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4 novembre 2011

Strage degli innocenti?

Avendo già commentato in passato gli sviluppi di due banche emiliane che hanno rischiato il fallimento e che casualmente (?) sono state rilevate entrambe da Intesa SanPaolo, e avendo lettori che ancora vengono su questo blog a cercare notizie, propongo due aggiornamenti su Banca Monte Parma e Banca BER.  Superata la crisi finanziaria con provvedimenti straordinari e con la cessione alla Banca per il Paese, si sono aperte due ferite sul fronte sindacale perché all’acquisizione è seguita l’epurazione.  Di questo ha parlato LINKIESTA con un servizio molto ben documentato di Antonio Vanuzzo del 27 ottobre a cui vi rimando con il link “Banca Monte Parma, un laboratorio per i tagli di Intesa“. Ne parlano però anche i sindacati dei bancari e per questo vale quanto pubblicato dalla UILCA Intesa SanPaolo che il 2 novembre ha giudicato intransigenti le posizioni del Gruppo Intesa SanPaolo con un documento alla cui lettura rimando gli interessati.

Delle posizioni su Banca Monte Parma credo di avere già dato una mia interpretazione. Aggiungerei questa dichiarazione della UIL che rimarca l’aspetto dei colpevoli e dei costi in modo puntuale:

Nel recente incontro con i sindacati aziendali, nell’ambito della procedura contrattuale prevista in caso di importanti riorganizzazioni, Intesa si presenta “dando i numeri”: 14 milioni di risparmio sui costi (ovviamente quelli del lavoro!) e “almeno 100 unità in esubero”, su un totale di 600 dipendenti. Per il combinato disposto di questi due elementi, si profilano licenziamenti, non si sa di chi, come, dove e perché. Sui 14 milioni da recuperare, proponiamo, si potrebbe iniziare col farsi restituire i 2,5 milioni costati alla Banca come “buonuscita” al ex direttore generale e ai sui due collaboratori, autori del disastro.

Mi soffermo invece sulla situazione di BER perché nelle parole della UILCA essa appare piuttosto dura:

Il Gruppo Intesa Sanpaolo ha rilevato il controllo di Banca dell’Emilia Romagna dopo il suo commissariamento e il successivo licenziamento di 36 persone, entrate nel Fondo Emergenziale, delle quali la maggior parte ha impugnato il provvedimento. Acquisita Ber una volta priva di dipendenti, Intesa Sanpaolo sta attualmente operando con personale distaccato e tra le iniziative future ipotizza anche un assorbimento delle filiali nelle Banche del Gruppo che operano sul territorio. In merito a un ingresso nel Gruppo Intesa Sanpaolo dei lavoratori in questione (attualmente diventati 33) l’Azienda ha specificato che li considera nella stessa situazione del personale proveniente dal Gruppo Delta, con il quale sono in corso colloqui per verificarne l’utilizzo nella Contact Unit di futura apertura a Bologna. Per quanto riguarda i lavoratori provenienti d  Ber l’Azienda ha dato disponibilità a inserirli nel Gruppo, solo in caso di ritiro dell’impugnazione del licenziamento, con un accordo equivalente a quello che prevede l’ingresso dei lavoratori di Delta, sottoscritto il 3 novembre 2010, in linea con il percorso di sostegno all’occupazione intrapreso con l’accordo del 2 febbraio 2010, che definì l’apertura di nuovi Poli Operativi a L’Aquila, Lecce, Potenza e Torino.

Premesso che i 36 lavoratori non sono stati licenziati da Intesa, bensì dal commissario che ha gestito la banca successivamente alla scoperta della maxi-truffa e al blocco dei conti della clientela, e che questo metodo si ‘svuotamento’ della banca è la condizione essenziale (come fatto con Delta) per poi trovare poi l’acquirente, mi sembra giusto domandarsi perché questi lavoratori abbiano così poca attenzione e tutela. Vittime di una truffa orchestrata da pochi dirigenti e soci che sono inquisiti si sono trovati con una bella lettera di licenziamento e se proprio andrà bene finiranno in un contact center -con un evidente demansionamento- a condizione di rinunciare al loro diritto giuslavoristico costituito dall’impugnativa del provvedimento di licenziamento.  Non è che questo appaia una bella storia oggettivamente.

Poiché stiamo discutendo animatamente del diritto di potere licenziare, a condizione che lo Stato metta a punto meccanismi per ammortizzare la perdita del lavoro, mi sembra proprio che il caso della BER banca sia a pieno titolo esemplificativo di cosa succede nei rapporti tra imprese, incluso le banche, e lavoratori quando arriva la crisi.  In questo caso c’è un supporto dato dal Fondo Emergenziale (vi rimando alla sua definizione con decreto 26/4/2009) che è stato attivato per le 36 vittime della BER.  Ci sono ammortizzatori per i lavoratori, ma la parte più difficile sarà ritrovare un lavoro di pari dignità. In bocca al lupo.

 

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