
In tempi nemmeno troppo recenti avevo lanciato da queste pagine un avvertimento molto preciso agli imprenditori: credito molto selettivo, costi in ascesa, liquidità scarsa. Avevo detto che le Direzioni Crediti piegate sotto il peso di troppi crediti deteriorati (incagli e sofferenze) stavano stringendo i criteri di accettazione delle nuove proposte, tagliando fuori da nuovi finanziamenti una quota rilevante (30-40%) delle PMI, che sono le imprese con i rating peggiori della media.
Ora non solo arrivano lanci quotidiani dai giornali che attestano un comportamento molto rigoroso, forse rigido, da parte delle banche, ma è arrivata anche una conferma dall’interno di una banca, sfuggita -per caso o per malizia- proprio da Unicredit e raccolta da MF-Dow Jones ieri.
Pubblico e sottolineo le parti più significative della notizia:
MILANO (MF-DJ)–”Al momento, la nostra banca ha un eccesso di credito rispetto alla raccolta diretta. Lo squilibrio e’ notevole e ci impone sia di limitare l’espansione in modo selettivo scegliendo le operazioni che ci interessano di piu’ in termini di ritorni commerciali e reddituali sia di migliorare la qualita’ del credito“.
Inizia cosi’ un documento, di cui MF Dowjones e’ entrata in possesso, che e’ stato distribuito qualche giorno fa alle filiali di Unicredit per fornire indicazioni generali in merito all’erogazione del credito.
Il faro di Piazza Cordusio e’ puntato soprattutto sui nuovi clienti del gruppo che dovessero richiedere finanziamenti. “E’ opportuno un periodo di sperimentazione, da valutare di volta in volta prima di impegnarci con operazioni a medio termine, a prescindere dalla presenza di un consorzio di garanzia“, chiarisce infatti il documento.
“Proposte di incremento fido o di nuovo affidamento dovrebbero essere valutate solo per clienti con rating da 1 a 5. L’atteggiamento dovrebbe essere di mantenimento su clienti con rating 6. Le proposte con rating superiore dovranno essere opportunamente valutate“, spiega infatti la nota interna, “per valutare se e in che termini la situazione possa evolvere positivamente, considerando che i clienti dovrebbero essere messi a conoscenza che in caso contrario, prima o poi, si arrivera’ all’opportunita’ di concordare un rientro“.
“La clientela che ci richiede fidi o prestiti viene giudicata in base a una scala di rating che va da 1 a 9, dove 1 equivale a rischio insolvenza pari a zero e dove 5 oggi rappresenta un’asticella da non superare“,
“il rating viene fornito in modo automatico da un software a conclusione della pratica. Vengono presi in considerazione sia dati di bilancio sia dell’analisi andamentale, eventuali insoluti e andamento del settore merceologico di appartenenza”.
“Non siamo disponibili a consolidare i debiti dei clienti se non nell’ambito di un piano di ristrutturazione che non preveda altre vie d’uscita. In ogni caso non ci sostituiamo al debito delle altre banche o al leasing, non sosteniamo il contenzioso dei clienti salvo che non si tratti di crediti che abbiamo anticipato noi e per i quali non siano state commesse irregolarita‘”.
“Non ci interessa finanziare il trading di qualunque natura esso sia, l’immobiliare speculativo, il campo finanziario“, prosegue poi il documento, specificando che – nella lista delle societa’ che per tipologia di business dovranno essere escluse dai finanziamenti – rientrano “le immobiliari, le holding, le societa’ estere e quelle controllate da soggetti esteri per natura fiscale, le finanziarie di qualunque genere, le commerciali che non mostrino elementi strutturali tali da renderle affidabili e – con le dovute eccezioni – le concessionarie auto”.
Mi sembra che sia tutto chiaro per quanto riguarda gli ordini di servizio impartiti alla Rete di Unicredit.
Non è ugualmente chiaro che gli ordini di scuderia sono più o meno gli stessi in tutte le altre banche di grande e media dimensione. Unicredit, come nelle fasi espansive, è la banca più veloce e più drastica nelle virate, ma non fatevi illusioni: questo è il mercato del credito oggi.
Con questo mercato e questa predisposizione, con una crescita negativa e liquidità scarsissima si sono poste premesse per cui molte altre imprese andranno a infrangersi sugli scogli. Se il sistema bancario pensa che fare a gara a chi esce prima dai fidi ‘pericolosi’ sia una scelta intelligente, faccia pure e se ne accorgerà (non sono bastate le crescite di sofferenze e incagli?).
Ma di questa gara a lasciare il cerino in mano agli altri sarebbe opportuno che prendesse atto anche il ministro dello Sviluppo e lavorasse su qualche ammortizzatore.






