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26 giugno 2012

Germania-Italia è già mezza persa

In campo calcistico pur partendo sfavoriti nella sfida con lo squadrone della Germania tutti sanno che la palla è rotonda e che potrebbe anche scappare un risultato a sorpresa. Ma l’economia è una questione diversa e là il vantaggio della nazione tedesca è pressoché incolmabile.  Non solo sul piano dell’efficienza, del minore impatto della burocrazia e della minore pressione fiscale sulle imprese. Le imprese tedesche possono oggi contare anche sul vantaggio della finanza perché i costi applicati dalle banche riflettono la struttura dei tassi a cui le banche tedesche possono fare provvista che salvo casi particolari si appoggiano sui tassi a cui sono oggi emessi i titoli di Stato, i mitici Bund che oggi pagano solo l’1,5% di interessi sui 10 anni e quasi zero sulle scadenze brevi.

Molto diverso il costo di raccolta delle nostre banche che non può essere inferiore a quello dello Stato (come invece è stato per ENI nella sua ultima emissione obbligazionaria), soprattutto se si tiene conto che una parte del rischio nei bilanci delle banche è rappresentata proprio da BTP e che per procurarsi liquidità necessaria a finanziare parte degli impieghi le banche italiane devono farsi dare la garanzia dello Stato (oppure i Tremonti bond al posto del capitale come per MPS).

La differenza tra i tassi applicati a un’impresa tedesca che si indebita per sostenere il proprio circolante o finanziare gli investimenti e la sua concorrente italiana dovrebbe risultare come minimo del 4,5%.  Cosa significa in termini di gestione del business e di competitività?

Immaginate un confronto ipotetico tra due imprese concorrenti una tedesca e una italiana: stesso settore, stesso fatturato, stessa redditività lorda, ma… diverso impegno di capitale circolante (in Germania si incassa puntualmente), di indebitamento (60% per l’impresa tedesca, 85% per quella italiana) e di costo del debito. Ecco la tabella di raffronto che ne uscirebbe:

Per effetto di una minore necessità di circolante, di un minore ricorso al debito bancario, ma soprattutto di tassi d’interesse molto diversi l’impresa gemella tedesca avrebbe una redditività pre-tasse di ca.350.000 euro superiore, pari alla differenza degli oneri finanziari, €102 mila per la PMI tedesca e ben €444 mila per quella italiana. E siamo stati leggeri applicando alla PMI italiana solo 1% di differenziale nello spread, pari alla metà della commissione disponibilità fondi caricata in Italia dalle banche e usando come riferimento i tassi della scadenza 10-anni.

la PMI tedesca a parità di business, investimenti e dimensione ha un vantaggio pari al 2,3% sul fatturato che potrebbe spendersi in sconti e promozioni con i clienti rispetto a quella italiana. Parte dei 444.000 pagati al sistema bancario sono il costo del paese-cicala che non riesce a tagliare i costi pubblici, parte sono un piccolo incoraggiamento per tenere a galla banche che hanno redditività esigua rispetto ai loro concorrenti. ma è l’intera squadra italiana che perde di fronte ai panzer tedeschi.

Speriamo che almeno nel calcio non vada così…

 

 

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  1. Condivido la sua analisi, ma ovviamente bisogna chiedersi perché si e’ arrivati a questa situazione. E qui non si puo’ non tirare in ballo il discorso sul nostro debito pubblico ed il circolo vizioso dal quale non riusciamo ad uscire. Oggi sentiamo parlare di eurobond, di banca di ultima istanza come se fossero la soluzione al problema e senza dubbio sono obiettivi da perseguire in un’ottica di lungo periodo allorquando si sarà raggiunta anche un’unione politica europea. Ma oggi? Sarebbe come chiedere al vicino di garantire e se del caso pagare il nostro debito, magari fatto allegramente. No oggi bisogna adottare politiche diverse: e’ necessario dimostrare con i fatti che il nostro e’ un paese solvibile, attraverso sia una seria politica di riduzione della spesa che di riduzione del debito entro limiti normali. A parole sembra sfondare una porta aperta, ma quando si vanno a toccare i centri di spesa, piccoli o grandi che siano, nessuno e’ disponibile a fare un passo indietro, ogni costo sembra essere necessario ed irrinunciabile. Adesso sarebbe facile cadere nella demagogia, ma mi chiedo e’ così difficile tagliare di un 10% la spesa pubblica? Innesteremmo immediatamente un circolo stavolta virtuoso con innegabili vantaggi per il pese e noi tutti.

  2. A questo punto, tanti cittadini come Lei e me non hanno più dubbi sui perché, sugli errori fatti e sulla necessità di rimediarli mettendo mano (o meglio forbici) a una spesa pubblica cresciuta inopinatamente con i governi di qualsiasi colore si siano succeduti al potere, alimentata da un mercato di scambio tra voto politico, posti di lavoro (più volte in eccesso rispetto alle necessità), contratti a prezzi artificiali e quant’altro.
    Non fa bene a nessuno vedere quali difficoltà sta incontrando il nuovo governo nell’imporre ai vecchi nuclei politici quegli ovvi sacrifici che milioni di famiglie stanno già facendo nel quotidiano. Questo 10% di taglio è diventata una trincea su cui si combatte una battaglia silenziosa ma durissima in cui al momento Lei ed io siamo solo spettatori, anche se un po’ meno silenziosi rispetto al passato anche grazie ai social network e a questi piccoli blog.

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