
Anche recentemente in varie occasioni ci siamo dovuti confrontare con la differente opinione sul credito alle imprese espressa da molti esponenti di banche, e ai massimi livelli della loro associazione ancora ieri dal DG Sabatini sul Sole 24 Ore, mentre dall’altro lato altrettanto numerose associazioni di imprenditori locali e una vasta aneddotica fornita da imprenditori sui social network sostengono l’esatto opposto. I rilanci stampa di ieri riportano il DG di Intesa SanPaolo Morelli a Roma in dichiarazioni di questo tipo “Oggi vi e’ una minore richiesta di credito da parte delle imprese e da parte nostra vi e’ la necessita’ di valutare con grande attenzione la concretezza del progetto e la struttura imprenditoriale del richiedente”. Assumendo che questo argomento ricorrente non abbia annoiato i miei lettori, proviamo a trovare una spiegazione.
Da parte mia su queste pagine ho sempre sostenuto che è tempo perso confutare i dati ufficiali di Banca d’Italia che mostrano effettivamente una crescita del credito alle imprese (o società non finanziarie) come visibile nel grafico del post ‘I mutui che divorano liquidità‘. Sarebbe molto più corretto disaggregare il dato sue due assi: il primo dimensionale (grandi imprese rispetto a PMI e micro imprese), il secondo ancora più importante sulla base della qualità del credito (il famoso rating) che è più o meno ciò che ha detto Morelli nella seconda parte della sua frase. Allora vedremmo le reali differenze e potremmo capire il mistero che è sempre lo stesso: il credito c’è ma non per tutte le imprese. I dati non sono purtroppo disponibili, ma ritengo che mostrerebbero crescite solo in alcuni dei segmenti, bilanciate da riduzioni negli altri. Si spiega con la famosa metafora del ‘pollo di Trilussa’ il mistero di una crescita che c’è, ma che non c’è per molte imprese.
E poiché i miei ragionamenti potrebbero non essere abbastanza autorevoli, potete ade esempio leggervi questo post (‘L’Europa di Trilussa‘) dell’ormai celebre blog Phastidio.net a cui vi rimando dopo avere estratto una sola frase:
Per il nostro paese, inoltre, gli ultimi dati Bankitalia sulla crescita dell’offerta di moneta mostrano il pesante credit crunch in atto (vedi grafico qui sotto), esacerbato dalle decisioni dell’EBA, oltre che dal peggioramento del portafoglio crediti, che non può più essere nascosto sotto il tappeto. Anche se l’EBA tornerà parzialmente sui propri passi, a seguito delle forti pressioni che da un po’ ovunque le stanno piovendo addosso, la situazione del nostro credito non è destinata migliorare in tempi rapidi. Con buona pace dei politici che invocano nuovamente l’intervento dei prefetti e che pensano che la liquidità della Bce serva a qualcosa di realmente differente dal contrastare il calo dei depositi. Mettetevi il cuore in pace, cari parolai: le banche italiane hanno dei problemi, e non lievi.
Condivido in pieno la frase di Mario Seminerio: ‘le banche italiane hanno dei problemi e non lievi’ e chi legge regolarmente Imprese+Finanza sa da quanto tempo lo sto dicendo. E vedrete che presto torneremo a parlare di crescita delle sofferenze, appena avremo i bilanci 2011 sul tavolo.
Quanto alla domanda di credito, fatemi dire alcune cose per bilanciare i due campi:
a) è accertato da molte ricerche che una parte della domanda di credito non c’è solo perché le imprese, dopo alcuni tentativi passati hanno capito che perdono tempo a chiedere e quindi non si presentano neppure in banca. Domanda invisibile alle banche, ma non per questo inesistente cari banchieri.
b) è abbastanza probabile che la domanda più rumorosa, che oggi cavalca una protesta contro le banche, provenga da una fascia che lo stesso @imprenditore su twitter ha detto provenire da imprese che non hanno merito e che sono troppo pesantemente indebitate, sottintendendo che hanno sbagliato a indebitarsi così. Vero anche questo.
Tuttavia molte esperienze dirette e analisi mi dicono che c’è una larga fascia intermedia di imprese che avrebbe ancora titoli per chiedere credito (bilanci decenti e con utile netto), ma oggi viene respinta per eccesso di cautela e perché troppo indebitata con le banche. Sono gli stessi nomi che non venivano respinti 2 o 3 anni fa e che oggi non capiscono cosa stia succedendo in banca. Il mondo è cambiato, la leva finanziaria va ridotta è stato detto tante volte anche qui. Però non facciamo tutto di colpo o ci facciamo del male. Portiamo le imprese troppo indebitate su un percorso che in alcuni anni le rafforzi patrimonialmente attraverso la trasformazione di utili in patrimonio. Non togliamo credito a queste imprese brutalmente -come in parecchi casi sta già avvenendo- perché il rischio è di condannarle all’insolvenza per mancanza di liquidità e di vedere molte, troppe nuove sofferenze.








30 gennaio 2012 at 21:25
la mia esperienza mi porta a dire che le banche non solo non danno credito ma a molte imprese stanno riducendo le linee di credito.
Pure ora che godono dei finanziamenti BCE che utlizzano solo per il trading finanziario.
30 gennaio 2012 at 21:53
purtroppo è assolutamente vero. La riduzione delle linee di credito è in parte dovuta a ragioni di contenimento del rischio e in parte alla difficile situazione di liquidità, nonostante le operazioni di rifinanziamento della BCE.
E’ altrettanto vero che la riduzione del credito sta colpendo solo una parte delle imprese.
E’ molto difficile giudicare se questa sia un’azione totalmente ‘meritocratica’, perché non c’è dubbio che molte imprese hanno avuto una concessione di credito sproporzionata al loro patrimonio e alla redditività che generano.
E’ altrettanto difficile giudicare se ritirare gli affidamenti sia un modo intelligente per uscire dal rischio, o se invece possa fare precipitare la situazione a danno delle altre banche, dell’impresa, dei fornitori e dei lavoratori. In questo caso -non infrequente purtroppo- mi piace pensare che la banca migliore sia quella che valuta il quadro complessivo e non si fa condurre da un semplice istinto di riduzione dell’esposizione.