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27 luglio 2012

Banche: il dilemma del marchio

Con la nuova ondata di ristrutturazioni all’interno del sistema bancario si ripresenta il problema dell’incorporazione di banche lasciate più o meno indipendenti all’interno dei grossi gruppi e della famosa scomparsa dei marchi. E’ di due giorni fa la presentazione del piano BPM che darà un’altra spallata in questa direzione facendo scomparire altri marchi come Banca di Legnano, ma questo vale anche per UBI e Banco Popolare che ha trasformato Novara e Lodi in divisioni dopo averlo fatto con San Gimignano. La questione sembra essere di importanza vitale in ambiti locali, basta leggere ad esempio questo articolo del Corriere del Veneto.it:

SIENA – Fine di una storia datata 1866. Banca Antonveneta non esisterà più come società e non è detto che l’istituto erede delle vecchie Antoniana e Popolare Veneta, l’ex creatura di Silvano Pontello assurta negli anni Novanta alla dimensione di gruppo nazionale, resti almeno come marchio appeso alle vetrine delle filiali del Nordest. Il Monte dei Paschi, sballottato dalla crisi finanziaria e costretto a un piano industriale che trasuda decisioni difficili e progetta una riduzione dei ricavi, ha deliberato l’incorporazione della banca padovana nella capogruppo e la creazione «di un’unica rete commerciale», come spiega l’amministratore delegato Fabrizio Viola….[…]

Il presidente Alessandro Profumo dà una traccia: «Non in Toscana ma dove ci sono sovrapposizioni di filiali. E le sovrapposizioni si creano con le acquisizioni». Tra queste, la principale degli ultimi anni è sicuramente Antonveneta. Insomma il dimagrimento avverrà sicuramente nel Nordest, ma non solo. Ancora Viola: «Non sono in grado di dare una risposta precisa sulla localizzazione geografica degli sportelli da chiudere, ma non mi sento di affermare che ci sarà una particolare concentrazione nell’attuale perimetro di Antonveneta». Quanto all’incorporazione, i pragmatici potrebbero affermare che non è questo il passaggio davvero decisivo, visto che la «testa» della banca ormai dal lontano 2005 non si trova più in Veneto. A questo partito si iscrive Giuseppe Menzi, direttore generale dell’istituto padovano: »La banca era già controllata al 100% dal Monte, con questa operazione non vedo molta differenza. Le persone restano, la squadra resta. Ed è unita. Non «sparisce» nulla e, come dimostrano i conti di fine 2011 e presto anche dei primi sei mesi di quest’anno, la nostra realtà è solida e fa bene». Proprio Menzi sarà uno dei manager che, quantomeno, cambierà casacca perché il direttore generale a Padova non ci sarà più.

E incerte sono le sorti del marchio, che resterebbe l’ultima testimonianza di legame con il territorio e con la storia della banca. L’ad Viola è chiaro in questo senso: «L’attuale regolamentazione ci consente di tenere in vita il brand in caso di fusioni e aggregazioni. Valuteremo co sa fare, ma non sono più i tempi adatti per tenere un marchio come un’icona. Decideremo se continuare a utilizzarlo solo, eventualmente, per quello che sarà in grado di dare in termini di valore aggiunto». Niente romanticismi ma analisi di costi e benefici. E a proposito di costi, domina il tema delle uscite di personale. «Non ci sono esuberi», s’impunta Profumo davanti ai cronisti. Il piano però prevede che entro il 2015 il gruppo senese, tutto compreso, conti ben 4.640 dipendenti in meno. Tra questi, cento dirigenti e quasi 2.400 impiegati del cosiddetto «back office», attività che si prevede sia interamente esternalizzata con una cessione di ramo d’azienda. Sia pure nell’ambito di Montepaschi e non di quello Antonveneta, Padova ne sarà interessata da vicino, visto che ospita uno dei centri specializzati del gruppo con circa 400 addetti.

Leggermente diversa la lettura delle parole del vertice da parte del Mattino di Padova:

PADOVA. C’è l’impegno a mantenere il marchio Antonveneta, «non necessariamente», però, «in tutti i territori e in tutti i segmenti di mercato». Quanto all’autonomia, ribadito che il Nordest è un’area strategica, «non sarà toccata, perché la capacità di essere vicini ai clienti è legata all’autonomia». Al termine della giornata padovana, Alessandro Profumo, presidente di Mps, traccia il futuro dell’Antonveneta post incorporazione nel Monte dei Paschi parlando di «banca multilocale». «So bene quanto valore c’è qui» ha sottolineato, «la nostra volontà e il nostro interesse, visto che sono i clienti a pagarci lo stipendio, è quello di valorizzare la clientela di quest’area».

In questo nuovo tiro alla fune ci si dovrebbe chiedere cosa vale veramente il marchio storico di una banca per la clientela e su questo non credo di avere mai letto studi interessanti. la scomparsa del marchio della banca è un problema per la città e i suoi notabili, per la cancellazione di poltrone nel consiglio di amministrazione o per un cliente di Padova e Treviso che entra in una filiale MPS e riceve servizi bancari?

La risposta dei sindacati non si è fatta attendere come racconta sempre il Mattino di Padova:

Sciopero Antonveneta il 27 luglio 2012
Dircredito, Fabi, Fiba/Cisl, Fisac/Cgil e Uilca/Uil hanno indetto per l’intera giornata di venerdì 27 luglio lo sciopero di tutti i lavoratori di Antonveneta Gruppo Montepaschi, nonchè l’astensione dal lavoro straordinario tutti i lunedì e venerdì dal 25 luglio al 13 agosto 2012.“

LE MOTIVAZIONI. “Scioperiamo tutti insieme contro un piano industriale senza prospettive – scrivono i sindacati – che scarica sulle spalle dei lavoratori i costi del risanamento e tutto il peso delle inefficienze e degli errori manageriali passati e presenti”. l rappresentanti sindacali saranno presenti il 27 luglio in via Trieste a Padova sotto le torri della direzione generale, per riaffermare i principi della mobilitazione “il piano industriale irricevibile, il no alla disdetta unilaterale dei Cia, il no alle esternalizzazioni”.
LE RICHIESTE. Con lo sciopero i lavoratori intendono rivendicare “la modifica sostanziale dell’entità della manovra sul costo del personale che dovrà partire dalla totale salvaguardia dei livelli occupazionali complessivi, dei livelli salariali, della mobilità territoriale e professionale. In questo contesto assume primaria rilevanza l’opposizione a qualsiasi progetto di esternalizzazione di attività peraltro contrario alle nuove previsioni del Ccnl”. Inoltre “la riscrittura della parte del piano dedicata al personale che necessiterà della predisposizione di alcune iniziative: l’individuazione di dati economici oggettivi che definiscano chiaramente l’entità dei risparmi ricercati e le modalità di calcolo; una piattaforma articolata di interventi su top management, dirigenti apicali, benefits, consulenze e sponsorizzazioni in grado di determinare “solo” in ultima istanza una incidenza sui costi del restante personale; la chiara illustrazione del fenomeno dei pensionamenti nell’arco del Piano, la valutazione degli effetti della riforma Fornero sul numero delle fuoriuscite preventivate”. Infine “il ritiro della disdetta dei Contratti Integrativi Aziendali, determinata dai vertici aziendali”.“

Le organizzazioni sindacali tutelano i posti di lavoro, Menzi dice che le persone non cambiano (ma proprio lui sembra destinato a cambiare e non è cosa da poco) anche se la proprietà sta a Siena, ma nessuno chiede alla clientela che cosa ne pensa, se la scomparsa di un marchio noto significa aumentare la propensione a cambiare banca.
E questo è tutto sommato grave.

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