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15 maggio 2012

Ha ragione Moody’s o le banche?

Ieri notte l’agenzia di rating Moody’s ha emesso un comunicato con cui avvisa di avere tagliato il rating sul debito a medio-lungo termine di 26 banche italiane, praticamente tutte le principali.  Questa mattina reazione veemente dell’Associazione Bancaria Italiana che ha definito ‘irresponsabile’ l’iniziativa presa da Moody’s arrivando a bollarla come un attacco al Paese, alle famiglie e alle imprese italiane. A questa reazione si è poi accodata anche Confindustria.

Le motivazioni del nuovo taglio (peraltro atteso dagli addetti ai lavori) sono esplicitate in una nota e sono queste:

The ratings for Italian banks are now amongst the lowest within advanced European countries, reflecting these banks’ susceptibility to the adverse operating environments in Italy and Europe. Today’s rating actions reflect, to differing degrees for each affected bank, the following key drivers:

1.) Increasingly adverse operating conditions, with Italy’s economy back in recession and government austerity reducing near-term economic demand;

2.) Mounting asset-quality challenges and weakened net profits, as problem loans and loan-loss provisions are rising; and

3.) Restricted access to market funding which, if persistent, will exert added pressure on banks to reduce assets, posing risks to their franchises and earnings.

Per chi non conosce bene l’inglese il downgrade è dovuto alle avverse condizioni in cui operano le banche in Italia e in Europa e principalmente 1) l’effetto della recessione e dei piani di austerità varati dal governo che comprimono la domanda, 2) l’impatto sui risultati derivante dalle rettifiche sui crediti problematici e 3) l’accesso limitato ai mercati (obbligazionari) della raccolta che costringe le banche a ridurre impieghi e quindi profitti.

Sono così sbagliate le motivazioni di Moody’s?  Sulla prima c’è poco da dire il dato pubblicato oggi dall’ISTAT è di un calo del PIL dello 0,8% per il primo trimestre con previsione tra 1,5% e 2% per l’intero 2012. Nessuna previsione economica, neppure quelle di Banca d’Italia e del governo vedono miglioramenti nel 2012.

Sul secondo dato, la qualità del credito, ho pubblicato diversi articoli per mostrare quali siano i numeri di crescita dei portafogli deteriorati e delle rettifiche. Quindi obiezione dell’ABI respinta.

Veniamo al terzo punto e per fare la prova del nove prendiamo le prime quattro trimestrali uscite da Unicredit, Intesa, UBI e gruppo BPER e vediamo come sono andati i ricavi e i volumi di impieghi con 4 grafici:

Osservazione sui dati:

– per tutte le quattro banche gli impieghi alla clientela sono in calo o stabili (Intesa) rispetto a fine dicembre. Non potrebbe essere diversamente, le fonti di raccolta si sono prosciugate e ora non resta che bloccare e ridurre gli impieghi a famiglie (mutui) e imprese (finanziamenti). Che le banche italiane avessero difficoltà ad affacciarsi sui mercati dei bond per rifinanziarsi lo si sapeva e basta vedere le pochissime emissioni per avere conferma.

– i ricavi dall’attività tradizionale sono spesso in rosso rispetto al 1° trimestre 2011, nonostante una forte e dichiarata azione di rialzo degli spread. Solo Intesa e BPER sono riuscite a fare aumentare del 4% il margine d’interesse.

– tutta la crescita dei ricavi è dovuta ad operazioni straordinarie, consentite dalla Banca d’Italia, nelle quali le banche hanno riacquistato obbligazioni subordinate a prezzi di saldo sul mercato, ottenendo forti plusvalenze sul valore 100 di rimborso. Inoltre, questo è il caso di BPER, hanno lucrato sul rendimento dei BTP acquistati con i finanziamenti della BCE all’1% (anche questo era previsto per dare sollievo al conto economico). Così le crescite dei profitti da negoziazione sono strabilianti: Unicredit +64%, Intesa +155%, UBI +543%, BPER +252%.

Tutto sommato la bistrattata e criminale agenzia di rating ha solo detto l’amara verità sulla situazione del nostro Paese (niente crescita, solo recessione) registrando cose già avvenute anche nei bilanci delle banche. Il problema semmai è il negative outlook, ma su questo scagli la prima pietra chi vede allo stato attuale a breve un positive outlook nella nostra situazione economica.  In aggiunta Moody’s ha specificato tra le motivazioni del negative outlook:

Moody’s noted that the potential for further rating transition is heightened by the possibility of rapid increases in problem loans, as has been evident following supervisory inspections of certain Italian banks.

Eccola, la crescita del portafoglio deteriorato, indicata da tanto tempo qui, e segnalata da interventi ispettivi della Vigilanza di Banca d’Italia è il tallone d’Achille delle banche italiane. Ci rifletta sopra ABI che non mi sembra abbia mai fatto molto per prevenirla.

 

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Pubblicato in: banche
  1. Interessante l’articolo, ma senza tenere bordone al sistema bancario del quale non ho nessuna stima, mi chiedo ma come mai Moody’s et altri si accorgono solo in questi ultimi 3 anni dello sfascio bancario? Prima non erano certo delle perle di bontà e adesso…giù tutte. Ben gli sta, dico io agli squali del sistema, ma per colpire cosa e perché, ripeto adesso?

    Grazie

    • Personalmente credo che le agenzie di rating abbiano fatto errori notevoli nell’esercizio delle loro funzioni e alcuni casi sono noti. Fatico a pensare che agiscano in base ad un disegno ‘criminoso’ tale da attirare le attenzioni della magistratura, perché alla fine sono animali economici che facendo male il loro mestiere alla lunga perderebbero reputazione e clienti (e ci sono andate vicino). Spesso le loro analisi registrano fatti che bravi analisti hanno da tempo visto e scontato.
      Quanto al fatto che vedano solo ora lo sfascio delle banche mi permetto di dire che a) i conti delle banche sono molto meno trasparenti e più manipolabili di quelli di una società industriale e non solo per quanto riguarda rischi e derivati la cui complessità sfugge alle stesse persone che li usano e b) nel caso di parecchie banche europee e italiane è lo stesso management che ha dimostrato di non sapere prevedere l’evoluzione del settore e la quantità di rischio nascosta nei bilanci. Quindi trovo ridicolo che chi ha commesso errori così gravi (si prenda il caso MPS-Antonveneta) possa giudicare serenamente un’agenzia di rating e determinare che il giudizio è ingiusto, come si continua a cercare di sostenere. Quando mi capita di leggere un rapporto di Moody’s o S&P (mi è capitato anche ieri per una banca estera) trovo il contenuto piuttosto ragionevole.
      Chiudo dicendo che non sono indispensabili, proprio ieri Campari ha emesso un titolo obbligazionario senza rating e lo ha venduto benissimo. Se l’agenzia di rating sbaglia gli investitori hanno tutto l’interesse e la capacità a non tenere conto quel giudizio.
      Il giudizio sulle banche spagnole e italiane in questo momento è basato su elementi che sono sotto gli occhi di tutti e se ha letto il mio post che parla dell’analisi di McKinsey sulle banche europee si rende conto che le cose potrebbero anche essere peggiori di ciò che sembra.

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