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30 luglio 2012

Sofferenze, NPL e write off a confronto

Anche nei primi sei mesi del 2012 dentro i bilanci delle banche italiane sono arrivati nuovi importanti flussi di sofferenze, i crediti considerati di difficile recupero. L’aumento delle sofferenze è una delle principale debolezze del nostro sistema finanziario, rimarcato in tutte le analisi sui titoli di banche quotate e per giunta ha un impatto psicologico sulla propensione a concedere nuovo credito. Ma si tratta di una debolezza tutta italiana? Ovviamente no, servirebbe fare un confronto con la situazione di altri paesi anche se la classificazione dei NPL non è necessariamente la stessa. Comunque alcuni confronti sono possibili grazie alle pubblicazioni delle grandi società di consulenza e revisione, come PwC, E&Y e KPMG, che sorvegliano costantemente questo mercato perché è fonte di profitto per loro ogni volta che i non performing loans (NPL) sono oggetto di valutazione per un’operazione di cessione e compravendita.

Tratti dall’ultimo rapporto di Pwc dello scorso febbraio ‘The European NPL barometer’ due grafici interessanti che mostrano la posizione nei vari paesi e le modifiche intervenute tra 2010 e 2011:

fonte: Pwc The European NPL barometer

 

fonte: PwC The European NPL barometer

 

Da notare le posizioni relative di Spagna e Italia.
Un secondo confronto potrebbe essere fatto tra i dati della Banca d’Italia e quelli della Bank of England. La prima offre statistiche sull’andamento delle sofferenze delle banche, mentre la seconda sui flussi di write offs, vale a dire le perdite su crediti registrate in bilancio. La differenza è importante perché le sofferenze delle banche italiane a causa della legge vigente non si trasformano interamente in perdite se non dopo un lungo lunghissimo processo di recupero, ma il confronto per coerenza temporale può essere fatto in due modi:

elaborazione Linker si dati Banca d'Italia e Bank of England

Nel primo grafico sono a confronto i flussi trimestrali delle sofferenze italiane con i crediti spesati dalle banche inglesi, a parità di tasso di cambio per la conversione.

Il secondo grafico ipotizza una perdita del 50% sulle nuove sofferenze per ottenere una comparazione più ravvicinata tra UK e Italia.

elaborazione Linker si dati Banca d'Italia e Bank of England

Tolto il picco anomalo del 1° trimestre 2011 quando le banche hanno mandato a sofferenza tutto quanto non volevano mostrare alla fine del 2010, le due curve sono abbastanza simili. La dimensione del mercato UK è più ampia di quella italiana e questo confermerebbe una certa debolezza strutturale delle banche italiane nell’operare sul mercato italiano.

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Pubblicato in: banche, credito

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