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12 dicembre 2011

La mossa della disperazione

Le agenzie di stampa, come REUTERS, battono la notizia che il presidente dell’ABI intende percorrere vie legali per impugnare la decisione dell’EBA (European Banking Authority) che ha richiesto aumenti di capitale a 31 banche europee per contrastare la crisi di sfiducia sul sistema bancario. Mussari, con l’appoggio dell’ex-collega Passera ora ministro dello Sviluppo, ritiene infondata e intempestiva la decisione dell’EBA e soprattutto continua a sostenere che le banche italiane sono state svantaggiate nel calcolo dei nuovi requisiti patrimoniali che hanno portato il livello del capitale primario (Tier 1) dal 7% al 9% degli attivi di ogni banca.

Prima ancora di entrare nel merito del ‘conflitto d’interessi’ di chi rappresenta il sistema bancario ma è anche presidente del gruppo bancario messo in chiara difficoltà dalla richiesta dell’EBA, vorrei sottolineare alcuni punti importanti per capire questa situazione:

1) L’EBA ha iniziato ad operare dal 1 gennaio 2011 ed è l’autorità deputata al controllo delle istituzioni finanziarie in base alla Direttiva 1093/2010 approvata dal Parlamento Europeo.

2) EBA non è una pura creatura nuova, ma subentra con poteri volutamente rafforzati (causa l’attuale crisi) al Committee of European Banking Supervisors (CEBS) con l’obiettivo di salvaguardare la stabilità dei sistemi finanziari, la trasparenza dei mercati e la protezione dei depositanti e degli investitori. Sottolineo questo punto, l’EBA è un’authority a tutela del pubblico, non è un organismo di rappresentanza bancario, né la BCE.  L’Unione Europea gli ha affidato, votando una direttiva, competenze diversificate in materia di tutela e regolamentazione dei mercati. Questo Mussari e l’ABI lo sanno ma se lo sono dimenticati.

3) L’EBA opera attraverso un Supervisory Board composto da rappresentanti delle 27 nazioni membro scelti tra le rispettive banche centrali o autorità di controllo. L’Italia è rappresentata da Giovanni Carosio, vice direttore generale della Banca d’Italia. Il Management Board comprende il presidente dell’EBA e 6 membri che sono stati scelti dai 27.

Andrea Enria, chairman of EBA

4) Basta leggere il testo del discorso fatto dal chairman dell’EBA, l’italiano Andrea Enria, al Belgian Financial Forum il 5 dicembre per comprendere le motivazioni che stanno alla base della richiesta di aumentare il capitale di alcune banche europee.
Il punto di partenza è la crisi di liquidità che ha colpito le banche europee nel 2011, prosciugando il mercato interbancario e bloccando le nuove emissioni obbligazionarie. La crisi di liquidità avviene perché banche e investitori extra-europei (soprattutto USA) non si fidano della solvibilità delle banche europee temendo il loro default causato dalla presenza massiccia di titoli di stato il cui valore è precipitato a causa del rischio di un mancato rimborso come accaduto per la Grecia. Questo è un fatto, non un’opinione o una prospettiva, le banche USA hanno da tempo ritirato la loro liquidità e gli investimenti dal mercato europeo. EBA sottolinea che la correlazione tra banche e rispettivi titoli di stato è più alta che mai prima, anche a causa del summit del G8 a Deauville che ha deciso di porre le perdite in capo agli investitori privati sui titoli di stato greci. L’assenza di liquidità ha costretto le banche a una precipitosa politica di deleveraging, prima sulle attività di trading e investment banking, poi su tutti gli altri impieghi fino ad arrivare ai finanziamenti all’economia reale e alle piccole e medie imprese.  Quindi il rafforzamento del capitale è stato deciso proprio per interrompere il circolo vizioso che avrebbe causato un fortissimo credit-crunch sulle imprese.

Chi contesta EBA non offre alternative

Da quanto leggo sulla stampa italiana la tesi dell’EBA e di Enria viene contestata e sbeffeggiata non nella sua impostazione logica, ma sulla scorta della considerazione che in questa situazione fare aumenti di capitale per le banche risulta particolarmente difficile e gravoso e quindi l’effetto che la richiesta EBA produce sarà quello di una riduzione degli attivi bancari, tra cui i finanziamenti all’economia reale che andrà a peggiorare gli effetti recessivi.Esattamente ciò che EBA intende fermare.
D’accordo sulla difficoltà di collocare capitale di banche oggi, ma fino a un certo punto, molto meno d’accordo sul fatto che gli attivi bancari da ridurre siano i prestiti alle imprese perché esistono altre attività da dismettere (immobili e crediti non performing ad esempio) prima di fermare il credito e soprattutto perché diminuendo l’attività verso la clientela non si vede come le banche possano aumentare i profitti e il valore delle loro quotazioni. Chi critica e contesta non offre idee e soluzioni per convincere banche e money manager USA a finanziare le ‘deboli’ banche europee e la prova della sfiducia è che i depositi in BCE sono saliti oltre il record di 300 miliardi e che la BCE ha dovuto allargare la finestra di rifinanziamento alle banche sino a 3 anni accettando di tutto e di più (da titoli asset-backed con rating AAA a rating A).

La tesi sostenuta da Mussari è friabile come un biscotto, vale a dire che il metodo di calcolo del capitale necessario, trattando i titoli di stato italiani a un valore scontato (che è esattamente quello attuale di mercato!) penalizza ingiustamente le banche italiane e le costringerà a ridurre gli impieghi alle imprese.

Per l’Abi “aver inoltre adottato il criterio del mark to market per i titoli di Stato, in assenza di qualsivoglia segnale in ordine alla solvibilità degli emittenti, oltre ad aver causato un’anomala volatilità sul mercato di detti titoli, appare del tutto incongrua rispetto alla difficile fase economica che l’Europa sta attraversando”. (fonte Reuters Italia, 9.12.2011)

E’ una tesi inconsistente: prima di tutto la crisi del debito pubblico italiano è reale, tanto reale da avere portato il primo ministro Monti a dichiarare che senza l’approvazione della manovra l’Italia rischiava il fallimento. E se i titoli di stato italiani tuttora sono trattati a rendimenti tra il 6% e il 7% il problema non è risolto e i problemi di liquidità delle banche notoriamente non sono risolti, se non grazie alla liquidità messa a disposizione dalle BCE.  Il credit-crunch è già in atto, non è più un mistero, e può essere evitato solo se le banche italiane rafforzeranno il capitale al punto di non essere più considerate troppo rischiose anche nel caso che il valore dei BTP rimanga a questi livelli.
In questo senso l’EBA sta facendo l’interesse di risparmiatori e investitori -come da statuto- e sta facendo l’interesse delle banche stesse proteggendole.  Invece Mussari lo accusa di incompetenza o peggio.

La linea scelta dall’EBA è certamente coerente con la posizione del vertice europeo sulla crisi e come tale potrebbe avere grandi limiti, ma nessuno è riuscito a offrire una soluzione concreta e diversa dalla ricapitalizzazione delle banche per invertire il problema della liquidità sui mercati finanziari. La scelta dell’ABI di fare o minacciare causa all’EBA appare una mossa disperata che si spiega solo con i problemi specifici di alcune banche italiane, impossibilitate a realizzare gli aumenti di capitale richiesti dall’EBA.
Perché questo è il vero punto: ogni banca ha la scelta libera di ridurre le attività, gli impieghi, i finanziamenti alle PMI oppure aumentare il capitale.  Unicredit ha fatto la seconda scelta, Intesa l’aveva già fatta con 5 miliardi, Ubi ritiene di farcela senza ricorrere a nuovi aumenti. Il problema è per MPS e Banco Popolare che avendo già fatto un primo aumento hanno già esaurito i capitali e la pazienza dei propri azionisti e non possono più tornare a battere cassa. Potrebbero vendere pezzi del gruppo (Creberg? Antonveneta?) oppure cercare altri azionisti istituzionali, magari esteri come ha fatto Unicredit. Ma non vogliono proprio farlo, si tenta di proteggere la fondazione MPS e gli equilibri tra Verona e Lodi e allora si preferisce trovare il ‘cattivo’ nell’EBA, additarlo come nemico pubblico dell’Italia (dimenticandosi del ruolo di Enria e Carosio) e confondere le idee.

Se MPS e Banco Popolare non possono rafforzare gli argini aumentando ancora il capitale, vendano partecipazioni, immobili o riducano gli impieghi ritirando i fidi come stanno facendo. Non è uno scandalo, ma perlomeno dicano la verità. Saviotti, “incazzato nero”, lo ha detto pubblicamente, Mussari non ancora.

Sintesi:

  • l’EBA, autorità di supervisione dei sistemi finanziari della Comunità Europea, ha emesso ai primi di dicembre una raccomandazione volta ad aumentare il capitale di 31 banche europee, tra cui MPS, Unicredit, UBI e Banco Popolare, per fare fronte ai rischi contenuti nei bilanci bancari e ripristinare condizioni di liquidità nei mercati finanziari internazionali, che giudicano le banche europee troppo rischiose soprattutto dopo gli effetti della svalutazione concordata dal G8 sui titoli del debito greco;
  • la decisione dell’EBA è stata contestata duramente in Italia dall’ABI e giudicata negativamente dal ministro Passera per gli effetti ulteriormente recessivi che questa richiesta comporterebbe;
  • chi contesta la decisione dell’EBA non offre soluzioni alternative al problema grave e reale della liquidità e della fuga degli investitori USA dalle banche europee così come non prende in esame riduzioni dell’attivo delle banche che possono essere fatte prima di e invece di ridurre i prestiti alle imprese;
  • nel caso delle banche italiane, la reazione violenta dell’ABI che minaccia azioni legali contro l’EBA appare dettata più dai problemi specifici di MPS e Banco Popolare nei confronti dei loro azionisti che da motivazioni solide.
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  1. Una conferma della situazione Monte Paschi in questo articolo di Economia Web:
    http://www.economiaweb.it/siena-rischia-di-perdere-la-sua-banca/

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