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14 giugno 2012

Perché piccolo non è più bello

Se usciremo da questo lungo periodo di recessione e crisi finanziaria sarà anche attraverso profonde trasformazioni nel modo di fare impresa e di finanziare l’impresa. Si stanno accumulando segnali sempre più forti che questa sia una strada inevitabile. Per il comparto della PMI questo significa assistere a risultati economici sempre più divergenti che premiano da un lato chi ha risorse (dimensione, capitale, talenti, fiducia nel cambiamento) e penalizzano chi sta attaccato al mercato domestico e a prodotti/servizi poco evoluti.  La scala dimensionale ha la sua importanza, non sempre ma molto spesso.  Come d’abitudine spiego le mie affermazioni avvalendomi di grafici e figure tratte da ricerche o pubblicazioni economiche. In questo caso vengono in aiuto le ottime pubblicazioni della Banca d’Italia, nella serie Economie Regionali. Tratto dal n.5/2012 ‘L’economia della Lombardia’ il primo grafico illustra la differente performance delle imprese lombarde per scala dimensionale (grafico di destra)

fonte: Banca d'Italia

Seppure con trend similari, ripresa nel 2009 e 2010, nuovo calo nel 2011 e 12, le piccole imprese hanno perso 16 punti indice dal 2005 rispetto alle medio-grandi (oltre 200 addetti).

Anche la finanza e il credito penalizzano le piccole imprese, non soltanto nelle condizioni e nella quantità disponibile, ma nella costante tendenza alla contrazione come si vede dal secondo grafico sempre relativo alla Lombardia:

Osservando il grafico si nota come la propensione a finanziare le imprese piccole -rimasta sostanzialmente piatta in zona 0-2% a partire dalla seconda metà del 2011 è nettamente calata e oggi continua a calare perché le banche vedono nella piccola impresa (quasi sempre troppo indebitata) un rischio più elevato oggi e in prospettiva futura.

Questi elementi sono sufficienti per fare superare ai piccoli imprenditori le ataviche resistenze all’aggregazione e all’aumento delle dimensioni? Vedremo. Finora non è stato così e le resistenze sono ancora altissime. Eppure quando la casa brucia forse si può trovare il coraggio di fare le scelte che sono state rimandate.

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  1. da leggere sull’argomento anche questa presa di posizione di Gustavo Piga sul suo blog:
    http://www.gustavopiga.it/2012/dire-grazie-grazie-grazie-e-scusa-alle-piccole-imprese-venete/
    Contiene osservazioni importanti anche se in prospettiva si allinea all’idea che sostengo sulla necessità di fare crescere le piccole imprese, anche con l’aiuto delle banche.

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