
Non basta la pressione fiscale che salendo a livelli mai visti sta erodendo la già scarsa competitività delle imprese. Nel prezzo di fare impresa in Italia si deve tenere conto anche di uno Stato che per la sua burocrazia, ma soprattutto per le sue scarse finanze si permette di non pagare puntualmente. Non paga puntualmente gli acquisti di beni e servizi a livello centrale e di amministrazioni locali. Ritardi medi di 280 giorni dice oggi il Sole, con punte di 500-600 giorni. E ora non sta neppure più pagando i rimborsi legittimi sulle imposte indirette (IVA) che spettano alle imprese che sono a credito e hanno presentato richieste di rimborso.
Senza dilungarsi troppo su questa vergogna nazionale e sull’effetto distorsivo causato ad un tessuto economico in condizioni poco brillanti, come sempre faccio un tentativo di stimare l’aggravio finanziario dei cattivi comportamenti dello Stato sul sistema imprese. Proprio oggi sono apparsi numerosi articoli sui quotidiani (si veda il Sole24Ore e @AlfieriMarco su La Stampa) che buttano alcune stime sui volumi giganteschi del debito verso le imprese.
Ora prendiamo per buone le stime di Banca d’Italia sul debito della PA (62 miliardi) e del ritardo medio (280 giorni). Stimiamo in 2 anni l’arretrato sui rimborsi IVA e un volume annuo di richieste inevase di 6 mld (calcolati con riferimento agli 8,6 mld richiesti nel 2010 di cui 3,0 mld evasi) per un totale di altri 12 miliardi.
Adesso consideriamo che i crediti commerciali e i mancati rimborsi per un totale di 74 miliardi sono capitale da finanziare per le imprese e che i costi di questo finanziamento oggi viaggiano mediamente attorno al 6% dovendosi di fatto procurare fondi dalle banche ricorrendo alle aperture di credito in conto corrente. Teniamo conto che da quando il credito IVA viene riconosciuto e certificato decorrono interessi del 2% (ma dovremmo forse tenere conto anche dei costi delle fideiussioni che devono essere presentate). Il grafico mostra la stima finale, come sempre grossolana, come sempre vicina alla realtà.

Lo Stato pigro e squattrinato scarica sulle imprese un costo complessivo nell’ordine di 4 miliardi di oneri finanziari, che si aggiungono impropriamente a quelli già pesanti per effetto dell’eccessivo debito. Non occorrono geni per capire che tutta una fascia di imprese fragili finanziariamente quel credito non lo trova a disposizione e quindi si avvicina rapidamente all’insolvenza. Ed è esattamente quello che sta succedendo nel paese alle PMI con difficoltà finanziarie.
Un’altra annotazione al peperoncino. Siamo tutti d’accordo che la salvezza dell’Italia sono le imprese che esportano. Peccato che nessuno si ricordi di dire che sono proprio gli esportatori abituali ad accumulare i grandi crediti per l’IVA pagata in eccesso. Una società che ho visto recentemente vantava un credito di 8 milioni su un fatturato annuo di 80 milioni di cui 80% esportato. Quindi lo Stato penalizza proprio la parte migliore del sistema imprese ritardando i rimborsi IVA. Una pessima contraddizione.
Quanto alle banche, che oggi sembrano fare resistenza sulla proposta-Passera di smobilizzo pro-solvendo dei crediti commerciali vantati verso la PA, vorrei che si capisse che A) questi crediti li stanno già finanziando per cassa perché se le imprese non ricevono pagamenti fanno salire l’utilizzo dei fidi e magari sconfinano pagando laute commissioni e B) stanno incamerando oneri finanziari di 3-4 miliardi/anno a tassi-spread elevati. Se anche accettassero di anticipare questi crediti in massa, ritengo che l’effetto netto sarebbe molto basso perché con i ricavi degli smobilizzi si andrebbero semplicemente a ridurre esposizioni in conto corrente e il rischio complessivo migliorerebbe. Si tratta comunque di finanziamenti garantiti dallo Stato, a meno che il problema sia proprio diventato quello di non volere più il rischio Stato.
Certo è che se questo Stato pagasse ciò che deve al momento in cui deve ci sarebbe molta più liquidità in circolazione, molti meno oneri finanziari a gravare sulle imprese, meno fallimenti e sofferenze. Ma questo è piangere sul latte versato.







6 maggio 2012 at 12:41
Lo stato deve dare per primo il buon esempi: spesso si sente parlare di evasione da parte di imprenditori, perche’ non hanno versato IVA,INPS, ires e altri tributi…..l imprenditore non paga spesso perche’ non ha i soldi……se la legge e’ uguale per tutti il primo evasore e lo stato….
Si sta parlando di compensazione debiti crediti con la PA…..pagando i debiti Dell amministrazione centrale aiuta a migliorare il bilancio dello stato….ancora non ho sentito una proposta seria per gli altri debiti che hanno i comuni o enti locali,la risposta e’ semplice: questi debiti non vanno a consolidarsi con quelli Dell amministrazione centrale, quindi pagare questi debiti per lo stato rappresenta uno sforzo doppio: pagare e non avere benefici in termini di bilancio…