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10 gennaio 2012

Blocchi stradali (da rimuovere)

Riprendo una frase dal post precedente che cita quanto pubblicato ieri da MF-DJ riportando una circolare interna di Unicredit:

non ci sostituiamo al debito delle altre banche o al leasing

Ebbene questo non è punto da poco. Vorrei farvi notare che una delle poche cose pratiche che le imprese possono fare per raddrizzare la propria posizione finanziaria e per migliorare il proprio rating è la sostituzione di debito a breve a revoca con debito a medio termine. Consigliato dai manuali di finanza aziendale, suggerito dalle banche stesse in tempi normali.  In tempi di crisi questa operazione diventa difficilissima. Perché? Perché tutte le banche, come Unicredit, detestano l’idea di ‘tirare fuori dai problemi’ un concorrente, un’altra banca, per qualsivoglia ragione, è considerato un tabù.  In tempi di espansione degli impieghi era proprio Unicredit la banca più aggressiva nell’offrire finanza a medio termine per rimborsare i fidi delle altre banche. Questo atteggiamento non è legato a Basilea2, è una scelta di politica creditizia e commerciale.

Ma se ci pensiamo bene nel modo con cui operano banche e imprese, basato secolarmente in Italia sul multi-affidamento da parte di 5 o più banche, è pressoché inevitabile sostituire debito a breve di altre banche dopo avere concluso un’unica operazione a medio-termine il cui scopo NON sia quello di aumentare la massa debitoria ma solo di migliorarla nella scadenza.  Una sola banca concede il finanziamento e i proventi vengono utilizzati per estinguere fidi di cassa, oppure anticipi su fatture in monte (non specifiche) magari non del tutto esigibili a scadenza presso altre banche. L’operazione -qualora fronteggiata da una ragionevole previsione di flussi di cassa per il rimborso- è certamente migliorativa per la posizione finanziaria dell’impresa e lo è per le banche che l’affidano, ma diventa impraticabile se la motivazione (rimborso altre banche) viene esplicitata in modo trasparente.

Resta dunque la sola possibilità di trasformazione delle scadenze all’interno dei fidi accordati da un’unica banca. Oppure la possibilità ‘tutta italiana’ di non dire tutta la verità, chiedere un finanziamento a medio-termine con finalità vaghe e di presunto investimento e poi zitti zitti rimborsare con una parte l’esposizione a breve di qualche altra banca.  Ma vi pare possibile che questo sia un modo di operare?

Sapete qual’è il problema alla base? E’ che tutto il sistema bancario adotta ancora una regola aurea che è quella del ‘frazionamento del rischio‘ sul singolo debitore. Anche se l’impresa è buona, è affidabile (diversamente a rigor di logica non passerebbe nemmeno il finanziamento a medio-termine) la banca non vuole superare un quota di rischio diciamo del 20%. Ma se l’impresa è giudicata ‘buona’ perché questa cautela? Se ha redditività e flussi di cassa all’altezza del piano di rimborso del debito perché non aumentare la quota di inserimento, stringere rapporti più forti con l’imprenditore, tenere sotto controllo i flussi, ecc…?  Perché ancora oggi si pratica la politica di differenziazione del rischio sulle singole PMI, che tutte insieme costituiscono naturalmente un portafoglio diversificato, e poi si concedono affidamenti di centinaia di milioni a nominativi come Fon-Sai, o Mariella Burani o Ferretti. Il risultato è che proprio la presenza di più banche, del multi-affidamento è alla base della de-responsabilizzazione del sistema bancario e della crescita di incagli e sofferenze.

Personalmente credo che ci sia qualcosa di sbagliato nella scelta di politica del credito delle banche. La trasformazione dei debiti a breve, che per varie ragioni avrebbero dovuto essere a medio, è sicuramente una delle poche strade per raddrizzare la struttura finanziaria delle nostre piccole imprese e come tale va agevolato, non ostacolato.  Questo non si applica ai casi di crisi conclamata o latente, è ovvio, ma a tantissimi casi di PMI che potrebbero trarre benefici da una trasformazione delle scadenze del debito, esattamente come lo Stato italiano con il suo debito pubblico.

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Pubblicato in: credito

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