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23 novembre 2011

Serve un Bank Day

Mi sono schierato, non da solo fortunatamente, contro la sciocchezza del BTP-day che vedo procedere con adesioni e comunicazioni ufficiali dal presidente ABI e MPS Mussari, (non si sa più quale delle due cariche sia più avventurosa). In un’operazione che non servirà a nulla -dato evidente giorno dopo giorno- le banche cercano pubblicità e qualche speranza di rialzo delle quotazioni del loro magazzino di titoli di Stato. Finirà ovviamente che italiani venderanno BTP ad altri italiani, o peggio che le banche si libereranno di un po’ di titoli per metterli nei portafogli di clienti indifesi e ingenuamente patriottici.  E per tutto ciò è stato con magnanimità deciso di azzerare le commissioni per un solo giorno. Credo che si stia sfiorando il ridicolo.

La situazione è tale che invece della giornata per comprare le orchidee e i BTP presto avremo giornate per aiutare le nostre banche, perché di questo passo avranno bisogno di solidarietà e comprensione. I risultati dei primi 9 mesi pubblicati sin qui sono insoddisfacenti a dir poco, anche dimenticando la maxi-pulizia fatta da Unicredit che ha portato a 10 miliardi di perdite, facendo rischiare l’infarto alle fondazioni azioniste.

Ho preparato un semplice grafico, rilevando i dati delle trimestrali al 30.9.2011 e confrontandoli con quelli dei 9 mesi del 2010, per misurare le variabili fondamentali nella performance operativa (niente componenti straordinarie quindi eccetto per l’utile netto) in queste 4 aree: 1) la crescita degli impieghi alla clientela, 2) la crescita del margine di interesse (lo spread tra raccolta e impieghi), 3) la crescita dell’utile netto e 4) la crescita dei crediti deteriorati lordi e netti.

 

fonte: elaborazione Linker su dati bilanci trimestrali

Sono evidenze chiare:

1) gli impieghi non crescono, fatta eccezione per BPM tutti fermi;

2) i margini operativi non crescono

3) l’utile è una perdita più o meno grave e contenuta a seconda della politica usata per le rettifiche

4) i crediti deteriorati crescono a manetta, dal 6% al 23% questo è il range dell’ultimo anno

5) BPM è una grande anomalia nel gruppo, cresce di impieghi e margini ma sembra fuori controllo sul fronte sofferenze e incagli e qualcosa si spiega nel prezzo del suo titolo.

Conciate in questo modo le banche si apprestano ad un 2012 in cui non faranno sconti a nessuno pur di riportarsi sulla strada degli antichi profitti.  Ma non sarà un’impresa facile se i mercati restano sotto pressione e tagliano i rifornimenti, ma non solo l’economia non può crescere senza il credito e qui di voglia di fare credito se ne vede poca.

Se vi siete chiesti perché Colao e Guerra, due eccellenti manager italiani abbiano (si dice) rifiutato la sedia di CEO di Intesa lasciata vuota dal ministro Passera, guardate questi grafici e domandatevi chi abbia la bacchetta magica o la voglia per invertire i grafici che vanno tutti dal lato sbagliato.

 

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Pubblicato in: banche

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