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3 aprile 2012

Fare banca non è più facile

Recentemente compaiono nelle dichiarazioni alla stampa e nei convegni che parlano di rapporti tra banca e imprese richiami alla capacità di dare credito alle imprese, ma solo a quelle ‘meritevoli’. Dal mio punto di vista si tratta di una considerazione ovvia: certo che si fa credito con il presupposto di essere rimborsati, ci mancherebbe! Però non credo che le PMI abbiano ancora capito esattamente cosa voglia dire e in molte continuano a pensare che il credito sia dovuto sempre e comunque per rilanciare l’economia. Tutto questo accade perché si rimane sempre in superficie, perché i bancari sembrano alquanto timidi nel dettagliare cosa significhi in pratica. In fondo non sarebbe nemmeno così difficile dirlo: piani finanziari chiari e prospettici, che mostrano generazione di cassa sufficiente (cashflow) a rimborsare i debiti finanziari in un arco di tempo sufficiente, rapporto tra capitale e debito adeguato o in miglioramento. Poche cose. Magari è più difficile per le banche sostenere di avere una capacità di lettura dei piani futuri delle imprese, diffusa sull’intera rete filiali e questo è un problema.

Sul fronte delle banche ci sono motivi sempre più impellenti per limitare l’erogazione di nuovo credito a criteri stringenti. Il credito sbagliato, il credito deteriorato è oggi il primo punto di debolezza del sistema bancario agli occhi degli azionisti e degli investitori di minoranza. Lo dicono tutti gli studi e le ricerche, l’ho detto nel corso del 2011 e lo ribadisco dopo avere letto i primi dati sintetici dei bilanci 2011.  Le rettifiche su crediti deteriorati sono diventate una cifra spaventosa: esaminando 14 banche i cui dati sono stati resi noti le rettifiche hanno bruciato €14,6 miliardi, ancora più del 2010 (€14,0 mld).  Il peso delle rettifiche incide nel 2011 per oltre il 38% del margine interesse generato sull’intero portafoglio crediti e titoli. Quindi l’incidenza degli accantonamenti brucia tra il 40% e il 50% degli spread applicati ai finanziamenti della clientela, un dato che contribuisce a spiegare il rialzo degli spread e la probabilità che restino elevati nel 2012 anche se lo spread BTP-Bund dovesse scendere ulteriormente. Le banche hanno bisogno di tenere alti i margini.

elaborazione Linker su dati ufficiali

Dentro il gruppone delle 14 banche ci sono situazioni molto diverse, sia in termini di incidenza percentuale sul margine interesse, che di variazione tra 2010 e 2011 e vi propongo i dati nella consueta forma grafica: si va dal 59% della BPM che ha fatto grandi pulizie su pressione del nuovo azionista e della Vigilanza di Banca d’Italia, al modesto 11% del CREDEM sempre al top della classifica e ancora inferiore al dato 2010. Le 5 grandi stanno tra il 43% di Intesa e il 29% di UBI.  Le due banche valtellinesi sono salite a tassi elevati, 36% per BP Sondrio e 33% per CREVAL. CARIGE ha fatto un salto molto sospetto tra 2010 e 2011 (+54%).  Nel 2011 solo Unicredit, UBI, BPER e Banco Desio sono riuscite a registrare miglioramenti significativi rispetto al 2010.

I dati puntuali sono illustrati nella tabella.

elaborazione LINKER su dati ufficiali

Brevi note di commento:

– imprenditori aspettatevi il massimo grado di sospetto in banca sui vostri progetti e numeri. 150 miliardi di sofferenze, 20 miliardi di rettifiche su crediti sono cifre da paura e in banca, giusto o sbagliato che sia, c’è ancora poca autocritica e molta voglia di attribuire il problema all’incapacità (e mancanza di trasparenza) degli imprenditori.

– il conto economico delle banche è indebolito dagli accantonamenti che non finiranno e anzi potrebbero avere altri sussulti se scattasse una trappola sull’immobiliare anche di entità non paragonabile a quella spagnola.  Quindi ‘fare fieno in cascina’ per il 2012 è la regola che le banche tutte comprese si sono date. Ora, chi ha argomenti e numeri buoni deve trattare i prezzi. Non si aspetti regali. E’ la legge della giungla.

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