alcuni esempi.

Solo per fare un esempio la cura del ministro non ha ancora funzionato. Basterebbe vedere l’indice del grafico precedente, l’indice di fiducia di consumatori e imprese, ma andando nello specifico del primo dei provvedimenti citati dal ministro, i famosi 20 miliardi di credito alle PMI, i dati disponibili sono decisamente negativi come si vede dal grafico che ho elaborato sui dati forniti dal ministero stesso:

fonte: elaborazione Linker su dati MISE

Nei primi 5 mesi del 2012 il ricorso al Fondo di Garanzia da parte delle PMI è stato per un volume totale di €2,6 miliardi e se il passo dei primi cinque mesi fosse uguale nei restanti 7 si arriverebbe a €6,2 miliardi il 25% in meno dell’intero 2011 e ben distanti dai 20 miliardi che vengono sempre citati nelle interviste. Il problema in questo caso non è la dotazione del Fondo, che potrebbe sostenere più interventi, ma come ripetuto fino alla noia nel fatto che le richieste sono deboli e che le domande accettabili (solo per imprese sane) sono poche perché l’appetito delle banche a sostenere la propria quota di rischio su imprese ‘grigie’ (se non lo fossero perché ricorrere alla garanzia del Fondo?) è praticamente inesistente.

Non sono disponibili statistiche sull’utilizzo dell’agevolazione per la ricapitalizzazione delle imprese (ACE) ma sono pronto a scommettere che siamo molto distanti dai 14 miliardi di incentivo (o forse di aumenti di capitale per i quali l’incentivo è un magro 0,85%).

Lo sappiamo tutti: le condizioni per la crescita si scontrano con i tanti vincoli del bilancio pubblico, la crescita non si rimette in moto con due colpetti, ma nello stesso tempo trasparenza e focalizzazione sui numeri veri sono le prime regole per fare nuove scelte di maggiore efficacia, perché la crescita -come la matematica- non è un’opinione.

 

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