
In un precedente post pubblicato il 1° luglio avevo già avuto modo di denunciare il tentativo di sfruttamento della crisi da parte di organizzazioni che cercano di mettersi in luce sparandole grosse per attirare l’attenzione dei media, senza avere un valido supporto alle tesi sostenute. (vedi ‘Tante statistiche, poche buone idee‘). Un riferimento era diretto a Unimpresa che aveva dichiarato un fantomatico aumento dei mancati pagamenti del 47% nei primi 5 mesi del 2012, basato su una ricerca di cui non esiste copia e sui cui risultati nutro enormi perplessità viste le enormi differenze rispetto a quanto prodotto da società di valore come CRIBIS D&B sui pagamenti.
Sono bastati pochi giorni e Unimpresa ci ha riprovato, questa volta sparandola ancora più grossa e varcando anche la misura sia sotto il profilo dei contenuti che del plagio.
Pubblicando un’articolo ieri dal titolo accattivante “Crisi. Unimpresa, rischio fallimento per un’impresa su tre” l’associazione di secondo piano degli imprenditori del sud ha fatto queste dichiarazioni:
Roma, 15 luglio 2012. Entro il 2012 rischia il fallimento una impresa su tre. A questa conclusione arriva uno studio di Unimpresa che ha analizzato i dati sulle sofferenze bancarie. L’analisi si è focalizzata in particolare sulla probabilità di ingresso in sofferenza entro l’arco di un anno, che viene stimata attraverso una metodologia statistica che utilizza indicatori desunti dal bilancio dell’impresa e dalle segnalazioni delle banche alla Centrale dei rischi, che approssimano la presenza di tensioni sulle linee di credito.
I dati statistici elaborati dal Centro studi di Unimpresa sui bilanci delle banche provano che 8 imprese in osservazione su 10 peggiorano la loro performance e salute finanziaria nei 12 mesi successivi al segnale di rischio. Ebbene, l’analisi delle probabilità di default entro il 2012 evidenzia un chiaro peggioramento rispetto all’anno precedente: quasi un’impresa su tre.
Naturalmente le dichiarazioni sparate da Unimpresa sono state riprese da molti giornali e molte agenzie, tra cui anche ANSA.
Tutto quanto sostenuto da Unimpresa è palesemente assurdo. Vediamo perché:
- le sofferenze del sistema bancario sono pari a circa il 5% degli impieghi ad oggi. Il 5% degli impieghi corrisponde largo circa al 5% delle imprese;
- secondo Banca d’Italia nel 4° trimestre 2011 sono state passate a sofferenza circa 16.000 imprese, a fronte dei circa 6.000.000 di soggetti che fanno impresa (imprese e famiglie produttrici). Moltiplicando il tasso trimestrale per 4 arriviamo a 64.000 imprese, se anche esagerando lo volessimo raddoppiare arriveremmo a 125.000 imprese che sono pari a circa il 2% del totale.
- in base alla classificazione di rating delle banche il tasso d’ingresso probabile in sofferenza (o addirittura in default) delle imprese è pari al massimo a qualche punto percentuale, comunque molto elevato rispetto al passato. Teniamo conto che al top della crisi siamo passati dal 2% al 5% di sofferenze in 3 anni.
- i fallimenti aperti nel 2011 sono stati poco più di 11.000. Nei primi 6 mesi del 2012, sempre in base ai dati Cribis D&B sono stati 6.321.
Certamente il rating di molte imprese sta peggiorando e il 30% di imprese che subiscono un peggioramento può essere una proporzione corretta. Ma da qui a dire che il 30% delle imprese italiane passeranno a sofferenza o peggio rischiano di fallire ne passa molta di acqua. E la differenza è tutta nella superficialità di chi vuole creare allarmismo a fini pubblicitari.
Ma non è finita, leggendo il comunicato dell’associazione mi sono imbattuto in questa dotta spiegazione del sig.Luigi Scipione, che riporto con una copia del sito:

Ora andate a rileggervi il mio post dell’11 luglio (4 giorni prima dell’articolo di Unimpresa) “Leggere tra le righe del Governatore” e guardate l’ultimo paragrafo (e il commento cerchiato in rosso) per scoprire come ‘casualmente’ corrisponda alle dichiarazioni del sig.Scipione (anch’esse cerchiate in rosso) che non si è preoccupato neppure di cambiare le parole:

Cari signori di Unimpresa, non è così che potete rappresentare bene i vostri associati, non è il vostro fantomatico centro studi che può trovare idee e soluzioni per le imprese. Se volete continuare a fare gran cassa sfruttando la crisi, fate pure ma almeno evitate i botti e i furti delle frasi altrui.







Roma, 15 luglio 2012. Entro il 2012 rischia il fallimento una impresa su tre. A questa conclusione arriva uno studio di Unimpresa che ha analizzato i dati sulle sofferenze bancarie. L’analisi si è focalizzata in particolare sulla probabilità di ingresso in sofferenza entro l’arco di un anno, che viene stimata attraverso una metodologia statistica che utilizza indicatori desunti dal bilancio dell’impresa e dalle segnalazioni delle banche alla Centrale dei rischi, che approssimano la presenza di tensioni sulle linee di credito.