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6 giugno 2012

Impresa in trincea (le cose che non tutti hanno capito)

Negli ultimi giorni si sta facendo strada l’impressione che i sei mesi già trascorsi sotto la cura del governo tecnico siano stati in buona parte inutili. Gran parte dei problemi e degli obiettivi strutturali sono stati solo scalfiti. Forse non è esattamente così perché la riforma delle pensioni, rimandata a lungo, ora è cosa fatta e perché una traiettoria di rientro del debito pubblico è stata sancita. Ma la perplessità sale perché la medicina adottata dal governo Monti, basata per ora per il 75% su maggiore pressione fiscale, sembra avere già fiaccato il sistema economico che non reagisce alla cura (come potrebbe?) con un effetto negativo immediato sulla domanda di consumi, di nuovi investimenti e quindi una riduzione delle entrate fiscali, salite in percentuale a livelli record, ma calate in valore assoluto. Tutto questo in attesa di un pacchetto per lo Sviluppo che tarda a uscire e le cui anticipazioni portano altra delusione. Così in molti tra coloro che mantengono la testa sulle spalle stanno perdendo la pazienza, dagli opinionisti tecnici (ancora Alesina e Giavazzi oggi sul Corriere e i soliti criticoni d’oltre manica del Financial Times), alla Confindustria del neo-eletto Squinzi e sicuramente anche il sindacato che si deve confrontare con un altro balzo (+22,5%) della cassa integrazione in maggio. Non menziono neppure i partiti politici che dovrebbero sostenere il governo di salute pubblica, perché attualmente o si stanno leccando le ferite delle elezioni amministrative, o dibattendo in spasmi sul necessario rinnovamento, ma soprattutto stanno bloccando i tecnici di Monti in quello sforzo oramai invocato dai cittadini di drastica riduzione della spesa pubblica, la sola misura a breve che potrebbe evitare un ulteriore avvitamento economico con il passaggio dell’IVA dal 21% al 23%.

In questo scenario non è per nulla secondaria la questione della salute finanziaria delle imprese e della stretta del credito alle imprese, perché il maggiore focolaio dell’attuale crisi è assolutamente legato alla crisi delle banche, all’allarme sul livello della loro liquidità, ai salvataggi di grandi banche in Spagna e in Belgio (Dexia) e a qualche grattacapo (anche giudiziario) italiano. Probabilmente ripeterò concetti già elargiti nei tanti post, ma è sempre opportuno rinfrescare la memoria e fare un punto basato sulle ultime evoluzioni del quadro.  Impresa in trincea non è un titolo ad effetto, ma una rappresentazione concreta della situazione della finanza per le nostre imprese, soprattutto le piccole tenuto conto che le alterazioni prodotte dalla crisi nel sistema bancario sono marcate, di lunga durata e si ripercuotono velocemente sul sistema imprese, in quanto dipendente dal credito bancario.  Se è vero che alcune problematiche sono state segnalate da Imprese+Finanza con largo anticipo, è altrettanto vero che in questi giorni sono emersi segnali nettissimi sulla intensità e durata dei problemi che devono indurre riflessioni profonde nelle impresse tra gli imprenditori.  Nello specifico 3 punti di attenzione:

1. Le scorte di credito si abbasseranno

Non fatevi sviare da messaggi diversi e statistiche volutamente confuse: ci sono forti e irreversibili motivi che costringono le banche di tutto il sud Europa a ridurre i finanziamenti erogati alla clientela, unica alternativa all’immissione di nuovo capitale divenuta impossibile a questi livelli dei corsi di Borsa. Sta già accadendo e accadrà anche in Italia, le banche italiane -lo ha detto Visco, lo dice Profumo- hanno troppi impieghi rispetto alla raccolta e la differenza non è più finanziabile sui mercati esteri. Quindi si deve ridurre il volume degli impieghi per i prossimi anni (non mesi). Nel mercato imprese oramai polarizzato tra imprese ancora in salute e imprese in salute precaria o malate, questo significa che a volume invariato (crescita zero) il credito si sposta verso le imprese buone e viene tolto alle imprese ‘che non ce la fanno‘ (definizione del ministro Passera) perché già troppo indebitate. Per queste imprese è fondamentale varare subito piani di emergenza che sappiano valutare l’impatto di una riduzione dei fidi revocabili (a breve) e della non-sostituzione dei mutui a lungo che sono in fase di rimborso. La moratoria appena approvata è solo un time-out breve per mettersi in forma.

2. Il costo del credito resterà molto elevato

Ci sono validi e permanenti motivi che inducono le banche a tenere prezzi/costi molto elevati sui finanziamenti alle imprese. L’aumento del costo di approvvigionamento dei fondi (raccolta) visto che lo spread-Italia non accenna a scendere sotto i 200-250 bp ma viaggia ancora oltre i 400. Il secondo motivo è l’aumento del rischio-imprese, certificato dai bilanci 2011 che sono in corso di deposito alle Camere di Commercio e alle segreterie fidi delle banche i quali mostrano cicatrici vaste dopo 4 anni di crisi (40% di imprese in perdita). Il terzo è che le banche sono per la prima volta a pancia vuota e affamate, affamate di profitti, quasi nel panico di non ottenerli con la stessa facilità (volumi fermi…). I tre motivi insieme renderanno molto rigidi i listini prezzi, molto difficili sconti e trattative. Per le imprese significa oggi affrontare tassi quasi sempre tra il 6% e il 10% sul breve termine (a cui va aggiunto il 2% per la Commissione Disponibilità Fondi) e oltre il 5-6% per il medio-termine. L’impatto degli oneri finanziari sul conto economico si avvicina rapidamente al 10% sull’utilizzo medio che significa €150.000 per un debito intorno al milione e mezzo. Non pochi soldi. Concretamente significa che o si producono margini lordi del 20-25% o ammortamenti e oneri finanziari si mangiano tutto. Una larga fetta del sistema imprese sta lavorando nel 2012 solo per pagare i costi delle banche. Fatevi i conti rapidamente a metà anno.

3. La flessibilità delle banche è ridottissima

Poiché le banche stesse sono attratte nel vortice del rischio e devono mettersi in salvo (con la liquidità promessa oggi da Draghi) potete immaginare quanta poca elasticità e comprensione possano avere oggi per i problemi della clientela. L’approccio morbido al cliente è saltato, sia perché nei mucchi di crediti deteriorati ci sono troppi comportamenti scorretti di imprenditori ‘furbi’, sia perché dall’alto sono state rapidamente cancellate quasi tutte le aree di discrezionalità affidate alle filiali per concedere sconti sui prezzi e sulle garanzie necessarie a concedere credito. Gli imprenditori che si stanno recando in banca in questi ultimi mesi e ne stanno accorgendo e rimangono stupiti e delusi. Alcuni escono e dicono ‘ma la banca non si è mai comportata così…’. Il credito facile (penso ai costruttori) è finito per sempre, ora si passa per un periodo di credito difficile e razionato, che potrà essere ‘becero’ (rating sì, rating no) o intelligente. Se sarà intelligente, come tutti si augurano, avrà lenti per giudicare rischi, per non comprare al buio ipotesi di piani di crescita fantasiosi, per valutare il reale valore di mercato dei capannoni ma soprattutto per chiedere che il capitale dell’imprenditore cresca e cresca molto rispetto ai livelli attuali.  Se gli imprenditori sapranno giocare al gioco del credito con queste regole troveranno bancari disponibili, diversamente porte sbarrate come già stanno sperimentando le imprese a cui viene negato il credito.  La consegna di un business plan (serio) non sarà più un gesto elegante, ma una delle condizioni per avere credito a medio termine.  Anche se i ‘raccomandati’ del credito esisteranno ancora, la vigilanza della Banca d’Italia, la paura dei vertici di essere scoperti e sanzionati renderà molto piccolo il perimetro degli imprenditori che non devono sottostare a queste regole. Le piccole imprese si preparino, senza accesso privilegiato ai vertici saranno a mani nude con direttori di filiale preoccupati di non vedere arrivare nuovi incagli e dovranno attrezzarsi a dare risposte precise e trasparenti se vogliono conservare il credito concesso. I commercialisti si mettano in testa che chiudere i bilanci in perdita o con utili miserevoli per non pagare imposte può avere effetti nefasti sul credito disponibile.

Non è una guerra tra banche e imprese, ma la tensione degli interessi contrapposti è salita moltissimo, il tiro alla fune è realtà e le imprese, soprattutto piccole, devono attrezzarsi dentro casa propria per affrontare anche questo compito. Non è l’unico, non è necessariamente il più difficile, rispetto allo stare sui mercati, ma è molto impegnativo.

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  1. una cosa e’ certa sono 6 mesi che le amministrazioni pubbliche , nel caos generale hanno bloccato tutti i pagamenti……a dicembre passera parlava di sbloccare gradualmente 100mliardi ,compensare crediti e debiti con la pubblica amministrazione, nulla si e’ verificato,
    L unica certezza che come ” zompi” gli imprenditori devono affrontare mille difficolta’…..e sta venendo meno la fiducia verso il paese Italia…

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