
Sono molte le imprese italiane che stanno combattendo contro una cronica mancanza di liquidità che deriva in prima battuta dai ritardi nei pagamenti della PA e delle grandi imprese e secondariamente dalla stretta operata dalle banche sulle imprese più piccole e più rischiose. L’assenza di liquidità per un impresa significa entrare in un circolo vizioso di problemi con fornitori e fisco, potenziale blocco di acquisti e produzione e, alla fine del calvario, il fallimento per insolvenza.
Dei pagamenti arretrati della PA si parla quotidianamente e il Ministro Passera comincia a sfornare provvedimenti e soluzioni, per ora limitati solo a 5 miliardi sui 70 dell’arretrato della PA. Non si parla invece di un rischio latente, invisibile che tocca tutte le imprese che hanno contratto negli ultimi 5-10 anni finanziamenti a medio-lungo termine con il sistema bancario. Finanziamenti molte volte non finalizzati a specifici investimenti, con un ritorno definito. Le quote di rimborso dei finanziamenti sono un drenaggio di liquidità obbligato. Se l’importo da rimborsare delle rate non viene rimpiazzato da capitale o nuovi finanziamenti diventa un flusso di cassa negativo ( il massimo ritardo ammesso è di 90 giorni dal 1 gennaio per evitare segnalazioni in Centrale Rischi).
Ora ricordiamoci che le imprese, anche le PMI, hanno contratto moltissimi finanziamenti a medio-lungo termine nel periodo 2000-2006, spinte da una forte pressione commerciale esercitata dalle banche maggiori (cominciò per primo Unicredit) che ha poi scatenato una corsa a offrire mutui chirografari e ipotecari da parte di tutto il sistema bancario. E’ anomalo ma abbastanza frequente trovare nella voce debiti oltre i 12 mesi diversi finanziamenti erogati da banche differenti per importi spesso inferiori ai 500.000 euro. Ci si dovrebbe attendere uno o al massimo due importanti prestiti a medio-lungo. A volte ne vediamo anche più di cinque frazionati. La crescita dello stock di finanziamenti a medio termine è proseguita anche nel periodo 2006-2011 come mostra il grafico 1 e a fine 2011 il sistema bancario contava 140 miliardi di prestiti alle imprese con scadenza tra 1 e 5 anni e ben 420 miliardi con scadenza oltre i 5 anni.

fonte: elaborazione Linker su statistiche Banca d'Italia
Bene, tutti i 560 miliardi sono da rimborsare secondo i piani di ammortamento. La moratoria sulle rate capitale concessa dal settembre 2009, e prorogata per dodici mesi un’anno fa, ha toccato circa 60 miliardi dei 560. Quindi si può dire che nel 2012 tutti i mutui rientrano in pieno ammortamento e questo è il problema. Se le imprese restituiscono alle banche le rate dei mutui e se queste non vengono rimpiazzate da nuovi crediti, a breve o a medio, avremo un deflusso netto di liquidità dal sistema imprese al sistema bancario.
Il grafico mostra un deflusso già nelle consistenze dei prestiti più corti (1-5 anni) che stanno calando dal 2008. L’ordine di grandezza della riduzione di liquidità annua dovuta ai rimborsi si può stimare anche a spanne usando delle medie: 1/3 dello stock dei prestiti tra 1 e 5 anni, e diciamo 1/7 dei prestiti oltre 5 anni. Ora ipotizziamo che le banche non abbiano problemi a sostituire il credito rimborsato con nuovo credito verso il 60% delle imprese, qualora venisse richiesto. Inversamente la quota di imprese che ha bisogno di rimpiazzare il credito perso pagando le rate, perché è in situazioni di liquidità scarsa, è il 40% della massa.
Il grafico n.2 presenta numeri e stime.

stime Linker
Un gigantesco pac man
La stima dice che nel 2012 circa 19 miliardi di rate pagate sui prestiti a medio termine e 24 miliardi su quelli a lungo termine potrebbero essere drenati dal sistema imprese e ritornare verso le banche per un totale di 43 miliardi. Ipotizziamo in via conservativa anche che una metà circa sia a carico di imprese medie e grandi le quali hanno modo di superare il problema. Rimangono 21,5 miliardi a carico delle PMI che sono già in tensione finanziaria. Ecco questo è il conto del problema, che non appare banale a livello aggregato. Se questa parte di PMI ha seri problemi a rispettare le scadenze finanziarie, restituire 21 miliardi aggrava la loro posizione in modo importante. Come un gigantesco pac-man finanziario le imprese cercano di scappare in zona di sicurezza ma sono inesorabilmente inseguite da rate mensili, trimestrali o semestrali.
Disaggregato il problema complessivo e portato a livello della singola piccola o media impresa la domanda è: quante imprese hanno già preventivato che i rimborsi delle rate 2012 non potranno essere rimpiazzati con altro credito e quanti imprenditori hanno fatto bene i calcoli su come sopportare questo drenaggio ulteriore nell’anno in corso? La trappola sta per scattare per alcuni che non hanno alternative o non hanno fatto attentamente una pianificazione di tesoreria.








26 gennaio 2012 at 09:57
L’articolo ripropone nuovamente alcuni temi che caratterizzano – in negativo – il rapporto banche/imprese. Ne parlo con cognizione di fatto in quanto ex bancario il cui istituto e’ stato letteralmente soffocato dai crediti non performing. E’ vero che la struttura portante del nostro Paese e’ costituita da un sistema piuttosto solido di pmi, ma e’ altrettanto vero che molte di esse si reggono in via pressoché esclusiva con un ricorso abnorme al capitale di credito. Nell’articolo si parla di operazioni mlt, ma vorrei sottolineare che esiste anche il problema del credito a breve ( se, per assurdo, le banche dovessero richiedere il rimborso delle aperture di credito in c/c si assisterebbe con tutta probabilita’ ad un’insolvenza generalizzata). La situazione non e’ di facile risoluzione: a mio parere se non si fanno alcuni interventi davvero incisivi non se ne esce. Vedrei molto bene lo sviluppo di formule tipo il prestito partecipativo da noi quasi sconosciuto, oltre alla riforma di quella che e’ la vera palla al piede del nostro paese che e’ la giustizia civile. Ma questo e’ un discorso forse troppo lungo……
26 gennaio 2012 at 18:55
Commento molto puntuale, grazie e complimenti.
Affronto alcuni punti citati per rispondere:
1.RAPPORTO BANCHE-IMPRESE: questa delle rate dei mutui non è necessariamente aspetto negativo o colpa delle banche. Forse sono state troppo generose negli anni passati senza andare troppo per il sottile nella concessione. Comunque i mutui vanno rimborsati e non c’è mai stata una garanzia che fossero rimpiazzati se non la salute dell’impresa.
2.RAPPORTO DEBT/EQUITY, qui paradossalmente attribuisco un grave concorso di colpa. Gli imprenditori hanno trascurato i manuali di finanza, ma non c’è dubbio che le banche hanno tollerato e forse incoraggiato il ‘ricorso abnorme al capitale di credito’. Se avessero messo un freno al punto giusto per le imprese non ci sarebbe stata alternativa a immettere capitali.
3.CREDITO A BREVE. Vero, ma la componente maggiore è oramai l’autoliquidante rispetto alla cassa (in rapporto 1:10). Su questo le banche hanno fatto bene (anche alzando gli spread) a scoraggiare la cassa. L’autoliquidante non ha motivo di essere rimborsato finché arrivano regolarmente le fatture
4. SOLUZIONI. Concordo, occorre più energia nell’imporre la medicina. Il problema è che il capitale non è disponibile oggi cash, nella dimensione che servirebbe e quindi si può solo contare sui futuri utili non distribuiti, una fonte che si scontra con il problema….dell’emersione di profitti che saranno tassati e oggi non lo sono. Io ho bocciato la proposta del governo sull’ACE proprio per questo motivo. Sono molto favorevole ai prestiti partecipativi, unica vera proposta disponibile già nel catalogo delle banche, ma sarebbero più efficaci se la banca mettesse sul piatto qualcosa come la non-revocabilità (a certe condizioni) delle linee autoliquidanti.