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20 maggio 2012

La legge del credito difficile

Gli scavi nei bilanci 2011 hanno testimoniato che la legge del credito difficile non è uguale per tutti. Se la crisi ha colpito trasversalmente famiglie e soprattutto piccole e medie imprese, l’impatto sulle banche è stato alquanto differente. Le ragioni alla base di queste differenze devono essere messe in relazione con il processo del credito per come è stato strutturato e come viene gestito attraverso la rete delle filiali e dalle direzioni crediti. E’ un fatto che la crescita del portafoglio a rischio delle banche e la sua entità in proporzione al libro degli impieghi alla clientela differenzia banca da banca come si può apprezzare in questo grafico:

Intesa, BPM e soprattutto CREDEM sono entrate nel 2012 con le più basse percentuali di incidenza del portafoglio deteriorato sul totale. Sempre Intesa, BPM ma soprattutto Banco Popolare hanno invece dimostrato di controllare meglio la crescita dei crediti dubbi nel 2011.

Il problema del controllo in ingresso di nuove sofferenze e impieghi ha toccato nel 2011 soprattutto la Popolare di Vicenza, Unicredit e MPS con valori di crescita oltre il 15%.

Per quanto riguarda la copertura del portafoglio crediti dubbi, il maxi-accantonamento scelto da Intesa nell’ultimo trimestre mette la banca nella posizione di leadership, seguita da MPS e BPER. Le percentuali di copertura di Pop.Vicenza, BPM, UBI e Banco Popolare sono invece alquanto basse e richiederanno ulteriore sforzo nel 2012 per fare nuovi accantonamenti che andranno a deprimere il risultato economico.

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