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18 luglio 2012

Quante riserve sui crediti delle banche

All’assemblea annuale dell’ABI l’intervento del governatore Ignazio Visco si è soffermato sul peso della qualità del credito, sul livello delle sofferenze e sulla necessità delle nostre banche nel rafforzare il presidio con un volume crescente di rettifiche con queste parole:

Lo stock di posizioni deteriorate (sofferenze, incagli, crediti scaduti e ristrutturati) rappresentava alla fine del 2011 l’11,2 per cento del totale dei crediti verso la clientela, anch’esso circa un punto percentuale in più rispetto a un anno prima. Il confronto internazionale sull’incidenza delle partite deteriorate sui bilanci delle banche è viziato da differenze nelle prassi seguite nelle varie giurisdizioni. La definizione utilizzata in Italia è ampia e include attività che continuano a generare reddito. La lentezza delle procedure di recupero dei crediti determina, inoltre, una  maggiore persistenza delle sofferenze nei bilanci bancari, innalzandone il livello registrato nei dati contabili.

Ma una quota elevata di partite deteriorate nei bilanci pone pressioni sul capitale e sulla liquidità degli intermediari. Il primo presidio contro il rischio di peggioramento della qualità del credito è costituito da procedure di selezione della clientela efficaci, basate su criteri oggettivi, su robusti modelli di valutazione, sull’utilizzo ottimale delle informazioni disponibili per valutare le prospettive della clientela.

[…] Il tasso di copertura delle sofferenze, ossia il rapporto tra le rettifiche e l’ammontare delle esposizioni, si è ridotto nel corso del 2011 dal 57,2 al 55,7 per cento, un valore più elevato di quello della prima metà degli anni novanta, ma inferiore a quello osservato prima della crisi finanziaria. In una fase recessiva, in cui è rapido l’aumento delle sofferenze, una tale diminuzione è in parte fisiologica ma le rettifiche di valore effettuate dalle banche a fronte del deterioramento della qualità dei prestiti (pari a 18,4 miliardi nel 2010 e a 19,3 nel 2011) dovranno continuare a crescere.

Sofferenze, posizioni deteriorate e rettifiche sono quindi uno dei punti deboli del sistema bancario, che sta ancora subendo l’ingresso di nuovi crediti deteriorati nel 2012.  Per cercare di capire meglio l’impatto sul conto economico e le differenze tra banca e banca alcune nuove tabelle elaborate sui dati delle trimestrali 2012.

elaborazione LINKER su dati trimestrali

Nel solo 1° trimestre 11 tra le principali banche, i cui dati sono stati pubblicati, hanno accantonato a perdita su crediti alla clientela 3,4 miliardi di euro, il 14% in più rispetto allo stesso periodo del 2011. Prima prova che non si può abbassare la guardia come dice il governatore e che il 2012 è ancora di tempesta e richiede di rafforzare gli ormeggi. 3,4 miliardi in un trimestre porterebbero, se il ritmo rimanesse costante, a 13,6 mld solo per queste 11 banche a fronte dei 19,3 totale per il 2011.

Soltanto Unicredit ha accantonato meno che ne 2011, mentre i rivali di Intesa hanno messo ulteriore cuscino di sicurezza aumentando l’accantonamento di ben il 43% contro una media del 14% per le 11 banche.

elaborazione LINKER su dati trimestrali

Nella seconda tabella si può osservare invece l’impatto di erosione dei profitti operativi causato dagli accantonamenti, confrontando i margini da interesse e da commissioni con l’importo di rettifiche su crediti.

I 3,4 miliardi sono andati a ridurre margini lordi per un totale di 14,3 miliardi (sono esclusi i profitti straordinari da trading) pari al 24% del totale.  Non poco. In pratica ogni €4 di margini, 1€ viene destinato a riserva.

Proprio questo è il motivo della preoccupazione del governatore e dei vertici delle banche, sempre più intenzionati a serrare le maglie del credito per contenere questi costi che si sono drasticamente innalzati nel periodo 2008-2011 ma che continuano anche nel 2012, anche se non con le proporzioni catastrofiche vaticinate dall’ufficio studi di Unimpresa.

Quanto alle performance delle varie banche si possono osservare notevoli differenze anche sul peso delle rettifiche partendo dalle banche che meno sembrano soffrire il problema ((Credem, Carige, BPM, UBI) fino a MPS che ha bruciato nel 1° trimestre quasi 1/3 dei sui margini operativi sull’altare sacrificale del cattivo credito. Subito dopo MPS compare uno dei gemelli valtellinesi, la Banca Popolare di Sondrio, la quale pur non avendo aumentato molto il passo di accantonamento mostra un’incidenza elevata che si potrebbe attribuire al prezzo di sostegno alla piccola impresa che è parte degli obiettivi dichiarati dalla banca.

elaborazione LINKER su dati trimestrali

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