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31 maggio 2012

La new age di banche e credito

 

Le considerazioni finali lette questa mattina dal governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, davanti alla consueta platea di attempati vertici delle banche, non hanno espresso alcuna grande novità rispetto allo scenario noto, ma per la rilevanza e ufficialità della fonte possono costituire uno spartiacque tra una vecchia gestione del sistema bancario e una nuova epoca. Come tali una piccola sintesi può essere utile.

Tralasciando tutta la parte relativa alla storia recente della crisi finanziaria dei mesi finali del 2011 e all’esortazione rivolta alla comunità europea e ai governi per cambiare passo e mettere in atto meccanismi di migliore coesione, mi soffermo sulle parti relative al credito alle imprese e all’evoluzione del sistema bancario. Questi i punti essenziali:

1) il credito è scarso non crescerà più. Il governatore ha chiarito una volta per tutte che le banche italiane sottoposte a una forte pressione per mantenere livelli di capitale adeguato e a una riduzione della raccolta sui mercati interbancari e finanziari esteri (100 miliardi persi a fine 2011, scarso accesso nel 2012), non potranno più crescere sui volumi di impieghi. Questo significa che il credito disponibile a famiglie e imprese è quanto già nei bilanci delle banche e nulla più. Semmai c’è il rischio che eventuali cali del risparmio delle famiglie e dei depositi possano indurre altri cali negli impieghi.

“Le difficoltà di raccolta e l’aumento dei premi per il rischio sui mercati all’ingrosso – interbancario europeo e finanziario internazionale – impongono alle banche di procedere, con la necessaria gradualità, a un riequilibrio del rapporto tra impieghi e fonti stabili di raccolta.” “lo squilibrio attuale tra impieghi e raccolta stabile rende difficile in prospettiva il ritorno a un modello di crescita della redditività bancaria basato soprattutto sull’espansione dei volumi intermediati.”

2) il credito sarà allocato dove il rischio è basso. Confermando la progressione inarrestabile delle nuove sofferenze, tornate a un ritmo d’ingresso del 2009 vicino al 2% degli impieghi, Visco ha dato la sua benedizione a una politica commerciale e di assunzione di rischio molto prudente che favorirà solo aziende con altro patrimonio e meno debiti bancari, imprese innovative, imprese che hanno sbocchi all’estero. Tutto questo è già in atto, ma ora sappiamo che è benedetto dalla vigilanza. Secondo Visco la valutazione dei crediti dubbi è attualmente ragionevole (ma lo ha detto riferendosi solo alle 10 banche più grandi), ma non c’è più spazio per fare credito allegramente in un’economia globalmente in crisi.

3) le imprese hanno troppo debito e dipendono troppo dalle banche.  Anche questo si sapeva già e non è chiaro cosa la banca centrale possa fare per ridurre la dipendenza delle imprese dal finanziamento bancario (riforme su strumentazione vecchia come le cambiali finanziarie?), ma certamente l’invito al sistema imprese a rimuovere una strutturale fragilità finanziaria, all’interno della quale la prevalenza di linee a breve revocabili aumenta il rischio di crisi di liquidità, è forte e chiaro e dovrà trovare una risposta ferma e costruttiva anche dalle parti di Squinzi e di Confindustria.

4) le banche devono cambiare e hanno da fare molto lavoro per guadagnarsi da vivere. Finito il periodo delle fusioni e aggregazioni le banche hanno strutture centrali ridondanti (durissimo l’attacco al numero di cariche bancarie e al loro basso livello di competenza), strutture periferiche (rete filiali) esagerate, competenze interne da riformare a fronte di una maggiore difficoltà nel generare ricavi in un regime di vera trasparenza.

“Se gli intermediari per primi non adottano un approccio più convinto al contenimento dei costi, all’attenta gestione dei rischi, inclusi quelli fiscali, alla tutela della loro clientela, se la qualità dei rapporti con gli utenti è considerata come un costo e non come una leva competitiva, i risultati, alla lunga, non possono che essere deludenti”.

“Anche tra gli altri intermediari si osservano spesso composizioni pletoriche, che deresponsabilizzano i singoli consiglieri e si riflettono negativamente sulla funzionalità degli organi collegiali. Questi assetti sono di per sé costosi e non giustificati dalle competenze professionali necessarie all’efficace gestione del gruppo o della banca”.

Invito pressante anche a coniugare tecnologia e relazione con il cliente per migliorare la qualità dei rapporti (implicitamente la Banca d’Italia riconosce il netto peggioramento) e, in materia di credito, udite udite, la necessità di avvicinare il richiedente (l’impresa) al deliberante (l’ufficio crediti). La qualità del rapporto con la clientela non deve essere vista come un costo ma come un’opportunità di competere meglio.Testualmente ha detto ‘l’offerta del sistema bancario è squilibrata e va ripensata’. Interessante anche il riferimento al poco spazio dato alle risorse femminili, che invece mostrano livelli di produttività superiore (confermo questa osservazione al 100%).

“la revisione della normativa sul capitale, l’azione di supervisione e le pratiche di mercato spingono le banche verso un più attento controllo dei rischi; impongono profitti più bassi ma più stabili di quelli del decennio precedente la crisi.”

5) Fondazioni bancarie e azionisti devono rinunciare a dividendi ricchi. Le banche faranno meno profitti e dovranno destinarli al rafforzamento del loro capitale. Il richiamo a morigeratezza nei compensi dei vertici si applica anche alla distribuzione di dividendi tanto cara alle fondazioni.

Come vedete nulla di nuovo o sconvolgente, ma il monito alle banche è sicuramente di peso. Da un lato le autorizza ufficialmente a negare il credito a ‘chi non ce la fa’ (e qui ritorniamo al problema di competenza nella decisione illustrato sia nel post “Credito e parole pesanti” che ai risultati della politica restrittiva del credito in Spagna) e dall’altro le invita a fare un grande salto di qualità nei rapporti con la clientela, confermando che il profitto devono guadagnarselo con nuovi modelli di servizio e che non è garantito (o condizione per chiamarsi banca come impropriamente ha sostenuto il presidente uscente dell’ABI).

Messaggio alle imprese, soprattutto quelle piccole, sempre lo stesso:

a) dosate bene il credito che avete, sarà difficile averne altro;

b) scegliete le banche più trasparenti, più vicine, più capaci

c) riducete il rischio di liquidità derivante dalle linee a breve a revoca

d) mettetevi in testa che con 100.000 euro di capitale sociale non si va molto lontano. Le banche sorrideranno solo a chi ha un buon patrimonio.

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Pubblicato in: banche

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