Postato:

12 marzo 2012

La moratoria non basta, ecco perché

Prendendo spunto da uno studio dei ricercatori della Banca d’Italia (1) cercherò di spiegare la mia scarsa propensione a vedere uno strumento decisivo nella cura delle crisi finanziarie delle PMI nella moratoria offerta da ABI alle imprese, arrivata alla 3a edizione .

A scanso di equivoci dico subito che la moratoria non è inutile, la sospensione di un anno di rate o l’allungamento della scadenza aiutano eccome. Penso che la moratoria in molti casi non sia sufficiente, che in altri sia dannosa (perché illude di essere la medicina giusta) e in altri ancora non è prevista o voluta dalle banche e invece servirebbe.  Ritengo in sintesi che:

a) il sacrificio per le banche nella concessione della moratoria sia in parte sprecato perché indirizzato verso imprese poco bisognose e quindi sottrae risorse a quelle che ne avrebbero maggiormente bisogno.

b) l’automatismo nella concessione della moratoria anestetizza banche e imprese, che invece dovrebbero affrontare la crisi finanziaria d’impresa (di questo si tratta quando si chiede di non pagare le rate per un anno) in modo più completo e strutturato.

I ricercatori della Banca d’Italia, in affiancamento agli ispettori, hanno analizzato l’efficacia delle moratorie già concesse a partire dal 2009, su un campione di 5 gruppi bancari osservando 61.304 operazioni pari all’81% delle imprese che hanno utilizzato la moratoria. Poi hanno estratto uno sottoinsieme di PMI e operazioni per le quali la moratoria è già terminata per vedere se il pagamento delle rate fosse ripreso regolarmente.  Con un po’ di pazienza le due informazioni sono state accoppiate da me in un’unica infografica che mostra la distribuzione delle PMI beneficiarie per classe di rating e la percentuale di successo per ciascuna classe di rating.

elaborazione Linker su dati Banca d'Italia

Che interpretazione si può dare a questi numeri?

Primo: sembra evidente che la moratoria sia stata richiesta anche da imprese che, a giudicare dal rating assegnatogli dalla banca, non avrebbero dovuto averne bisogno. Questo si riferisce alle classi A, B in parte C.  Se fosse come credo si tratta di un regalo, che tutto sommato poteva essere destinato altrove.

Secondo: qualche grosso abbaglio il rating lo provoca, se è vero che anche nelle classi di rating migliori ci sono state imprese che alla fine della moratoria non hanno più ricominciato a pagare le rate. E non pochissimi: il 17% della classe A la migliore, il 20% della classe B.

Terzo: il rischio di insolvenza della classe C non sembra molto diverso da quello delle classi D e E (66% contro 52-53%) eppure le concessioni di moratoria sono state di gran lunga inferiori. Anche in questo caso le banche sembrebbero avere sopravvalutato PMI migliori solo sulla carta, penalizzandone altre che avrebbero beneficiato dell’aiuto.

Quarto: la moratoria è stata concessa anche a imprese già in default e l’esito non è stato granché: solo il 27% si è rimessa in regola a fine moratoria. Ovvio che l’aspirina al moribondo non serva.

Da queste quattro osservazioni si rafforzano alcune mie convinzioni:

A) la moratoria è solo un anti-piretico, abbassa la febbre ma non cura la causa;

B) la moratoria non dovrebbe essere concessa alle migliori classi di rating, è uno spreco. Le banche possono trovare offerte migliori per le PMI di buona qualità finanziaria;

C) il rating può fare cilecca sulle prospettive di insolvenza, motivo per cui la moratoria o qualsiasi forma di concessione da parte delle banche deve essere accompagnata da piani finanziari più seri e strutturati, sulla base dei quali misurare la capacità dell’impresa di riguadagnare equilibrio finanziario e quindi concedere l’agevolazione.

 

(1) Questioni di Economia e Finanza-n.111- L’accesso al credito in tempo di crisi: le misure di sostegno a imprese e famiglie. di Laura Bartiloro, Luisa Carpinelli, Paolo Finaldi Russo e Sabrina Pastorelli, gennaio 2012

Ti potrebbe interessare anche :


Leave a Reply