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17 gennaio 2012

La terra promessa del credito

Ritorno a parlare di uno degli argomenti più caldi di questo inizio 2012: la disponibilità di credito offerta dalle banche alle imprese sotto il duplice aspetto della quantità e del costo. Non passa giorno senza qualche protesta, sondaggio o statistica che denuncia una fase di forte restrizione attuata dalle banche. Al centro del problema la liquidità fornita alle banche italiane dalla BCE, finanza per 116 miliardi a 3 anni al tasso del 1% che imprese, politici del Pdl e tanti altri reclamano affinchè sia girata alle famiglie e alle imprese.

Cominciamo dalle promesse che sono state fatte dalle banche subito dopo la prima asta di liquidità effettuata dalla BCE con l’operazione LTRO (vedi “Giochi di prestigio in banca”). Eccovi una raccolta di dichiarazioni:

INTESA SANPAOLO – Presidente Andrea Beltratti (Sole 24 Ore 22/12/2011)

“Abbiamo fatto provvista di liquidita’ a costi favorevoli da destinare all’economia reale”. Cosi’ il presidente del consiglio di gestione di intesa Sanpaolo, Andrea Beltratti, in un’intervista al Sole 24 Ore commenta l’esito della maxi asta di liquidita’ di ieri. Sul costo del denaro, Beltratti ha sottolineato che “purtroppo 40 miliardi all’1% al sistema italiano possono attenuare ma non risolvere le tensioni sugli oneri del finanziamento degli intermediari e quindi per i debitori finali. Solo con un allentamento duraturo degli spread – ha detto – sara’ possibile ridurre strutturalmente il costo del credito”. 

UNICREDIT – Direttore Generale, Roberto Nicastro (La Stampa, 22/12/2011)

La liquidità arrivata ieri con la prima asta triennale della storia della Banca centrale europea può “tendenzialmente” portare a condizioni di credito migliori in Italia e Unicredit ritiene importante destinarla a sostegno delle famiglie e delle imprese. Lo ha detto il direttore generale di Piazza Cordusio Roberto Nicastro in un’intervista a La Stampa.Ad una domanda sulla possibilità che Unicredit utilizzi la liquidità Bce per acquistare Btp, Nicastro ha risposto: “In questo momento la cosa importante è ripristinare le condizioni di liquidità per il tessuto produttivo, dando supporto alle imprese e alle famiglie”, secondo il giornale. Nicastro ha poi detto che è difficile calcolare quanto il denaro “facile”, prestato dalla Bce all’1%, contribuirà a ridurre il costo del credito in Italia.

BANCA POPOLARE DI VICENZA – Presidente Gianni Zonin (Vicenza Today, 23/12/2011)

 In un’intervista, il presidente della banca Popolare di Vicenza, assicura che lo stanziamento della Banca Centrale Europea verrà utilizzato per il credito alle imprese locali. Il finanziamento triennale da 1,5 miliardi di euro concesso dalla Bce alla Banca Popolare di Vicenza sarà destinato soprattutto al credito alle imprese del territorio .
L’iniezione di liquidità dalla Banca centrale, aggiunge Zonin, servirà all’istituto vicentino anche per la gestione delle obbligazioni in scadenza. La Bpvi ha ottenuto dalla Bce il finanziamento al tasso dell’1%.”Noi siamo una banca popolare – spiega Zonin – che ha come scopo primario quello di favorire lo sviluppo delle imprese del territorio in cui opera”. “E’ evidente – aggiunge – che questa iniezione di risorse ci permetterà di perseguire questo obiettivo e di continuare così ad assicurare il credito al sistema imprenditoriale. E, tenuto conto delle nostre obbligazioni in scadenza vedremo di mantenere l’equilibrio finanziario”.

UBI BANCA – Amministratore Delegato, Victor Massiah (Reuters, 22/12/2011)

“We intend to support the real economy as far as is possible given the stiff ties imposed by EBA,” the CEO of UBI Banca Victor Massiah told Reuters.

LA STAMPA” di venerdì 6 gennaio 2012 «Gli ultimi interventi della Bce, così come le garanzie statali sulle obbligazioni bancarie, hanno permesso un`importante attività di finanziamento. Ma attenzione a non fare della demagogia. Questa forma di finanziamento con la Bce incide per il 6-7% sulla raccolta totale delle banche. Dire che alle banche il denaro, tutto il denaro, costa adesso l`1% è un falso ideologico».

Giovanni Costa, presidente Cassa Risparmio del Veneto (Intesa) (Corriere, 11 gennaio 2012)

«non può esservi un rapporto automatico tra la liquidità concessa dalla Bce ed il credito alle imprese: il fenomeno va letto in controluce non soltanto rispetto alle variabili di cui sopra ma anche al costo crescente della raccolta, legato all’andamento dello spread. Per quel che ci riguarda abbiamo registrato un aumento del credito a medio- lungo termine del 5% e delle sofferenze dell’8%. Segno che qualche rischio ce lo siamo presi pure noi».

BCC- Amedeo Piva, presidente della Federazione veneta delle Bcc –  (Corriere, 11 gennaio 2012)

«Premesso che il finanziamento della Bce ha durata limitata a 3 anni, effettivamente c’è, e ci dev’essere, una particolare attenzione al rafforzamento degli indici patrimoniali degli istituti (anche se non tutti soffrono di criticità su questo fronte), perché ce lo chiede l’Eba. Così come non possiamo fingere di non vedere che le banche sono chiamate a fare la loro parte negli aiuti al Sistema Paese, attraverso la sottoscrizione di titoli di Stato». «Nessun automatismo fondi Bce-più impieghi per le imprese, specie ora, con questa crisi di cui non si intravede ancora la fine. Senza contare che la domanda si sta raffreddando e cresce l’esigenza di guardare oltre i dati di bilancio, al reale merito creditizio»

Impegni senza controllo

Ora mettiamo un po’ d’ordine in queste dichiarazioni:

1.la liquidità che le banche italiane hanno ottenuto dalla BCE come era scontato non si è riversata immediatamente in nuovi impieghi a famiglie e imprese. Chi strilla per averla tutta e subito non ha capito il profilo di debito delle banche. La liquidità offerta da Draghi viene considerata come un provvidenziale cuscino di sicurezza dalle banche, è stata immediatamente parcheggiata presso la stessa BCE addirittura per evitare di immetterla nel circuito interbancario, bloccato dalla sfiducia tra banche (vedi grafico pubblicato da laVoce.info). Sarà gradualmente utilizzata quando arriveranno a scadenza le obbligazioni emesse in passato, che avrebbero dovuto essere rimpiazzate da nuove obbligazioni. Se non lo avete notato il mercato delle nuove emissioni è fermo e se funzionasse le banche dovrebbero pagare qualcosa di più di quanto paga lo stato per emettere BTP (quindi 4,83% per l’ultima asta di titoli triennali). La liquidità ottenuta dalla BCE servirà alle nostre banche a non ridurre il portafoglio crediti per rimborsare obbligazioni in scadenza, quindi per ora nessun credito incrementale.

2.gli impegni presi dai vertici delle banche sono teorici, non sono soggetti ad alcuna quantificazione o controllo da parte della BCE, o della Banca d’Italia. E’ una pura dichiarazione di intenti, di buona volontà senza penale qualora non fosse rispettata alla lettera. Già le dichiarazioni che sono uscite a maggiore distanza dall’asta BCE sono meno roboanti e più caute. Basta leggere le dichiarazioni di Costa e Piva. Perciò dubito che avremo mai un rendiconto periodico di quanti fondi ‘speciali’ sono stati canalizzati alle imprese, perché saranno totalmente mescolati alla normale attività di erogazione e di rimpiazzo dei finanziamenti.

3.decisamente più importante il fatto che nessuna banca, se ci avete fatto caso, si sia presa impegni sul costo dei finanziamenti che dicono di volere erogare a famiglie e imprese. ‘Erogheremo sì, ma alle condizioni che riterremo adeguate’ questo è il vero messaggio, che traspare anche nelle frasi di Massiah e Piva.

Questo chiude il cerchio per il momento. La situazione di liquidità delle banche è ancora critica, i finanziamenti agevolati della BCE hanno oggi semmai la funzione di allontanare il rischio che i finanziamenti debbano essere ridotti, piuttosto che vengano aumentati. Ma in questo possono avere ragione la banche quando sostengono che non c’è una grande domanda di credito aggiuntivo, dimenticandosi magari che c’è un forte bisogno di credito ‘sostitutivo’.
Le banche non hanno alcuna intenzione di concedere prestiti a tassi inferiori al loro costo marginale di raccolta. Il costo marginale supera il 5-6%, mentre il costo medio della raccolta dovrebbe tenere conto sia dei 116 miliardi all’1%, ma anche dei 725 miliardi in depositi in conto corrente sotto l’1% e dei depositi vincolati che al peggio non superano il 4,50%.  Le banche utilizzeranno il differenziale tra costi di raccolta e tassi di finanziamento per fare il bilancio 2012.

Il costo della finanza è il vero pericolo

Il punto critico della trasmissione all’economia reale dei mali del sistema finanziario e delle difficoltà delle banche è molto più legato al costo (proibitivo) dei finanziamenti, che non alla disponibilità di volumi, vista la probabile carenza di domanda nel 2012.

Un costo raddoppiato (o anche peggio per quanto si sente in giro) non è sostenibile da moltissime imprese e potrebbe contribuire ad acuire la crisi di redditività che stanno ancora combattendo. Le banche devono prendere più seriamente questo grave rischio, stimarne gli effetti negli uffici studi e prendere decisioni in merito, se non altro perché imprese-in-perdita e imprese-in-crisi si trasformano con una magia inversa da principi a ranocchi e nella trasformazione si creano costi (rettifiche) e perdite su crediti nelle stesse banche.

Infine rimane sempre da decidere cosa fare sul perimetro delle imprese già rischiose (vedi “Cambia la mappa del tesoro”) alle quali, anche se avessero liquidità,  le banche non hanno intenzione di concedere credito per il rischio e per l’assorbimento di capitale. Questo è un perimetro in cui il Governo deve decidere rapidamente qualcosa, se predisporre ammortizzatori (garanzie al 100% sul credito) e agevolazioni (riduzione dei tassi) se imporre qualche forzatura sull’ABI e sulle banche, visto e considerato che sono interessate al loro salvataggio.

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