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28 ottobre 2011

La moda dei city-bond

 

Chi legge Imprese+Finanza da tempo sa già di cosa stiamo parlando oggi, perché già nel dicembre 2010 scrissi un articolo dal titolo “Plafond piccolo, idea grande” per raccontare un’eccellente iniziativa della BCC di Busto Garolfo e Buguggiate che aveva lanciato insieme a UNIVA (Confindustria Varese) la prima operazione di Finanza Privata Territoriale, raccogliendo 10 milioni di euro nella propria zona attraverso obbligazioni al tasso lordo del 2,25% che sono poi stati investiti dalla BCC in prestiti a piccole e medie imprese a un tasso leggermente superiore.  Altre BCC hanno copiato l’esempio, nato dalla semplicità di chi conosce bene i meccanismi di raccolta e impiego, fino a quando questo tipo di operazione ha suscitato la curiosità di banche più grandi e, ad esempio, la Banca Popolare di Novara (gruppo Banco Popolare) ha fatto la stessa cosa in luglio a Novara raccogliendo altri 10.000.000, ma raddoppiando il plafond di finanziamenti a 20.000.000.

Con le banche in grande difficoltà nel reperire fondi sul mercato e in serrata concorrenza nell’attrarre depositi dalla concorrenza, questa piccola idea sta prendendo piede e diventa il sogno di ogni città e di ogni Confindustria. Ecco infatti cos’ha detto ieri il vicepresidente di Confindustria Vicenza Luciano Vescovi al Giornale di Vicenza:

Confindustria Vicenza tasta il polso alle banche. O meglio, tasta il polso ai propri associati per capire lo stato di salute del rapporto banche-imprese. Luciano Vescovi, vicepresidente e delegato per l’area finanza di Confindustria Vicenza, è il più indicato per riassumere i risultati di questa sesta indagine, presentata ieri a palazzo Bonin Longare in una sala gremita.
D: Cosa è cambiato rispetto all’anno scorso?
R: Direi tre cose. Tanto per cominciare, le risposte che avevamo raccolto a giugno abbiamo dovuto buttarle nel cestino.
D: Colpa del crac del mercato?
R: È esplosa la crisi dei debiti pubblici, che si è abbattuta sui bilanci delle banche e sul costo della liquidità. Morale della favola, gli spread presi in considerazione a giugno erano saliti di un paio di punti e quindi bisognava rivedere tutto.
D: La seconda cosa?
R: Detto che avremmo dovuto rifarlo anche a ottobre, visto che questa tendenza è continuata, l’aspetto forse più positivo di questa indagine è che finalmente gli imprenditori hanno capito l’importanza del rating della propria azienda. Il 43% degli interpellati ha dichiarato di sapere in quale classe di rischio erano stati collocati. Nel 2010 solo il 27% si era detto consapevole.
D: Ultimo punto ?
Tra i principali fattori che incidono sul rapporto banca-impresa, gli imprenditori hanno messo al primo posto l’elasticità operativa del gestore. Segno che la persona è sempre il fattore chiave. Da questo punto di vista, dopo l’iniziale rivoluzione organizzativa, le banche sono un po’ tornate indietro… Dovevano farlo, se volevano mantenere un legame serio col territorio.
D: Senta, lei è anche nel cda di Banca Nuova, gruppo Bpvi, e quindi ha un duplice osservatorio: cosa proporrebbe per colmare le distanze tra le esigenze delle banche e quelle delle imprese?
R: Proporrei i Vicenza bond.
D:Questa è bella ma va spiegata.
Penso a dei bond territoriali, che possono essere emessi da tutte le banche in tutte le parti d’Italia, con vincolo di destinazione e con un range di mark up ben definiti.
D: Volendola tradurre per i non addetti ai lavori?
R: Semplice, in questo momento di grande difficoltà a reperire liquidità, la banca emette un’obbligazione e la colloca alla clientela con un tasso fissato, poniamo il 4%. Il vincolo è che i soldi raccolti vanno poi erogati alle imprese del territorio, con uno spread sul tasso prefissato e variabile a seconda del rating.
D: Idea interessante. Possibilità che venga realizzata?
Non lo so. Ma io sogno anche di passare da Basilea 3 a Basilea 0. C’è bisogno di elasticità, avanti di questo passo la burocrazia finirà col trasformare le banche in istituti ad amministrazione controllata.
D: Questo è proprio un sogno.
R: Sì, però se non facciamo qualcosa rischiamo di ingessare il sistema produttivo e affossare la crescita.  Senta,nella classifica redatta dagli imprenditori vicentini hanno guadagnato posizioni le banche più grandi…
Le stesse che, nel 2009, avevano lasciato a desiderare. Vale la pena ricordare che Bcc e Popolari, in quel periodo, hanno dato tutto. Ora pagano dazio ma le nostre imprese debbono loro gratitudine.

Dunque a Vicenza hanno scoperto i city-bond, o bond territoriali, con un po’ di ritardo ma non importa.  Vediamo ora di capire come funzionano questi oggetti di finanza per le imprese. Mi aiuto con un disegno che semplifica il concetto e usa valori totalmente ipotetici:

A. Banca e Confindustria si mettono d’accordo per sollecitare risparmi in città da famiglie e imprenditori lunghi di capitale.

B. Fanno sottoscrivere un’obbligazione a 3 o 5 anni a un tasso non particolarmente competitivo rispetto magari ai BTP o altre obbligazioni, però la giustificazione è che i fondi raccolti vanno a finanziare piccole imprese della stessa città o provincia. La Banca è l’unica autorizzata a emettere obbligazioni per raccogliere i fondi e l’unica autorizzata a finanziare le imprese. Per svolgere questo lavoro si guadagna un’onesta commissione senza correre rischi di liquidità.

C. La banca prende i fondi raccolti e li eroga in piccoli pezzi a tante PMI ad un tasso leggermente superiore (su questo punto tutte le informazioni sono state evasive), probabilmente parametrato al rating. I titoli emessi non sono rappresentativi del rischio implicito nei finanziamenti alle imprese, almeno non ritengo che sia così. Perciò qualora un’impresa dovesse fallire e non ripagare è sempre la banca che sopporta il costo, senza ribaltarlo agli investitori.

Se questo è il meccanismo, i city-bond hanno due vantaggi, ma non tre: 1) creano un circuito virtuoso locale di liquidità che porta i risparmi da tasche italiane a imprese italiane, anzi locali, vicine di casa; 2) offre un meccanismo diciamo cooperativo di riduzione dei costi perché gli investitori rinunciano ad una parte di rendimento pensando che i denari finiscano nell’economia locale.  Non risolvono il problema della destinazione dei finanziamenti, che compete sempre alla banca, con i suoi criteri di erogazione, i suoi rating e le sue rigidità.  Tutto ciò per dire che i city-bond sono una buona cosa, ma non è giusto di caricarli di troppe aspettative riguardo alle imprese in crisi, che non riusciranno nemmeno qui a farsi strada. Quel margine dell’1,00% messo nel disegno come esempio è davvero sufficiente per remunerare il rischio della banca? Oggi mi sembra meno probabile, più vicino al 3% e più probabile che si cerchi qualche garanzia statale o di Confidi per ridurre proprio il rischio.  Tutte cose che riportano al centro una mia fissazione su quanto banca e Confindustria potrebbero fare nel migliorare il processo di selezione delle imprese che meritano credito.

 

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  1. Salve,
    questi bond territoriali sono un’ottima cosa : tranquillizano il mercato sconvolto dalla Finanza Opaca Internazionale. Ridanno al risparmio la serenità e trasparenza dell’investimento. Nell’ottocento, fu finanziata anche la metropolitana di S. Pietroburgo.
    Ottimale sarebbe se si facesse strada l’Obbligazione Settoriale e/o di Categoria. Bond che andrebbero al di la del territorio : per sostenere una specifica attività, in un specifico mercato, in una specifica situazione. Come ad esempio le Reti d’Impresa.
    In questo contesto, avevo cercato di sviluppare due progetti distinti :
    - V.I.E Vetrine Italiane Estero, di per sè una Rete Associativa;
    - R.A.I.S. Rete Associativa Impprese Sanitarie.
    In ambo i casi,è previsto la costituzione di una Private Equity.
    Se interessati posso posso focalizzare i progetti.
    Cordialmente
    AZ +34.636.514.416

  2. Bond territoriali: successo dell’iniziativa Ain-Bpn

    NOVARA, 28 OTT – Successo oltre le aspettative per i “bond territoriali” emessi dal Banco Popolare per finanziare i progetti di investimento delle imprese novaresi, grazie a un accordo siglato nel settembre scorso tra Associazione Industriali di Novara e Banca Popolare di Novara Spa. I prestiti obbligazionari sottoscritti hanno infatti sfiorato i 6,4 milioni di euro, rispetto ai 5 milioni inizialmente disponibili, e la chiusura dell’emissione, fissata al 27 ottobre, è stata addirittura anticipata di un giorno essendo stati esauriti tutti e due i “panieri” a disposizione: un bond di durata tiennale, a tasso variabile crescente, e uno di durata biennale, a tasso fisso, entrambi con cedola semestrale.
    Le domande di finanziamento a medio-lungo termine finora presentate, il cui plafond a disposizione sarà composto per il 50% da quanto raccolto attraverso l’emissione delle obbligazioni, hanno invece superato i 13 milioni, tra pratiche già deliberate e istruttorie in corso. Almeno l’80% degli impieghi concedibili, che avranno una durata di 48 mesi e potranno variare da 50mila a 500mila euro, sarà destinato a supportare nuovi investimenti in immobilizzazioni materiali, immateriali, ricerca e internazionalizzazione. Il 20% potrà invece essere utilizzato per finanziare il capitale circolante e le ordinarie esigenze di liquidità.
    http://www.oknovara.it/news/?p=40533

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