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9 gennaio 2012

Credito, promesse e illusioni

Le uscite pubbliche del ministro dello Sviluppo Passera, con la lunga intervista al Corriere della Sera dell’8/1, e del primo ministro Monti al programma televisivo ‘Che tempo che fa’ di ieri sera non hanno purtroppo aggiunto nulla di positivo alle preoccupazioni che la scarsa predisposizione delle banche italiane verso le imprese possa continuare e peggiorare nel corso dell’anno.

Monti ha ancora una volta aggirato la domanda di Fazio sul possibile utilizzo della liquidità concessa -con la garanzia dello Stato- dalla BCE alle banche italiane, una liquidità che rimane da giorni parcheggiata (in perdita) presso la stessa BCE, a conferma che l’obiettivo delle banche italiane sia soprattutto quello di utilizzarla nei prossimi 3 mesi per rimpiazzare debito in scadenza senza doversi presentare sul mercato internazionale o dai propri clienti disorientati. Chi continua a insistere (Lupi e Cicchitto del PdL) sulla destinazione della liquidità ottenuta dalla BCE non ha capito nulla. Occorre farsi una ragione che l’aspetto positivo dei prestiti ottenuti dalla BCE all’1% è solo che evita una potenziale diminuzione degli impieghi, ma non significa un potenziale aumento. Pertanto vale la regola che Imprese+Finanza sottolinea da tempo: poiché il credito nel 2012 non potrà aumentare, l’importante è non perdere credito e fidi, imparare a dosarli bene.

Quanto a Passera, che comunque ha il pregio di trasmettere più entusiasmo e fiducia rispetto al suo nuovo capo, sulla questione credito alle imprese continua a vendere una promessa poco efficace, vale a dire i 20 miliardi di ‘credito aggiuntivo’ che deriverebbero -non si sa come- dai 400 milioni messi a disposizione del Fondo di Garanzia gestito dal suo stesso ministero. “Ci sono 20 miliardi per il credito alle pmi, grazie al fondo di garanzia” ha detto al Corriere ieri. Devo disilludere il ministro e tutti quelli che contano su quei 20 miliardi, perché anche se fossero solo 9 o 10 (come i miei calcoli fanno pensare) non saranno mai indirizzati completamente alle PMI che ne hanno bisogno perché in crisi di liquidità.  Forse il meccanismo che lega il Fondo di Garanzia ai Confidi e alle banche non è conosciuto a fondo dal ministro, che non comprende che la conditio-sine-qua-non per avere credito rimanga la delibera favorevole da parte di una banca. Senza delibera la garanzia è inerte, inutile e la delibera segue esattamente i criteri rigidi, e ancora più irrigiditi oggi, del rating di Basilea.  Credito e garanzia saranno dunque utilizzati solo da imprese ‘gradite’ alle banche, in quanto con basso profilo di rischio;  la garanzia servirà (forse) a contenere i costi e a risparmiare capitale alle banche. Punto. Non servirà alle imprese più rischiose, né a quelle che stanno scivolando verso l’incaglio a causa di pagamenti insoluti o ritardi delle PA. Il governo deve comprendere che quando parla di 20 miliardi di credito alle PMI si creano forti aspettative proprio da parte delle imprese che sono state messe a dieta dalle banche. Questa è l’illusione che va evitata, perché sui mille siti che parlano di PMI quest’illusione è già in atto.

Le promesse saranno più attraenti solo quando l’ex-banchiere dirà una o più di queste cose, che riportano in parte alla filosofia dei ‘Tremonti Bond’:

1) COSTO DEL CREDITO: il beneficio ottenuto sui fondi presi a prestito dalla BCE all’1% grazie alla garanzia dello Stato, deve essere trasferito. Le banche devono impegnarsi a predisporre per una certa quota dei 116 miliardi ricevuti plafond specifici per le PMI a costo 1,50%+spread dove lo spread deve essere pari al solo rischio impresa;

2) RIFINANZIAMENTO DEL DEBITO: i plafond ‘speciali’ destinati alle PMI devono essere in parte per nuovi finanziamenti/investimenti e in parte per rifinanziare quelle imprese valide che stanno subendo ritardi di pagamento, nell’attesa che Passera (come ha promesso) e il parlamento approvino la Direttiva Comunitaria sui tempi di pagamento e che gli effetti si riversino sull’economia reale (12 mesi?). Sulla quota destinata ai rifinanziamenti di crediti scaduti può essere concessa la garanzia del Fondo;

3) IMPEGNI PRECISI E SANZIONI: se i due plafond non risulteranno utilizzati in percentuali minime ed elevate (90%) le banche non potranno più accedere a nuove garanzie dello Stato. Una valida arma di convincimento in assenza di quella del premier UK Cameron che può anche minacciare tagli ai bonus dei banchieri inglesi;

4) INTERVENTO DELLA CDP: qualora i fondi presi dal rubinetto BCE fossero insufficienti, la CDP potrà fornire funding ‘agevolato’ alle banche che si impegneranno in programmi sulle PMI;

5) FONDO ANCHE PER RISTRUTTURARE: una parte del Fondo di Garanzia e dei fondi CDP deve essere indirizzata alla ristrutturazione del debito in presenza di validi piani industriali. Garanzia dello Stato all’80% e piani industriali veri dovrebbero indurre le banche a prendere il 20% di rischio che oggi sono riluttanti ad assumere.

Se poi il ministro volesse fare due considerazioni, ora che non ha più conflitti d’interesse, su come calmierare il costo 2012 per le PMI un pensiero sull’effettivo costo di raccolta delle banche rispetto al costo di impiego (qualche indizio in “La forbice dorata dei tassi 2012“) potrebbe farlo e, date le sue conoscenze, qualche soluzione sono certo che uscirebbe.

Queste ritengo possano essere le vere novità in grado di rimettere in moto la macchina del credito e salvare un bel numero di PMI che rischiano di collassare per colpa della crisi di liquidità.

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Pubblicato in: credito

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