Postato:

16 novembre 2011

Quanto soffrono le banche?

Neppure oggi con i rendimenti dei titoli di Stato vicini al 7% ritengo che il problema delle banche italiane sia la potenziale svalutazione di questi titoli, che sarebbe rilevante solo per le due principali banche e comunque nell’ipotesi -che non si può escludere ma neppure esagerare- di un default dello Stato modello Grecia.  Il problema delle banche italiane sta nel portafoglio crediti, nella componente dei crediti deteriorati e nella bassa redditività.

Per spiegarlo mi avvalgo dei dati della trimestrale appena pubblicati dal gruppo UBI BANCA.  Andando con ordine l’attivo di UBI vale 133 miliardi di euro, di cui il 77% è rappresentato da crediti alla clientela, che nei 9 mesi del 2011 sono cresciuti solo dell’1,5%.  Dei 102 miliardi di crediti alla clientela ben 8,5 sono rappresentati da sofferenze, incagli, crediti ristrutturati o scaduti. Nell’ultimo anno i crediti deteriorati sono cresciuti del 18,3%, quindi quasi 12 volte la crescita degli impieghi. Effetto crisi.

elaborazione Linker su dati UBI Banca- relazione trimestrale set.2011

Sempre secondo i dati comunicati da UBI la copertura di accantonamenti su incagli e sofferenze è pari al 30,6%. Gli 8,5 miliardi di crediti deteriorati rappresentano il 77% del capitale della banca, se togliamo la parte coperta da accantonamenti la percentuale scende al 54%.  Quindi metà del capitale potrebbe essere erosa da crediti non più esigibili e non coperti da accantonamenti.

L’altro punto che può spiegare cosa rappresentino per le banche italiane i crediti deteriorati è sul fronte della redditività. Nel caso di UBI i ricavi operativi lordi sono scesi nel 2011 dell’1% poco sotto 2,5 miliardi. Le rettifiche su crediti stanziate nei primi 9 mesi per coprire il portafoglio crediti sono state pari a 398 milioni, con una riduzione del 12% rispetto al 2010.  Dunque gli accantonamenti hanno bruciato il 16% dei ricavi lordi, mentre i costi operativi hanno consumato il 72% dei ricavi. Quindi il costo corrente di gestione del business intermediazione creditizia è l’88%. L’utile netto si è salvato grazie a entrate fiscali straordinarie.

Non è facile comprendere perché a fronte di una crescita del portafoglio deteriorato del 18,3% gli accantonamenti si siano ridotti del 12%. Controintuitivo o forse legato proprio a politiche di bilancio per non deprimere l’utile. Tuttavia se UBI avesse usato lo stesso tasso di crescita dei crediti deteriorati anche sugli accantonamenti avrebbe dovuto fare rettifiche per 539 milioni, circa 140 milioni più di quanto effettivamente fatto.

elaborazione e stime Linker su dati UBI Banca-relazione trimestrale set.2011

 

Ecco spiegati i motivi che mi inducono a pensare che la crisi dei clienti, soprattutto imprese, sia il problema principale delle banche italiane sotto l’aspetto patrimoniale e pure sotto quello reddituale. Sino a che i flussi di nuove sofferenze e incagli crescono, e il 2012 non si prospetta migliore con la stretta creditizia e i costi dei finanziamenti in forte salita, le banche sono intrappolate nella gestione di un portafoglio crediti che le indebolisce su tutti i parametri fondamentali. Anche in questo caso le banche non sono esenti da responsabilità, se si considera che una parte del maxi portafoglio crediti incagliato è tale per mancanza di strumenti di prevenzione e cura della crisi e di processi del credito probabilmente obsoleti.

Tuttavia l’obiettivo è sempre quello di guardare avanti e migliorare. Da questo punto di vista accolgo con piacere le dichiarazioni di Fabrizio Viola, AD di BPER che ieri ha detto che la sua banca “si focalizzerà su una gestione più integrata ed efficiente dei crediti anomali e sul contenimento dei costi operativi”.

Ti potrebbe interessare anche :


Leave a Reply