
Terza puntata dei bilanci bancari ai raggi x. Tocca al Banco Popolare, una delle banche più complesse e complicate, sia per la difficile digestione dei guasti prodotti da Banca Italease (che ancora costringe di fatto a fare due bilanci quasi distinti), sia per la profonda riorganizzazione del modello federale imposta da Pierfrancesco Saviotti che, dovendo comprimere i costi, ha deciso di fare scomparire banche storiche come la Popolare di Novara e la Popolare di Lodi. Resta autonomo solo il Credito Bergamasco, chi dice per essere pronto a una veloce dismissione in caso di bisogno, e chi per la complicazione del suo assetto proprietario.
Detto questo come se l’è cavata il Banco nel mare mosso della crisi nell’esercizio 2011? Direi abbastanza bene e non a caso, perché Saviotti è uno dei pochi CEO banchieri che il credito lo conosce in profondità e non ha bisogno di consiglieri e consulenti per stringere le maglie. Attorno a sé ha un gruppo di fedelissimi ex-Comit che conoscono la macchina operativa e del credito.
La crescita dei crediti deteriorati delle banche del gruppo (perimetro standalone che esclude Banca Italease) negli ultimi due anni è stata contenuta al 15%, rispetto al 34-35% delle due banche già esaminate (MPS e UBI). Lo stock di crediti deteriorati è salito da €8,5 a €9,7 miliardi.

La composizione del portafoglio crediti dubbi fornisce qualche indizio di un’operazione di pulizia: sono cresciute le posizioni classificate a sofferenza del 49% in due anni, ma con un corrispondente calo degli incagli del 9%. Gli incagli sono infatti la categoria più pericolosa, perché registrano posizioni che nella realtà sono risultate irreversibili e peggiori di quanto atteso a fronte di un accantonamento tutto sommato esiguo (tra il 15% e il 20%).Segnali di intervento attivo anche dalla forte crescita delle posizioni ristrutturate (+81%) e dal notevole calo di quelle scadute ridotte di oltre il 50%. Sono tutti indicatori di attenzione della rete al costo del credito.
Sul fronte delle rettifiche il Banco ha dovuto fare i conti con una redditività modesta e quindi con il vincolo di non penalizzare troppo conto economico e capitale. Così le rettifiche su crediti dubbi si sono mantenute stazionarie tra i 2,4 e i 2,6 miliardi che significano una copertura dei crediti dubbi leggermente in calo (ora al 27,3%) simile a quella di UBI e decisamente inferiore a quella di MPS.

Dal 2009 al 2011 la percentuale di crediti deteriorati sul totale dei crediti alla clientela è salita poco, passando dal 9,5% al 10,7%, un valore elevato ma sempre più vicino alla media del sistema.
Per ottenere questi risultati il Banco ha dovuto praticamente fermare la macchina dell’erogazione del credito: i crediti verso famiglie e imprese sono aumentati solo del 2,1% in due anni. Al netto di inflazione e della componente interessi si tratta di una crescita negativa.

Nel periodo 2010-2011 il Banco ha dovuto imporre una netta frenata alla macchina del credito. In contropartita ha ottenuto crescite delle partite dubbie pari a metà di quelle registrate da MPS e UBI. L’impatto della crisi sulla clientela si è avvertito comunque, ma la maggiore attenzione al rischio ha aiutato il Banco a non trovarsi in una situazione critica, considerato il peso che comunque rimane del post-Italease. Ora la prova del nove è nel 2012 che dovrà dimostrare la traiettoria di contenimento del credito problematico.






