
Solo due giorni fa ho scritto un articolo che, riferendosi alle strategie-fotocopia delle banche italiane, indicava la scarsa attenzione al segmento delle nuove imprese. Come è buona regola ogni osservazione teorica dovrebbe avere un riscontro concreto, perciò oggi voglio riportare alcuni passaggi di una conversazione che ho avuto con un piccolo nuovo imprenditore ieri e che raccontano la sua fresca esperienza con il sistema bancario.
Siamo a Milano in un locale che ha aperto da pochi mesi e vende pizze, focacce e altri alimentari da consumare nel nuovo locale o da asportare. Prima di pagare il conto faccio due parole con il giovane che mi ha servito.
Domanda: da quanto tempo ha aperto?
Risposta: 3-4 mesi
D: e prima aveva un altro locale?
R: no, ero dipendente in un locale simile.
D: che investimenti ha dovuto fare?
R: i locali sono in affitto, ho dovuto comprare gli arredi, il banco e le attrezzature per il forno.
D: e si è fatto finanziare in parte da qualche banca?
R: ho chiesto a diverse banche, ma nessuno mi ha dato nulla. Anche adesso mi servirebbe avere 10-20.000 € per avere un po’ di flessibilità sui pagamenti, ma nessuno me li ha concessi. Mi hanno chiesto il business plan, mi sono arrangiato in qualche modo per farne uno, ma poi mi hanno detto che preferivano aspettare qualche mese e vedere come andava il locale prima di decidere qualcosa, a meno che dessi qualche garanzia su immobili.
D: e per l’affitto?
R: chi mi ha affittato i locali ha voluto una fideiussione bancaria per 10.000 euro. Sono andato in banca e per avere la fideiussione ho dovuto comprare 10.000 euro di obbligazioni e metterle a garanzia. (per riservatezza non cito il nome della banca)
D: obbligazioni? Che tipo di obbligazioni?
R: non lo so, sono emesse dalla stessa banca. Non ha molto senso, forse era meglio fare un deposito vincolato e darlo in garanzia a chi mi ha affittato i locali, invece di pagare anche il costo della fideiussione.
D: e ha una sola banca?
R: no, ne ho due adesso. Quella delle obbligazioni e l’altra qui vicino.
D: e qualche dipendente delle due banche è venuto a vedere il suo locale e assaggiare le sue pizze?
R: no, nessuna delle due banche sinora.
In buona sostanza questa conversazione descrive cosa succede ad un nuovo piccolo imprenditore che avvicina il sistema bancario.
Dove sta la difettosità del processo?
1) nessuna fiducia da parte della banca nella forza di volontà e nel senso dell’onore di un piccolo imprenditore (ex-dipendente) che farà di tutto pur di fare funzionare la sua nuova attività e per rimborsare il debito, credo anche molto di più rispetto ad altri imprenditori cresciuti e diventati più scaltri;
2) nessuna assistenza o coinvolgimento nella fase di preparazione dei preventivi finanziari (chiamati esageratamente business plan). Il neo-imprenditore con limitate conoscenze di finanza e pianificazione viene lasciato al proprio destino;
3) scarso interesse nella fase di valutazione della validità della nuova impresa. Gli incontri per discutere di credito si sono svolti in una filiale di banca.
Basta visitare i siti di alcune banche estere (nella foto quello di Barclays) per notare qualche differenza di approccio.
Che si tratti di una pizzeria o di un’altra attività poco importa. Sono poche le nuove imprese super-innovative che meritano l’attenzione del venture capital, la maggior parte sono semplicemente nuovi esercizi commerciali, ma anche quelli fanno parte dell’economia e contribuiscono al PIL e alla crescita.
Quello che è descritto nella conversazione avviene a quasi tutti coloro che intraprendono una nuova attività, che hanno bisogno di una banca per le operazioni bancarie, per il POS, ma anche per fare partire più velocemente la propria attività con un po’ di credito. Non ditemi che il mio amico pizzaiolo non ha messo del suo, l’investimento che ha fatto è a vista: arredi e attrezzature.
E come vedete da piccoli si nasce già con due banche, ma senza credito. Due banche che si disputano un piatto misero fatto di commissioni sul conto corrente, giorni valuta e utilizzo di un POS, rinunciando ai margini sul credito per paura del rischio.
Per questo sostengo ciò che ho scritto nel post sulle strategie delle banche: ci sono 400.000 nuove piccole imprese all’anno e le banche hanno una grande opportunità per agguantare nuovi clienti, fare buon credito e buoni profitti, ma devono cambiare qualcosa.







