Postato:

5 gennaio 2012

La passione si sente

Resto sempre colpito quando sento raccontare da un imprenditore i suoi piani di battaglia, la storia dell’azienda, le ragioni con cui  è sicuro che i suoi prodotti saranno davanti a quelli dei concorrenti, i progetti per il futuro anche quando gli errori del passato sono ancora lì che fumano. Se si ha tempo di ascoltare senza fermarlo, un imprenditore può tenerti inchiodato alla sedia anche mezz’ora o più senza mai perdere entusiasmo.

Ho iniziato a lavorare nell’industria e ricordo ancora il fascino delle brutte fabbriche di pneumatici, l’attaccamento dei dipendenti di ogni ordine e grado ai prodotti dell’azienda. Lasciata l’azienda ed entrato nella finanza, nella banca, quel ‘profumo’ di olio e di ingranaggi, quell’orgoglio verso i prodotti che uscivano dalle catene mi è sempre mancato. In molti modi ho provato a trasmetterlo ai miei collaboratori in banca, sapendo che la gran parte di loro non aveva mai avuto la fortuna di lavorare in un’azienda industriale o commerciale. Ho fatto tutto quanto era possibile perché fossero spinti a visitare le fabbriche, a toccare e capire i prodotti, biscotti o macchine utensili, e trovassero il modo di fare ‘cantare’ gli imprenditori che seguivano strappandogli ogni tipo di informazione che avrebbero concesso per puro amore verso la loro impresa. Qualcuno mi ha capito, molti purtroppo no. ‘Non ci si può affezionare ai bonifici -dicevo- non si può tornare a casa e raccontare ai propri figli una fideiussione, ma si può parlare dei prodotti dei vostri clienti e diventare improvvisamente molto interessanti’.

Ancora oggi quando ascolto un imprenditore raccontare le sue storie, spiegare perché uscirà dalla crisi che lo attanaglia, rimango colpito dalla sua passione, a volte disperata e irrazionale, a volte lucida e sottile. Ancora oggi a distanza di anni mi tornano in mente il profumo della gomma vulcanizzata e le tute bianche dei collaudatori.

E’ per questo che mi dispiace tantissimo quando vedo dall’altra parte della scrivania qualcuno che non capisce, che tenta di confinare tutto dentro un’arida classificazione di rating, che non ha capacità di ascoltare e nemmeno di fare domande per capire i meccanismi produttivi e commerciali che danno linfa e vita a un’impresa, che tira conclusioni affrettate e a volte molto ingenue. Ancora di più mi dispiace quando vedo un impenetrabile muro di diffidenza contro cui piani e progetti rimbalzano.

Non sono in grado di dire se gli imprenditori tedeschi siano bravi e passionali come gli italiani o se abbiano più successo solo perché la macchina del Paese li mette in condizioni di operare meglio, ma sono comunque certo che anche nella situazione critica in cui ci troviamo la somma delle passioni di tantissimi piccoli e medi imprenditori è una risorsa straordinaria per levarci dai guai e chiunque non li metterà in condizione di lavorare meglio sbaglia.  Alcuni di loro sono già caduti vittime della crisi, altri cadranno ancora, ma se non fossero messi al bando da un set di norme e di prassi sbagliate che li condanna all’esilio perenne (e che la stessa Comunità Europea ci suggerisce di modificare) sono certo che ritornerebbero in campo con la stessa forza.

Sarà poco razionale, ma questa è la vera ragione per cui credo che, anche al netto di chi evade, di chi porta in perdita l’azienda ma poi prende in leasing un’auto di lusso, la maggioranza silenziosa dei nostri imprenditori ci porterà fuori dal guado. Non saranno le banche, non saranno i masticatori della finanza come il sottoscritto, non sarà la BCE.

Ti potrebbe interessare anche :


TAGS: , ,
Pubblicato in: economia
to “La passione si sente”
  1. Caro Bolognini molto bello questo post…un po’ di intelligenza emotiva non guasta ad inizio anno!
    La sua battaglia per far appassionare i suoi ex-colleghi bancari ai progetti e prodotti dei clienti mi ha fatto venire in mente questa frase di Antoine de Saint-Exupéry:

    “se vuoi costruire una nave non chiamare a raccolta gli uomini per procurare la legna e distribuire i compiti, ma insegna loro la nostalgia del mare ampio ed infinito”

  2. Grazie. Un bel commento.

  3. Un sentito, dignitoso appello ad esistere! Potremmo parafrase “non aver paura – d’aver coraggio”.

  4. Fa bene al cuore leggere un post così, ci si sente meno soli e aiuta a non avvilirsi. Grazie, chi ci crede ancora ha bisogno di sapere che il mondo si accorge che il lavoro di un imprenditore è un microcosmo fatto di idee ed entusiasmi. Meglio una buona idea a volte che un rating accettabile.

  5. Grazie per la testimonianza ed il supporto.
    Confermo tutto.
    Agli imprenditori servono entusiasmo e fiducia nel futuro per andare avanti.
    Oggi in Italia scarseggiano entrambi……

  6. 2008-2020 scesi in campo i poteri di varie e potenti caste -unico scopo l’interesse personale- la crisi viene confermata
    dalla mancanza di valori e di competenze.
    Con l’impegno di pochi e la collaborazione di tutti i -fuori casta- possiamo superarla.
    Gian Piero Sciarrone

  7. Mi hai condotto coi ricordi indietro nel tempo, a quegli odori delle catene di montaggio in grandi capannoni, a quelle donne operaie instancabili e attente, ai dipendenti che si sentivano parte dell’azienda, al genio di calandri soprannominato eta-beta…
    sono d’accordo anch’io che le imprese salveranno il nostro paese, ma se riusciranno a difendersi dai mostri della finanza, che piegano ai loro interessi quanto di buono può esserci nelle aziende, con le loro operazioni spregiudicate e amorali.
    Deve ritornare il clima di fiducia, senza il quale neppure le banche sopravviveranno.
    Fiducia nell’imprenditore, nei progetti positivi, nei giovani, in chi ha ancora qualcosa da trasmettere…
    Complimenti per i tuoi scritti, sempre originali.

Leave a Reply