
L’impressione lasciata dal nuovo governo dopo le prime tre uscite pubbliche (conferenza stampa, dibattito parlamentare, interventi in TV a Ballarò e Porta a Porta) è ampiamente positiva quanto a serietà, capacità di comunicazione e determinazione nell’affrontare una crisi, definita gravissima, in tempi brevi. La discontinuità nello stile, nella convinzione con il governo precedente è apparsa più chiara che non le ricette stesse. Nonostante ampie perplessità che derivano dalla stangata fiscale e dal saccheggio delle pensioni di fasce sociali deboli e dall’assenza di provvedimenti di riduzione dei costi dell’apparato pubblico e cessione del patrimonio pubblico, la lettura fine degli articoli del decreto legge sta già facendo emergere una serie di novità che dimostrano come il Monti-team sappia bene dove colpire per ottenere cambiamenti nei vizi che tanto ci sono costati. La presenza del vice ministro Grilli, ex-ragionere generale dello Stato garantisce una conoscenza approfondita dei numeri dell’apparato e quindi delle sacche di spesa aggredibili. Nella manovra risalta la sagacia dei nuovi ministri che hanno infilato una serie di provvedimenti e commi che svuotano il contenuto economico di cariche pubbliche inutili (le Province) per aggirare lo sbarramento costituzionale alla diminuzione degli enti, che costringono i consiglieri delle banche a non avere doppi incarichi e altro arriverà nel senso di moralizzazione della politica. Monti ha detto chiaramente di ritenere un suo obiettivo prima di ritirarsi quello di riconciliare i cittadini con la politica e credo sappia come farlo.
La mia sensazione personale è che nelle due settimane che il nuovo governo ha avuto a disposizione per varare una manovra urgente e indifferibile -rispetto alla richiesta dell’Europa- non potessero fare di meglio e che sia stata fatta una scelta di scontare l’intero tasso di impopolarità subito , sapendo che tanto non esistono alternative neppure per la sinistra e i sindacati, riservandosi le buone notizie successivamente. Mi riferisco alle possibili privatizzazioni di società pubbliche e patrimonio pubblico, che richiede sicuramente un tempo maggiore per essere analizzato e pianificato. Il possibile annuncio di una serie di privatizzazioni, come fatto da altri paesi sud europei in crisi, consentirebbe al governo di alleggerire la pressione sulle fasce deboli e ottenere consensi molto forti in un secondo tempo quando la paura del crollo sarà dimenticata. Del resto non è pensabile che proprio questa squadra di ministri, sostanzialmente liberista, si sia scordata della possibilità di fare cassa attraverso privatizzazioni e cessioni.
La crescita non è impresa facile
Più difficile appare il compito del ministro dello Sviluppo, che ha mescolato ieri dichiarazioni oneste (“fare crescita sarà maledettamente difficile“) a dosi di entusiasmo e persino frenesia nel valorizzare i primi provvedimenti presi a favore della crescita, per contrastare l’ipotesi oramai certa di recessione nel 2012 (anche i dati odierni sulla produzione industriale di ottobre sono fortemente negativi). Passera ha ribadito con vigore le sue 4 leve: incentivi alle imprese sulle nuove assunzioni e sulla patrimonializzazione, disponibilità di credito grazie allo stanziamento al Fondo di Garanzia, sblocco dei grandi cantieri per le infrastrutture per circa 12 miliardi e spinta verso l’export.
Ebbene ognuna di queste cose è un titolo che va riempito subito di contenuti e, diciamolo, sarà maledettamente difficile convincere le imprese (soprattutto quelle piccole e in difficoltà) a fare assunzioni, a rinunciare a tagli e cassa integrazione, a mettere nuovo capitale in azienda. Così come sarà difficile canalizzare il nuovo credito disponibile verso una quota di imprese trainanti (quelle che vogliono e possono investire) e verso un’altra quota di imprese che devono ristrutturare. In buona misura questo è stato spiegato nel post di ieri relativo al Fondo di Garanzia (“Il credito dove serve”), in parte il problema di liquidità delle banche è tutt’altro che risolto se si considera il volume di depositi in BCE che continua a salire. Anche qui ho l’impressione che il duo Grilli-Passera abbia ancora in tasca da giocare che è relativa alla CDP (Cassa Depositi e Prestiti) e al risparmio postale per fare affluire nuova liquidità alle banche.
Ottima la notizia della riapertura dei cantieri, ma senza precisazioni sui tempi e modi di pagamento di questi lavori è difficile capire quanto velocemente i 12 miliardi annunciati possano effettivamente entrare nel circuito liquido delle imprese private che eseguono i lavori. Nessuna menzione del recepimento della direttiva EU sui pagamenti entro 60 giorni, che viene richiesta a gran voce e che è contenuta nello Statuto delle Imprese. Peccato, forse Grilli vuole fare un po’ di conti da ragioniere ma sulle imprese private si potrebbe procedere comunque.
Quanto all’export la ricostituzione dell’ICE è una scelta indifferibile, ma non è sicuramente in grado di determinare saldi di bilancia commerciale decisivi. Occorre fare molto di più, occorre costruire supporti e piattaforme per fare uscire dal mercato domestico un numero grandissimo di PMI che avrebbero le carte per conquistare quote di mercato all’estero, ma non hanno mezzi finanziari e intellettuali per farlo. Tempi lunghi.
E’ stato detto chiaramente che se la crescita non si riavvia il nostro Paese è condannato alla povertà e a conflitti intergenerazionali. Finito il saccheggio del patrimonio degli italiani, il governo deve rimboccarsi le maniche ed essere anche innovativo nel trovare ogni possibile fattore di crescita e di sviluppo dell’occupazione. E su questo tutti devono dare il loro contributo, perché stare a guardare a braccia conserte non è più accettabile.







