Postato:

26 aprile 2012

La minaccia dei depositi in calo

Governo e Banca d’Italia non perdono occasione per sottolineare che le banche italiane sono solide e più lo dicono più vengono sospetti che abbiano qualche problema. Le banche italiane sono solide nella stragrande maggioranza dei casi sotto il profilo patrimoniale.  Fatta eccezione per una storica sottovalutazione dei rischi immobiliari, che è stata esaminata nel post ‘L’immobiliare (italiano) è morto. Viva l’immobiliare‘ e che anche sottoposto a uno stress-test grossolano non sembra rappresentare una minaccia grave, la posizione patrimoniale delle banche non deve creare allarmismo.

Tuttavia i problemi delle banche italiane non finiscono qui. Ne restano due importanti sul tavolo: la redditività e produttività (cost/income) da un lato e la liquidità dall’altro. La redditività è un problema perché è difficile per le banche fronteggiare un flusso elevato di rettifiche-accantonamenti sul portafoglio crediti deteriorati aumentando i ricavi, che stanno crescendo poco sia sul fronte del margine da interessi che su quello delle commissioni.

La liquidità è il motivo delle tante dichiarazioni a favore della solidità delle banche, volte a prevenire una paura diffusa tra la clientela che potrebbe solo aggravare un problema serio che ha condotto alcuni istituti in condizioni di estrema vulnerabilità a fine 2011. Problema affrontato in emergenza con due operazioni di rifinanziamento (LTRO) della BCE.  Le banche italiane finanziano il portafoglio impieghi con raccolta diretta (depositi da clientela) e emissioni obbligazionarie. I finanziamenti della BCE, oramai lo sanno anche i bambini, hanno provvidenzialmente sostituito i fondi che sarebbero usciti per rimborsare le obbligazioni in scadenza. Rimane però il problema che le solide banche italiane negli anni buoni hanno spinto tanto sugli impieghi raggiungendo rapporti tra impieghi e depositi parecchio superiori al rapporto 1:1 come mostrato da uno dei grafici contenuti in un articolo del Financial Times pubblicato il 24 dal quale si nota come il rapporto tra impieghi e depositi (anche corretto per le obbligazioni retail emesse e classificate come se fossero depositi) vede le banche italiane quotate in Borsa con un rapporto più elevato di tutti i paesi europei, degli USA e del Giappone:

A fronte della necessità di alimentare gli ingressi di depositi per sostenere i flussi di finanziamenti a famiglie e imprese, la crisi del risparmio ha intaccato proprio la raccolta di depositi che è diventata addirittura negativa dopo una lunga discesa iniziata nel 2009 come mostra il secondo grafico.

La struttura della raccolta delle banche si sta modificando per effetto delle campagne di raccolta di depositi vincolati con durata superiore all’anno, spinta dalle banche specializzate, come mostrato dal grafico successivo. I depositi in conto corrente e i pronti-termine stanno rapidamente calando a favore di depositi vincolati.

L’effetto sulla tesoreria delle banche è un peggioramento del gap tra impieghi e raccolta come mostrato dal prossimo grafico che include anche i pronti-termine:

Ecco perché le banche italiane sono corse ad approvvigionarsi alle aste della BCE per ottenere liquidità. Nel grafico successivo si vede come tra l’asta di fine dicembre e quella di fine gennaio tre banche italiane siano tra le prime quattro richiedenti di fondi:

Quali conclusioni si possono trarre dai dati raccolti e allineati del FT? Che le principali banche italiane hanno sicuramente la preoccupazione di riequilibrare il rapporto tra impieghi e depositi, tipicamente più contenuto per le piccole banche e che, in assenza di cambiamenti sul fronte della raccolta, sono costrette a ponderare con estrema attenzione la crescita degli impieghi.

Tutto ciò combacia perfettamente con i dati mostrati nei bilanci 2011 dove la crescita degli impieghi è stata bassa o addirittura negativa per le maggiori banche e molto più brillante per le banche medio-piccole.

Una notevole parte di quello che viene chiamato credit-crunch si origina proprio dalla necessità di gestire il funding gap sino a quando le tensioni sul mercato interbancario e su quello obbligazionario saranno scomparse. Purtroppo dubitando che le vecchie condizioni di abbondante liquidità possano ritornare a breve, posso solo dedurre che la cautela nel fare nuovi impieghi resterà alta per tutto il 2012, come dimostrato peraltro dalla notevole resistenza opposta dall’ABI nell’accettare un flusso rilevante di finanziamenti derivante dallo smobilizzo dei crediti arretrati della PA.

Per questo ed altri motivi la liquidità resta scarsa e per le imprese diventa una priorità, che si tratti di conservare e aumentare quella disponibile ovvero di evitare peggioramenti dovuti a richieste di rientro da parte delle banche. Sempre per questo motivo non vedo neppure facile un miglioramento dei tempi di pagamento dei debiti commerciali da parte delle grandi imprese che, avendo tesorieri molto accorti e preparati, fanno tutto quanto possibile per procurarsi liquidità e mantenere uno zoccolo di sicurezza.

more

Ti potrebbe interessare anche :


TAGS: , , , , ,
Pubblicato in: banche

Leave a Reply

Twitter Users
Enter your personal information in the form or sign in with your Twitter account by clicking the button below.