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15 giugno 2012

La crescita non ci aspetta

Oggi finalmente sembra essere arrivato il grande giorno in cui il consiglio dei ministri varerà il tanto atteso decreto legge, che prevede una serie di provvedimenti finalizzati a facilitare e accompagnare il sistema-Italia in un’inversione di marcia, dall’attuale recessione a una crescita economica che oramai potrà dare qualche segno solo nel 2013.

Nei prossimi giorni ci eserciteremo nel valutare in modo approfondito l’efficacia delle misure proposte e l’attenzione si concentrerà sui tagli dei costi dell’apparto pubblico e dei trasferimenti alle imprese (pubbliche) e all’annunciato programma di privatizzazioni e cessioni del patrimonio pubblico. Oggi è solo opportuno ricordarsi che abbiamo dovuto attendere 6 mesi per avere qualcosa di concreto. Se sia dovuto alla mancanza di determinazione del governo o all’eccesso di resistenza dei partiti che a denti stretti lo appoggiano in parlamento o alle resistenze della ragioneria di Stato che fa i conti con le casse vuote, scommetto che non lo sapremo mai veramente.  Ciò che conta è che abbiamo tempi di reazione eccessivamente lunghi per un mondo che non è fermo ad aspettarci. Per ricordarci che non si tratta di lamentele ingiustificate mi basta pubblicare l’immagine dell’articolo del Corriere della Sera dell’8 gennaio 2012 in cui il ministro Passera prospettava provvedimenti che in parte arriveranno domani e in parte non sono mai arrivati.

Non è con questo passo che possiamo recuperare il terreno perduto. Occorre trovare subito più risorse finanziarie (tagli e cessioni), più determinazione nell’aggirare i veti politici e delle lobby per riportare la nostra economia su un sentiero di crescita.

Per inciso ieri il governo britannico ha varato un programma di iniezione di liquidità nel sistema per 100 miliardi di sterline, perché le banche possano rifornire adeguatamente famiglie e imprese strette nella morsa creditizia. Noi non possiamo stampare moneta, ma possiamo fare in modo di immettere la liquidità dei pagamenti arretrati della PA per un importo molto simile. E anche su questo stiamo ancora tentennando.

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