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23 gennaio 2012

Antonveneta batte un colpo

Mentre la capogruppo sta lottando contro la richiesta dell’EBA di un secondo aumento di capitale, per evitare di mettere in difficoltà ulteriormente la Fondazione che sarebbe costretta a scendere decisamente sotto il 50% di controllo, la controllata Banca Antonveneta è nello stesso tempo oggetto di possibile svalutazione e attore di iniziative a favore delle PMI. E di quest’ultima è più interessante fare menzione attraverso il comunicato stampa del 12 gennaio:

Antonveneta (Gruppo Montepaschi) ha stanziato un plafond di 300 milioni di euro in favore delle Imprese del Triveneto che si trovano in difficoltà a causa dell’attuale congiuntura economica. La nuova offerta dedicata alle aziende del nord est comprende due componenti specifiche, il ‘Working Capital’ e il ‘Made in Italy’. 

Il ‘Working Capital’ intende coprire le maggiori necessità finanziarie delle imprese con buone prospettive gestionali, che sono però condizionate dal punto di vista finanziario dai ritardi registrati nell’incasso dei crediti e nella minore rotazione di magazzino. ‘Working Capital’ prevede che l’impresa canalizzi una parte dei flussi di incasso futuri, nonché la parziale garanzia di un Confidi o del Fondo di garanzia per le Pmi. 

Il ‘Made in Italy’, è invece finalizzato a sostenere finanziariamente le imprese che intendono cercare nuovi sbocchi su mercati esteri, o che vogliono individuare nuove controparti commerciali in paesi già coperti. Anche per il ‘Made in Italy’ l’azienda si impegnerà a canalizzare una parte degli introiti esteri. 

<<Il Pacchetto di sostegno per le Pmi – dice Giuseppe Menzi, direttore generale di Banca Antonveneta – è uno strumento di “pronto intervento” per contenere le difficoltà incontrate dalle imprese in questo momento sul mercato nello sviluppare fatturato, ma soprattutto nell’incassare i crediti. Si può definire una sorta di strumento di ‘pronto soccorso’ finalizzato a curare una momentanea patologia, nella prospettiva di superare alla svelta le difficoltà in atto e pensare, con maggiore serenità, a pianificare le nuove strategie di crescita, soprattutto ricercando nuovi sbocchi commerciali sull’estero>>

La scelta di Antonveneta è opportuna e tempestiva, le due finalità prescelte sono corrette rispetto alle necessità attuali delle PMI. Preoccupa sempre quell’incertezza su chi potrà beneficiare di parte dei 300 milioni.  A chi spetta valutare se l’impresa ha buone prospettive gestionali? Alla banca naturalmente e sulla base di quale competenza o documentazione?  Un filo di maggiore chiarezza non guasterebbe. E poi perché occorre la garanzia del Confidi o del Fondo di Garanzia se la banca ritiene che l’impresa abbia ‘buone prospettive gestionali’ ? Dividiamoci il rischio, viene sottinteso. Ecco un altro esempio per dimostrare che i fondi immessi dal MISE sul Fondo di Garanzia verranno utilizzati soprattutto per imprese che avrebbero potuto avere credito comunque. Ma di questi tempi è meglio non andare troppo per il sottile e dare un buon voto all’idea di Antonveneta che almeno risponde al problema del ritardo dei pagamenti.  Vediamo in quanto tempo saranno esauriti i 300 milioni.

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Pubblicato in: banche e PMI

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