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20 novembre 2011

Pagamenti che non circolano

Oggi per rispettare un po’ di riposo domenicale sfrutto -sottoscrivendo in pieno il contenuto- quanto è stato pubblicato da uno dei blog che seguo più volentieri “Pensieri in libertà di un imprenditore“, scritto da un imprenditore anonimo quanto arguto e diretto, che comunica su twitter con il nome @imprenditore.  Poiché si tratta di parole scritte da un imprenditore hanno un peso specifico doppio rispetto alle mie. Le ho scelte perché affrontano due argomenti su cui mi sono sgolato in questi mesi: i pagamenti ritardati delle imprese e il valore dei flussi di cassa rispetto al fatturato, che magari non viene incassato . Ecco il testo del suo articolo:

Circolare circolare

Il tipico errore del neo-imprenditore è confondere i flussi con il fatturato.
E non capisce perché fattura così tanto ed è sempre senza soldi.

C’è una cosa che si chiama capitale circolante ed è la croce e delizia di qualsiasi attività economica.
Se avete un supermercato chi paga lo fa immediatamente all’acquisto, alla sera versate in banca il gruzzoletto delle vendite giornaliere (ma dovete finanziare il materiale sugli scaffali e in magazzino).
Se vendete ad un supermercato questo paga magari (in questo periodo inteso come auspicio) a 120 giorni. Quindi dovete finanziare tutto il periodo di transito del materiale, la mano d’opera e delle spese varie e i 4 mesi del pagamento.

Facendo quattro conti si capisce che il supermercato lucra proprio sui soldi che incassa e paga dopo parecchio, mentre il fornitore ha bisogno di soldi per finanziare l’operazione, quindi va dal fornitore di soldi, che si chiama banca.

Come intuisce facilmente chiunque maggiore è il tempo totale (pagamento+transito) più soldi ho bisogno. E più lavoro più ho bisogno soldi. Attraverso i flussi di cassa positivi, e gli utili che dovrei avere sul prodotto, poco a poco riduco la necessità di soldi e comincio ad autofinanziare pezzi del magazzino e poi sempre di più.

Allora il primo problema è come diminuire quel tempo totale. Facile, teoricamente: chiedere ai clienti di pagare alla svelta. Teoricamente.La realtà è poi che in tempi di crisi tutti pagano male e in ritardo.
Maestra in questo è la pubblica amministrazione (che poi come percettore diventa super fiscale se ritardi di un giorno a pagare tu).

Peggiore è la puntualità e velocità di pagamento, maggiore è la mia necessità di cassa e l’ingovernabilità dei flussi.
Ma le banche non mi danno materia prima (denaro) infinita, anzi, e come da regola di mercato più ne ho bisogno e più me la fa pagare.
Quindi l’idea geniale è quella di non pagare i fornitori, che a loro volta in difficoltà cadranno nel girone infernale.

Fino a che le banche di soldi ne avevano fin troppi, il lavoro “girava” e c’erano dei margini decenti tutti si occupavano poco di flussi di cassa. Era meglio fatturare e portare a casa margini. Dei quali spesso la banca era il maggiore beneficiario, ma rimaneva qualcosa per l’azienda.

Oggi invece siamo nella situazione nella quale le banche non hanno soldi: non si fidano neppure tra di loro e non se li prestano e ci sono anche quei simpaticoni dello Stato che li “invitano caldamente” a comperare titoli del debito pubblico che diventano immobilizzazioni perché il loro valore attualmente è in caduta libera.

E non avendo soldi non li danno ai clienti.
I quali ne avrebbero bisogno per pagare i fornitori (i dipendenti sono fornitori di mano d’opera).

Insomma come capite quello che sta uccidendo le aziende non è il fatto che le banche non gli danno soldi, ma che i loro flussi sono negativi. Anzi una corretta azione aziendale in questo momento dovrebbe puntare tutto sui flussi e non sui margini.
Privilegiando clienti che pagano, e veloci.
Dovrebbero rinunciare al lavoro se pagato tardi e male, perché aumenta le loro necessità di cassa e peggiora la situazione. Lo so che è dura ma a fare bene i conti conviene.
In un mondo ideale dove tutto è pagato in contanti non avrei bisogno di fidi dalle banche se non per gli investimenti.

Non a caso le aziende che soffrono meno in questo momento sono quelle che lavorano con l’estero dove (perlomeno fino a qualche mese fa) i pagamenti sono più veloci e regolari.
Non a caso la Francia ha introdotto, appena la crisi è partita, stringenti regole anche per i pagamenti tra privati.
Non a caso diversi paesi hanno accelerato la loro velocità di pagamento ai fornitori della pubblica amministrazione (alcuni ormai puntano ai 10, si dieci avete letto bene, giorni) per attenuare i problemi della crisi di liquidità bancaria.

Da noi, come spesso accade, han fatto l’opposto, per ridurre i deficit (ricordate che lo Stato funziona per cassa e non per competenza) semplicemente smettono di pagare.
E io benedico ogni giorno le scelte che abbiamo fatto tanto tempo fa. Estero e nulla alla PA.
Mi viene solo da aggiungere due cose: ora che le banche ‘non hanno soldi’ (dimostrato nell’articolo di ieri ‘Liquidità cercasi‘) possono capire i problemi delle imprese che non incassano…ma non credo che questo cambierà di molto il loro modo di operare.
Secondo punto: perché non si discuta di come sbloccare la liquidità, regolando i pagamenti tra privati come in Francia, come previsto dalla EU con una direttiva, è poco meno di uno scandalo. Non ne parla Confindustria, non ne parlano le banche e non ne hanno parlato i ministri del governo che si è appena dimesso. Eppure come dice l’Imprenditore sarebbe fondamentale. Rimettiamo questo suggerimento nella Banca delle Idee.

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to “Pagamenti che non circolano”
  1. Credo allora che per un imprenditore che lavora con la PA, gli convenga aprire un supermercato a prezzi super competitivi…anche a marginalita’ che tende allo zero…..cosi’ l azienda avrebbe da un lato un settore che produce alti profitti, dall’altro un settore che ogni giorno alimenta la cassa…..domani mi metto in cerca di un supermercato …..così ‘ faro’ a meno delle banche per alimentare il circolante…..

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