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18 marzo 2012

Le pulizie del nuovo CEO

Nel bilancio 2011 spiccano certamente i 10 miliardi di svalutazione di attività intangibili (goodwill) derivanti dalle passate acquisizioni, che hanno causato la perdita di 8,2 miliardi. Ma non è solo quella la pulizia decisa dal nuovo CEO di Intesa SanPaolo, Enrico Tommaso Cucchiani.  Sfogliando la lunga presentazione dei risultati si trovano altre informazioni e l’occhio è caduto sui crediti deteriorati per vedere come se la stia cavando Intesa su questo fronte. Nel 4° trimestre c’è stato un’accantonamento un po’ speciale di ben 2,0 miliardi portati a rettifica dei crediti deteriorati, contro una media di 700-900 milioni a trimestre. Il tutto viene spiegato in questa tavola:

fonte: Intesa SanPaolo

Intesa dice che si tratta di componenti non-ricorrenti, pulizia di fine anno insomma: 300 milioni a fronte di crediti buoni (‘in bonis’), altri 300 per i crediti già ristrutturati e altri 100 per Mediocredito e Neos. Il totale farebbe 700 a cui aggiungere i normali 800 e siamo a 1,5 miliardi. Quindi ci sono altri 500 milioni di rettifiche per arginare i crediti problematici, che sono comunque ancora aumentati nel 2011 come mostra la prossima tavola.

fonte: Intesa SanPaolo

I crediti deteriorati di Intesa sono cresciuti ancora del 12% nel 2011, nonostante la crescita degli impieghi sia stata negativa (-0,5%).

Capito cosa vuol dire affrontare le crisi d’impresa in banca? e perché era opportuno mettere un po’ di riserva anche sui crediti apparentemente buoni. Con gli accantonamenti dell’ultimo trimestre la copertura dei 42 miliardi deteriorati è salita al 45,7%, ma attenzione nel mix è salita la quota delle sofferenze sul totale, in cui sono stati trasferiti molti incagli dopo una più attenta classificazione. Intesa dice che va bene così, basandosi sul prezzo di cessione di 1,6 miliardi di sofferenze a febbraio in cui ha ottenuto però il 18% del credito ceduto, evidentemente perché erano poco garantiti.  Questa la dinamica dei crediti deteriorati, che fa esprimere una lieve nota di ottimismo:

fonte: Intesa SanPaolo

E dopo avere visto i primi risultati di altre banche ritengo che la lettura dei bilanci 2011 sul fronte dei crediti sarà più o meno su questi punti:

A) la crescita dei crediti deteriorati ha superato di un multiplo tra 3 e 10 la crescita degli impieghi. Le grandi banche mostrano poca crescita o zero crescita come Intesa ma vedono doppia cifra sui crediti deteriorati (10-15%), le banche più piccole che hanno aumentato gli impieghi tra il 3% e il 5% sono in cifra 25-35% sui crediti deteriorati. E’ la legge della crisi e di chi non ha messo le dighe in alto per fermare il flusso.

B) le banche hanno frugato nei crediti deteriorati e capito che tante situazioni classificate a incaglio, con poche rettifiche, erano da portare a sofferenza. Questo spiega il differente andamento delle due voci. Ma se sono a sofferenza significa che si incassa poco.

C) servono più riserve e rettifiche sui crediti ‘in bonis’, come ha capito e fatto Intesa, perché non è vero che sono tutti così buoni. Il flusso di cattive sorprese continua anche nel 2012 e per quanto posso assicurarvi io stesso, quasi tutte le imprese con problemi di liquidità che visito, anche problemi seri, sono ancora classificate in bonis.

D) la riduzione degli scaduti (past-due) andrà messa alla prova del salto avvenuto dal 1° gennaio: da 180 giorni a 90 giorni.

Il peggio non è affatto passato. A sentire le parole dei piccoli imprenditori, stremati e arrabbiati dai pagamenti che non girano, terrorizzati dall’impatto delle nuove imposte sugli immobili e con i rubinetti del credito che fanno scendere gocce da flebo, la situazione delle potenziali insolvenze è ancora tutta da combattere.  Le banche anche nel 2011 hanno preso una lezione su cosa significa gestire il credito male. La crisi non spiega tutto di questa crescita di incagli e sofferenze, non può essere un alibi per non mettere mano seriamente ai processi del credito.

 

 

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