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15 dicembre 2011

Effetti perversi da spread

C’è un forte palpabile contrasto tra gli inviti del Presidente Napolitano alle imprese (“investite in Italia”), lo sforzo del ministro Passera di mettere in atto un pacchetto di misure di stimolo alla crescita e la situazione del mercato finanziario di oggi e dei prossimi mesi.  Come noto l’impennata dei tassi sui titoli di Stato italiani, passati al 6-7% in pochi mesi, e la crisi di sfiducia dei mercati finanziari e interbancari si è traslata sui costi di raccolta del sistema bancario e da questo viene trasferita alle imprese, soprattutto medie e piccole con spread saliti al 7-8%

Negli ultimi giorni ripetute segnalazioni di nostri clienti imprenditori indicano che i tassi applicati su nuove erogazioni o proposte di credito viaggiano tra il 9% e il 10%, sia su operazioni a breve termine (anticipazione fatture) che su mutui o leasing a lungo termine. Le banche non possono fare altrimenti, devono trasferire il costo di rifinanziamento (reale o teorico) sulla clientela. In questa situazione la bolletta finanziaria delle imprese schizza verso l’alto e si porta su livelli insostenibili, che sommati a un’economia in recessione (dato confermato dal Centro Studi di Confindustria oggi per il 2012) offrono poche speranze per una ripresa dei profitti per il prossimo anno.

Per capire meglio facciamo due conti, prendendo come esempio una piccola impresa con 3.000.000 di fatturato, un Risultato Operativo Lordo (ROL) del 10% (300.000) e 1.500.000 di debiti bancari. Questa impresa potrebbe chiudere il 2011 con oneri finanziari medi pari al 5% (euribor 1,5% + spread 3,5%) e quindi pari a euro 75.000. La salita repentina dei tassi dovrebbe fare ipotizzare per il 2012 un tasso medio del 9%, per un costo totale di euro 135.000 in interessi passivi. La sola componente finanziaria passerebbe da un’incidenza del 2,5% sul fatturato al 4%, lasciando solo il 6% per ammortamenti e oneri straordinari.  Una notevole compressione dei margini.

Ma non finisce qui, perché la norma che limita la deducibilità fiscale degli oneri finanziari al solo 30% del ROL, costringerebbe la nostra impresa a sopportare un ulteriore onere nel non potere dedurre fiscalmente altri 12.150 euro e quindi portando l’aumento dei costi a ben 72.150 euro.

A queste condizioni del mercato dei capitali e dei costi bancari diventa proibitivo sostenere il debito e assolutamente poco conveniente indebitarsi per fare investimenti. Sussurrandolo lo ha detto anche il Centro Studi di Confindustria. Esiste un rischio, per non dire una certezza che le imprese rimandino tutti gli investimenti rimandabili nella misura in cui debbano essere finanziati totalmente o parzialmente con debito bancario al costo del 10%. E anche in questo caso per fare due conti che aprono sempre gli occhi più delle frasi possiamo confrontare l’impatto di costo finanziario di un mutuo di 500.000 euro a 5 anni ai tassi del 5% e del 9% e quantificare l’aggravio in euro 60.690

Al momento tutto può accadere: se le cose dovessero peggiorare ulteriormente per il nostro debito pubblico entreremmo in uno scenario imprevedibile per chiunque, anche per le imprese. Se invece, come tutti speriamo, il picco dei tassi dovesse rientrare a valori normali nel corso del 2012 o alla fine del prossimo anno è evidente che indebitarsi ora a questi tassi potrebbe essere la peggiore decisione imprenditoriale. Ecco perché ritengo che gli investimenti saranno rimandati in attesa di tempi migliori e di un credito meno caro, a meno che siano le banche stesse a proporre nuove soluzioni con una flessibilità sui costi tale da offrire la speranza e la possibilità di una riduzione futura dei tassi.

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