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21 gennaio 2012

Banche, Seat PG e il debito delle PMI

Uno scambio di battute su twitter ieri ha confermato alcuni miei sospetti sul come qualcuno (o molti) dentro le banche sta affrontando questo periodo delicato in cui la speranza di mettere in moto la crescita economica si scontra con la situazione del sistema bancario, ancora alle prese con problemi di liquidità, di capitale (MPS,UBI e Banco Popolare) e di sofferenze (tutte). Un manager di banca, nel prendere la difesa delle banche contro chi le accusa di avere chiuso i rubinetti del credito, ha provato a sostenere che ‘fare banca commerciale in questo momento è un’attività in perdita‘.  Ora il solo motivo per sostenere questa tesi risiede nel peso che le perdite su crediti possono infliggere al conto economico, se fossero cresciute al punto di mangiarsi tutta la redditività della banca. E infatti il difensore delle banche ha tenuto a precisare che ci sono stati 20 miliardi di sofferenze nel 2011 e questo a causa dell’eccessivo indebitamento delle imprese (testualmente “il 50% ha rapporto debt/equity superiore a 3:1“).

Nessuno può negare che le sofferenze siano aumentate, anche più di 20 miliardi in un anno. Forse i 20 miliardi si riferiscono alla sola quota delle imprese. Possiamo invece metterci a discutere di cosa le banche abbiano fatto per limitare questa valanga di crediti inesigibili. Personalmente da quando ho aperto il blog ho sempre cercato di dimostrare che metà del problema è nel processo di credito delle banche, che non affronta il problema della crisi tempestivamente, ma solo quando è avanzato e finisce per aggravarlo o complicarlo.  Su questo possiamo avere opinioni diverse, mi limito a dire che la dimostrazione è nei tantissimi casi di imprese in crisi che ho visto con i miei occhi.

E’ il secondo pilastro della difesa bancaria che voglio smantellare. Non provo neppure a mettere in dubbio l’affermazione del bancario. Anzi, i rapporti debt/equity delle PMI sono ben peggiori di 3:1. Ma il punto è perché le PMI sono così indebitate? Concorso di colpa: gli imprenditori in larga misura hanno ignorato buoni principi di gestione finanziaria (molte grandi imprese sono state più attente a ridurre i debiti), anche negli anni buoni, centellinando il capitale nelle imprese, accumulandolo nella sfera personale, spostandolo nelle tantissime società immobiliari e magari anche in qualche conto cifrato all’estero. Ma qualcuno che fa credito da oltre 500 anni ha ‘agevolato’ il compito delle imprese. Le banche hanno tollerato, persino incoraggiato un folle indebitamento delle piccole imprese basandosi su due presupposti e un equivoco.

I due presupposti sono stati: 1) il patrimonio personale dell’imprenditore garantisce anche per il debito dell’azienda, con o senza garanzie scritte; 2) il margine d’interesse (ora chiamato spread) rappresenta il 70-80% dei ricavi della banca, rispetto ai servizi quindi per guadagnare nel business imprese bisogna spingere sui volumi. L’equivoco è che per lunghissimo tempo prima di Basilea2 le banche hanno trattato quasi allo stesso modo imprese buone e poco indebitate da un lato e imprese fragili e indebitate, allocando la stessa misura di capitale (8%) su due rischi profondamente diversi. L’equivoco non ha mai indotto le banche, come sta succedendo oggi, a respingere i clienti con troppa leva ovvero indurre l’imprenditore a immettere altro capitale. Questo argomento è comparso sui tavoli del rapporto banche-imprese solo negli ultimi 7-8 anni. Troppo tardi.

Non basta, negli anni di congiuntura economica favorevole, tutte le banche hanno promosso politiche di spinta sui volumi, hanno offerto debito a medio-termine alle imprese in quantità e a prezzi bassi, si sono confrontate misurando volumi di impieghi e crescita dei volumi (non temo smentite), mai su chi facesse rendere meglio il portafoglio rischi. Anni buoni, in cui pagare oneri finanziari non era un problema per le imprese. Anni in cui in banca ho assistito personalmente a questa follia commerciale, in cui era quasi impossibile fermare un direttore generale che deliberava di suo pugno finanziamenti enormi con rischi anche elevati (immobiliare in primis) pur di fare altri nuovi volumi.

E dunque le banche non hanno motivo di lamentarsi di qualcosa che hanno generato in tantissimi casi o che non hanno saputo scongiurare in altri: l’eccessivo debito delle imprese. Il grafico che ripropongo è tratto da uno studio di Banca d’Italia e dimostra che è dal 2003 (almeno) che le imprese sono eccessivamente indebitate, ben prima dell’esplosione delle sofferenze.

Fonte: Banca d'Italia, Economie regionali, Marche

Questo mi fa dire che il sistema bancario ha trasformato il sistema-PMI in una grandissima impresa a forte leva finanziaria, come se avesse finanziato allegramente e in massa un’unica mega SEAT PAGINE GIALLE, contando ingenuamente sulla sua capacità di fare margini, pagare interessi e rate.  Invece i fatturati sono calati, i margini operativi hanno cominciato a precipitare già dal 2007 e con la crisi finanziaria si sono ridotti ancora, al punto che un’impresa su tre chiude addirittura in perdita. Non solo, i prestiti a medio-termine erogati generosamente (con garanzie Confidi) nei tempi di vacche grasse (vedi grafico e la crescita nel periodo 2003-2008), sono andati in ammortamento e le rate hanno cominciato a prosciugare liquidità senza essere sostituita da nuovi mutui. I flussi di cassa sono diventati negativi, la moratoria ha solo rallentato il processo.

Fonte: Bollettino economico, ottobre 2011

Le banche non possono dimenticare oggi ciò che hanno fatto tra il 2000 e il 2006 né scaricare la colpa sugli imprenditori, lamentandosi di dovere dare credito a imprese indebitate.  Come SEAT PG è stata rovinata da un eccesso di debiti, le nostre PMI non sono più in condizione di sostenere la massa di debito, il patrimonio immobiliare degli imprenditori si è fortemente svalutato, ma soprattutto è diventato illiquido, non si riesce nemmeno a vendere. Ora che anche il costo del debito (gli spread) è esploso in zona 10% si sta rischiando il completo fallimento del sistema.  Come SEAT PG l’alternativa per molte PMI è ristrutturazione del debito o fallimento.

Dunque obiezione del bancario respinta al mittente, con una insistita richiesta: banche, via la giacca, rimboccatevi le maniche, venite in strada a salvare le imprese, trovate modi più rapidi e intelligenti di ristrutturare il debito perché se non lo fate allora sì fare business sarà davvero in perdita.  Non basterà una terza moratoria, lo dico subito e aggiungo con una punta polemica che fare pagare il 10% di tasso alle imprese in questo momento, per lucrare su un costo di raccolta che non è il 6% ma ancora vicino al 2-3%, farà brillare i bilanci delle banche nel 2012 ma è solo un altro terribile autogol bancario sulla pelle delle PMI.

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