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25 dicembre 2011

Draghi, gnomi e principesse

La saga fantasy di Natale 2011 si potrebbe chiamare proprio così. “Draghi, gnomi e principesse”. Un racconto pieni di pericoli e colpi di scena dove i draghi non sono tanti, ma uno solo, Mario Draghi, presidente della BCE, che comanda due potenti leve della politica monetaria al posto delle fiamme. La prima è il tasso di rifinanziamento della banca centrale che intende abbassare anche nel 2012, la seconda è la finestra di rifinanziamento per le banche, gli gnomi in gergo finanziario, che ultimamente non se la passano molto bene e devono fare ricorso alla finestra della banca centrale per potersi rifinanziare.

Le principesse sono le nostre piccole e medie imprese che aspettano qualche cavaliere che le venga a liberare dalla prigionia a cui sono costrette per effetto dell’alto indebitamento con gli gnomi. Dopo avere atteso invano il cavaliere della Borsa Italiana, che ha sbagliato castello, hanno ricevuto notizia delle nuove misure per la patrimonializzazione previste nella manovra e hanno pianto altre lacrime di disperazione.

La notizia dell’ultima fiammata del Draghi-buono ha portato un po’ di speranza, ma tutto dipende dalla volontà degli gnomi di trasferire quanto graziosamente ricevuto dalla BCE alle imprese, sotto forma di tassi ridotti proporzionalmente, in base al fatto che la liquidità è stata concessa per ben 3 anni al tasso dell’1%.

Non vi racconterò la fine della nostra saga-fantasy, non la conosco, ma ho paura che le nostre principesse rimarranno deluse e zitelle, perché gli gnomi sono affamati di profitti e hanno a disposizione un metodo fantastico per realizzarli.

Una spiegazione meno ‘fantastica’? Facciamo qualche ipotesi.

Ipotesi 1. La piccola impresa chiede e riceve il 1° gennaio 2012 un finanziamento a 2 anni. La banca lo accorda sulla base contrattuale di euribor + spread, rispettivamente 1,50% e 7%. Totale 8,50% , tasso variabile. Ma attenzione, lo spread del 7% (che non sarà più modificabile) contiene effettivamente due componenti, la prima è il costo aggiuntivo all’euribor che la banca paga sul mercato, diciamo 4% per arrivare a un costo di funding del 5,50%, legato all’ormai famoso spread dei BTP. La seconda è il vero spread correlato al rischio della piccola impresa, che ipotizziamo sia il 3.00%, una percentuale che farebbe storcere la bocca a qualsiasi media impresa.

Ipotesi 2. Draghi abbasserà ancora i tassi nel 2012 e 2013 e l’euribor scenderà progressivamente di 0,50%, abbassando il costo totale della nostra impresa all’8% per 6 trimestri su 8.

Ipotesi 3. Come tutti speriamo lo spread BTP-Bund si riduce progressivamente dai 500 bp attuali sino a 200 bp a fine 2013. Parallelamente il costo di raccolta e rifinanziamento della banca si abbassa dal 5,50% al 2,50%

Conclusione: poiché lo spread nel contratto di finanziamento con l’impresa è fissato al 7% per tutti i due anni, la riduzione nel costo di raccolta della banca si trasforma in uno spread verso il cliente crescente che passa progressivamente dal 3,00% al 5,50% senza che la piccola impresa sia effettivamente diventata più rischiosa o peggiorata.

La situazione è descritta nel grafico che esemplifica la composizione e l’andamento delle variabili che creano il tasso finale.

E’ evidente che questa ipotesi va bene al paese Italia e agli gnomi banche, ma non va bene per nulla alle piccole imprese che si trovano a pagare un conto salatissimo anche quando le condizioni del rischio-Italia fossero normalizzate. La sola possibilità che avrebbero consiste nel rimborsare anticipatamente il finanziamento, pagare una penale e sperare di aprirne uno nuovo.

Sempre per dare una stima degli effetti di questa situazione,

  • se fosse applicata solamente ai famosi 20 miliardi di crediti nuovi concessi grazie al fondo di garanzia alle condizioni indicate, i profitti ricavati dalle banche sarebbero nell’ordine di 0,5 miliardi, ma a scapito della salute delle piccole imprese;
  • se fosse applicata ai 100 miliardi di crediti che si pensa debbano essere rinnovati rispetto al totale di 900 miliardi di finanziamenti alle società non finanziarie, il profitto ingiustificato salirebbe a 2,5 miliardi in 2 anni.
  • se consideriamo i noti 110 miliardi ricevuti all’1% i conti salgono ancora.

Ecco perché le principesse cercano dalla torre in cui sono rinchiuse un cavaliere coraggioso che venga a salvarle delle sgrinfie degli gnomi, ma per ora restano attaccate alle sbarre della finestra sulla torre più alta del castello aspettando di vedere in lontananza il bianco cavallo di Confindustria.

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Pubblicato in: banche e PMI

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