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24 gennaio 2012

A Monte Parma vince il sindacato

Leggendo il comunicato del sindacato dei bancari la FABI, il tentativo di raddrizzare con una spallata e 137 licenziamenti il conto economico della controllata Banca Monte Parma si è infranto sulle dure contestazioni.

L’esito della partita che si giocava da mesi tra Intesa SanPaolo e i sindacati, che hanno avuto solo un timido appoggio da una città decapitata nel vertice amministrativo e ancora disorientata da scandali finanziari, sembrerebbe dare ragione alle richieste del sindacato che ha emesso questo comunicato sulla pagina facebook Fabi News:

Si è conclusa senza licenziamenti e con una notevole riduzione degli esuberi la vertenza di Banca Monte Parma, l’istituto di credito parmigiano controllato dal Gruppo Intesa Sanpaolo. Dopo una trattativa durata oltre due mesi, la FABI e gli altri sindacati hanno siglato con la controparte l’accordo di ristrutturazione.

Intesa Sanpaolo, che aveva già attivato la procedura ex legge 223 per avviare i licenziamenti collettivi in banca Monte Parma, ha dunque accolto tutte le richieste della FABI: le uscite, spalmate nell’arco del triennio 2012-14, saranno in totale 57 tra esodi e pensionamenti-  non più 137 come inizialmente dichiarato dal Gruppo Intesa- e avverranno soltanto su base consensuale e dietro incentivo economico. I sindacati hanno, inoltre, ottenuto la conferma a tempo indeterminato di 41 apprendisti e il mantenimento per i dipendenti della polizza sanitaria, del fondo pensione aziendale e delle condizioni creditizie agevolate. Non solo. Contrariamente a quanto chiesto dall’azienda, è stata prevista per i dipendenti di Banca Monteparma l’armonizzazione con i trattamenti integrativi del Gruppo Intesa Sanpaolo: i lavoratori potranno così beneficiare, a partire dal 2014, delle prestazioni del Fondo Sanitario di gruppo e di tutte le previsioni della contrattazione di secondo livello in vigore in Intesa Sanpaolo.  È stato, infine, autorizzato l’utilizzo, per un arco di tempo limitato,  di alcuni strumenti previsti dal contratto nazionale finalizzati a contenere i costi: tra questi, blocco del VAP e dei sistemi incentivanti fino al 2013, riduzione dell’orario di lavoro per solidarietà ( 5 giornate nel 2012, 5 giornate nel 2013) e la conversione degli straordinari in Banca ore.  Si tratta di piccoli sacrifici temporanei, attraverso i quali si contribuirà a risanare il bilancio di banca Monte Parma, che solo nell’ultimo anno ha accumulato un passivo di circa 60 milioni di euro.

“Siamo soddisfatti dell’esito della trattativa”, commenta Franco Savi, Portavoce del Coordinamento FABI in Banca Monte Parma, “sono stati infatti definitivamente scongiurati i licenziamenti e il ricorso al fondo emergenziale e si è fatto un passo avanti verso l’occupazione stabile, con la conferma dei 41 apprendisti, nonostante il momento di crisi attraversato dall’azienda”. “È così del tutto tramontata l’ipotesi di mandare a casa 137 lavoratori, un’operazione che avrebbe potuto costituire un pericoloso precedente per le relazioni sindacali di Gruppo”, prosegue Savi. “Gran parte del merito del buon esito della trattativa”, conclude il sindacalista, “va comunque alla Segreteria nazionale della FABI”.

Proprio a dicembre, non appena Intesa aveva annunciato l’avvio della procedura sui licenziamenti collettivi, il Segretario generale, Lando Maria Sileoni, era intervenuto duramente nei confronti dell’azienda minacciando azioni legali contro il provvedimento.

Chiave di lettura a Vostra scelta:

1) il sindacato dei bancari è ancora molto forte e non farà passare la ristrutturazione del sistema banche Italia, necessaria comunque per stare al passo con la concorrenza e i requisiti di capitale, sulla pelle dei dipendenti italiani, come invece è stato fatto con estrema facilità da molte banche estere che sono passate direttamente ai licenziamenti senza incontrare alcuna opposizione;

2) la richiesta di 137 licenziamenti collettivi era solo una mossa tattica per costringere il sindacato al tavolo e ottenere un accordo che faccia comunque defluire personale in eccesso, secondo la regola chiedere di più per ottenere ciò che si vuole, armonizzare i contratti e risparmiare su incentivi e attraverso la solidarietà.

3) l’assetto di Banca Monte Parma è finalmente definito e ora i vertici della banca, nominati da Intesa, il responsabile della regione Emilia Feliziani e i dipendenti della banca possono dedicarsi finalmente alla ricostruzione dei rapporti con la clientela che poco o tanto sono rimasti traumatizzati in questo periodo di conflitto interno e sindacale.

Se poi la banca di Parma ritornerà al suo antico splendore, o diventerà solo una sbiadita provincia della mega Banca dei Territori questo credo che nessuno possa dirlo oggi. Il modello di Intesa di convivenza tra una grande banca (Intesa SanPaolo) e piccole banche regionali o addirittura provinciali è affascinante, ma anche complicato da gestire. Sia sul piano organizzativo, ma più ancora su quello della differenziazione dell’offerta e dei servizi che diventa progressivamente sempre meno evidente nelle banche già assimilate, al punto da domandarsi se mantenere così tanti marchi sia un costo o un vantaggio.  Anche se in questo momento i concorrenti di Intesa sembrano avere problemi maggiori (vedi l’articolo di Francesco DeDominicis nel blog NONSOLOBANCHE) qualche variazione organizzativa potrebbe essere in vista anche nel modello Banca dei Territori gestito da Marco Morelli. Il 2012 è sicuramente un anno importante per tutti.

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