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2 gennaio 2012

2012, salto nel buio

Forse mai come prima l’anno che comincia porta incertezze alle imprese nel campo della finanza, anche rispetto a un 2011 iniziato con molte vane speranze di ripresa economica e finito malissimo come sappiamo.

Si riaprono fabbriche e uffici con la certezza che gli effetti della manovra finanziaria varata dal governo tecnico produrranno una contrazione della spesa sul mercato interno, non si sa ancora di quale entità visto che le previsioni oscillano dalle varie fonti, ma in questi casi sappiamo per esperienza che le cattive notizie arrivano poco alla volta.

Se il mercato interno si prospetta in calo, sono relativamente scarse le notizie anche sul fronte internazionale con tutti gli indicatori (soprattutto l’indice PMI) in calo in Europa (Germania, UK e Francia comprese) ma anche nei paesi che hanno trascinato l’export internazionale, con qualche interessante eccezione (Turchia).

E’ l’area finanziaria che deve preoccupare gli imprenditori maggiormente. La crisi di liquidità di fine anno non si è magicamente interrotta con il 2012, ma è ancora tutta da affrontare. Le banche sono complessivamente in cattiva salute e si sa che quando non stanno bene non fanno sconti. Si parte nel 2012 con questo ampio bagaglio di preoccupazioni:

1. la puntualità dei PAGAMENTI continua a peggiorare, anche secondo gli ultimi dati rilevati, e si trasmette in cerchi concentrici a tutto il sistema delle imprese, finisce per danneggiare la pulizia delle Centrali Rischi in banca.  Putroppo nessuna certezza è stata data da Monti&Passera sull’introduzione della Direttiva Comunitaria che obbligherebbe tutti (Stato e imprese) a pagamenti puntuali e questa è una decisione grave e incomprensibile. Il nostro commissario EU Tajani teme addirittura un rinvio ulteriore.

2. PAST DUE, ovvero la flessibilità nel ritardato pagamento delle scadenze in banca, che si è ridotta da 180 giorni a 90, dopo che è scaduta la deroga inizialmente concessa all’Italia. Dopo 90 giorni di ritardo la banca è costretta a segnalare la posizione nella categoria ‘scaduto’ e deve accantonare. Chi è in difficoltà rischia molto.

3. i COSTI DI FINANZIAMENTO sono passati in pochi mesi dal 4-5% al 9-10%. Colpa del debito italiano e dello spread, che ha innalzato i costi di raccolta delle banche, le quali trasferiscono per intero e con qualche aggravio il costo sui finanziamenti alle famiglie e imprese (vedi articolo di Dario DiVico sul Corriere). Non esiste oggi una sola garanzia, un impegno formale da parte delle banche o del governo per ridurre un costo così gravoso, né grazie ai fondi presi dalla BCE (116 miliardi all’1% per 3 anni), né più avanti qualora lo spread BTP-Bund si abbassi. Chi si indebita a questi tassi faccia bene i conti, deve potere sostenere i rimborsi di capitale e interessi.  I costi saliranno rapidamente anche sul breve termine, ad ogni rinnovo di fido o di partite di portafoglio.

4. la disponibilità di linee di CREDITO non è più sicura. Le difficoltà nella tesoreria di alcuni gruppi bancari, l’ulteriore giro di vite nelle regole di concessione del credito che nasce dal flusso continuo di incagli e sofferenze sono fattori di elevata imprevedibilità, si applicano anche ai fidi esistenti e non possono fare dormire tranquillo chi ha fidi molto (troppo) utilizzati e si è esposto al rischio di revoche e riduzioni.  Quando anticipazioni e bilanci 2011 cominceranno a entrare nelle pratiche di fido e nei rating ci saranno molti problemi.

5. Gli “ammortizzatori” del credito sono pochi e funzionano male.  I soldi sbandierati più volte da Monti&Passera per sostenere il credito tramite il FONDO DI GARANZIA sono pressoché inutili per le imprese che hanno difficoltà a trovare finanziamenti. Le banche respingono comunque le richieste accompagnate dalla garanzia del Fondo, se il rating dell’impresa richiedente non è più che buono (ultimo caso una settimana fa, bilanci in nero, eppure risposta negativa). La garanzia del Fondo, non mi stancherò di ripeterlo, serve…a chi ne ha poco bisogno e serve a malapena ad abbassare il costo del finanziamento, serve molto alla banca per abbassare il consumo di capitale.  I CONFIDI sono allo stremo, a causa delle perdite 2011, e non potranno sopportare in proprio il peso di una larga fascia di imprese in difficoltà. Inoltre le banche preoccupate delle ‘tariffe’ concordate in passato e non più attuali si stanno precipitando a disdettare tutte le convenzioni con i Confidi proprio nel momento più difficile.

6. la pressante richiesta da parte delle banche di apportare nuovo capitale e ridurre il rapporto con il debito finanziario, la cosiddetta PATRIMONIALIZZAZIONE delle piccole e medie imprese, può contare per ora solo su un misero contributo fiscale l’ACE (€825 per ogni €100.000 di aumento del patrimonio) messo a disposizione dal governo e, anche in questo caso sventolato come una vera leva dello sviluppo nonostante la sua esiguità. Effetto previsto, a mio parere modesto se non verrà potenziato con qualche altro vantaggio.

7. sono in corso nuove e numerose riorganizzazioni delle reti bancarie (Banco Popolare, BPER, ancora Unicredit) e nel 2012 non escluderei affatto passaggi di banche e ulteriori fusioni. Il rischio è in questo caso legato alla ROTAZIONE DEL PERSONALE ‘storico’ (ammesso che ne abbiate uno) e alla perdita di contatto relazionale con la banca che non aiuta mai nella gestione del credito.

8. e per chi avesse pensato alla BORSA o a mercati alternativi per procurarsi finanza…si metta il cuore in pace, o trova un bravo azionista disposto a rischiare su un piano industriale apportando finanza, oppure non è il momento giusto.

Il quadro complessivo è pessimo, solo per questo speriamo che -rispetto alle illusioni poi tradite del 2011- il 2012, che parte così debole, possa rivelarsi meglio di come lo vediamo a gennaio.  In ogni modo il mio consiglio è di attendersi il peggio e prepararsi affinando le capacità di gestione previsionale della tesoreria aziendale, valutando più di uno scenario, preparando piani alternativi, insomma mettendosi in trincea con l’elmetto, come è sempre piaciuto fare agli imprenditori, ma questa volta con un nemico nuovo e più strisciante: la finanza.

 

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