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23 dicembre 2011

Le 5 I di Unicredit e l’ACE

A valle della doccia di liquidità garantita dall’operazione LTRO della BCE sono per ora tre i top manager bancari che hanno promesso di utilizzare la liquidità ricevuta all’1% per finanziare le imprese: Beltratti (Intesa), Nicastro e Ghizzoni (Unicredit) e oggi Zonin presidente della Banca Popolare di Vicenza che ha ricevuto 1,5 miliardi. Nessuno dei tre ha preso una posizione chiara sui costi/tassi a cui la liquidità verrà passata alle imprese perché, lo sappiamo, questo è il vero problema. Il credito è disponibile per le imprese che non hanno problemi finanziari, ma il costo è schizzato verso il 10% e a queste condizioni si salvi chi può.

Le parole e le promesse delle banche cadono in uno scetticismo terribile, manifestato sulle pagine dei giornali, nei commenti su twitter e anche nel sondaggio di Imprese+Finanza che al momento conta 62 risposte e una percentuale schiacciante di votanti (89%) che ritiene che le banche terranno tutto il beneficio per fare profitti e sostenere i propri bilanci.  Colpisce negativamente il silenzio da parte delle altre 11 banche che hanno incamerato liquidità e non hanno avuto nemmeno voglia di prendere impegni morali verso la clientela. Mi sembra chiaro che anche lo spread (distanza) tra banche e clienti è aumentato come quello tra governo e cittadini e che ABI deve modificare la propria politica di comunicazione perché quella attuale non sortisce alcun effetto.

In un quadro sconfortante trovo confortante l’iniziativa promossa da Unicredit per affiancare la spinta alla patrimonializzazione voluta dal ministro Passera, anche se con poca convinzione e pochi incentivi (vedi “ACE non basta alle imprese“).  Unicredit sta promuovendo un piano chiamato “5 I”, le cinque I sono Internazionalizzazione, Innovazione, Integrazione, Infrastrutture e Irrobustimento del capitale delle imprese e potrebbero essere tranquillamente adottate anche dal governo Monti per un programma di “irrobustimento” dell’Italia. Ricetta giusta ma si tratta pur sempre di titoli e contenitori da riempire.

Unicredit prova a riempire il contenitore con finanziamenti dedicati. Ecco la nota stampa di MF-Dow Jones:

MILANO (MF-DJ)–Unicredit mette a disposizione un plafond di 1 mld euro per il rafforzamento patrimoniale e la ripresa delle imprese italiane, coerentemente con la norma “Aiuto alla Crescita Economica” (Ace) inserita tra le disposizioni per la crescita approvate nella manovra varata dal Governo.

Le aziende di qualunque tipologia, interessate a intraprendere piani di crescita attraverso il rafforzamento del capitale proprio, informa una nota, potranno attingere a questo plafond attraverso prodotti quali “Nuovo Capitale a Rate”, “Nuovo Capitale a Leva” e “Capitalizzazione Flessibile Progressiva”. Con queste soluzioni gli imprenditori potranno ottenere un finanziamento che facilita la ricapitalizzazione delle aziende, mediante la concessione di risorse immediate per l’azienda e la rateizzazione dell’apporto di capitale dei soci; oppure ottenendo un effetto ‘leva’, in funzione del merito creditizio, fino a 4 volte l’apporto dei soci, moltiplicando cosi’ le risorse finanziarie a disposizione.

“Con la creazione di questo plafond dedicato”, ha dichiarato Roberto Nicastro, d.g. di Unicredit, “prosegue il nostro sforzo per accompagnare le imprese italiane verso percorsi di crescita. L’irrobustimento del capitale a disposizione permettera’ alle nostre aziende di essere ancora piu’ competitive sullo scenario internazionale e fornira’ mezzi che loro stesse decideranno a quale area di business destinare. Questa iniziativa si inquadra nel piano 5I (Internazionalizzazione, Innovazione, Integrazione, Infrastrutture e Irrobustimento del capitale delle imprese) che Unicredit ha lanciato in parallelo al proprio piano industriale 2015, per facilitare il rilancio del sistema imprenditoriale e produttivo del Paese”.

Dimenticandoci il valore del plafond e del miliardo di cui non sapremo mai il vero utilizzo, l’offerta di Unicredit è valida, allineata a un principio di miglioramento delle PMI, flessibile nel considerare cha la patrimonializzazione possa avvenire in modo ‘rateale’, spalmata su più anni.  Discutibile, molto discutibile che per motivi commerciali possa spingere la leva anche a 4:1, un valore che si giustifica solo per imprese già iper-capitalizzate. L’obiettivo che l’Italia delle imprese si deve porre è quello di modificare rapporti tra debito e patrimonio oggi a livello di 10:1 portandoli a 2:1.  Manca sempre un’onesta sottolineatura per capire se questi finanziamenti e programmi siano accessibili anche a imprese deboluccie o con tensioni finanziare sempre pensando che siano proprio loro ad avere bisogno di credito e medicine.

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Pubblicato in: credito

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