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28 ottobre 2011

ICE, back to the future

Ci sono voluti mesi, ma alla fine si è arrivati alla sola conclusione possibile: l’ICE smontato per fare risparmi va rimontato altrettanto rapidamente per non lasciare un vuoto nell’unico canale che può portarci fuori dalle sabbie mobili della recessione. Il neo vice-ministro per il Commercio Estero Catia Polidori ha annunciato che l’ICE ritornerà, avrà certamente un altro nome, un riassetto del personale e speriamo anche qualche novità rispetto al passato. Estratti da Economia Web alcuni passaggi importanti:

DALLE LAMENTELE AL RIMPIANTO.  Tra le ragioni che avevano portato alla chiusura dell’Ice c’era la sua presunta inefficienza rappresentata, per esempio, dal fatto che circa i due terzi delle risorse che venivano destinate all’Itituto servivano ad alimentare la struttura, mentre solo 30 milioni venivano impiegati per la promozione.
È anche vero, però, che dopo la soppressione dell’Istituto gli sprechi non sono finiti visto che lo Stato sta continuando a sostenere le spese per il mantenimento di una struttura che oggi, però, non è più in condizione di fare nulla.
Anche se molti imprenditori si lamentavano del funzionamento dell’Ice, ha detto la Polidori, «da quando è stato soppresso molti hanno sofferto questa assenza e hanno chiesto di ripristinare uno strumento per l’internazionalizzazione».
Il governo, insomma, sembra intenzionato a fare una grossa marcia indietro. «È stato detto che era un errore, io lo condivido: è stato fatto un errore: l’Ice sicuramente andava riorganizzato ma non cancellato», ha concluso il viceministro.
IL TAVOLO DEL MADE IN ITALY. Il nuovo Ice sarà una delle proposte che verranno discusseal termine degli Stati generali del commercio con l’estero al via il 28 ottobre a Roma. Gli Stati generali sono, come ha detto Polidori, «il punto di arrivo» del lavoro svolto dal tavolo del made in Italy, istituito ad agosto dal ministero dello Sviluppo, per funzionare da collettore di nuove idee e strumenti per promuovere e sostenere le imprese eportatrici. A quanto pare, i 14 imprenditori (tra cui Gian Luca Rana, Luca Poncato, Roberto Snaidero, Simone Bettini, Maurizio Marinella e Rodolfo Ortolani) che hanno lavorato a questo tavolo hanno pensato che lo strumento giusto c’era già. Bisognerà solo fare in modo che nessuno più abbia ragioni per considerarlo un ente inutile.

L’autore degli articoli, Francesco Bisozzi, fa polemicamente notare che la soppressione decisa dal ministro Tremonti non aveva portato alcun risparmio immediato:

IL PARADOSSO DEI COSTI. Ma quanto costa tenere più o meno in vita l’istituto zombie, che fino a poco tempo fa aiutava le nostre imprese a farsi valere sul piano internazionale? Grossomodo la stessa cifra di prima. Gli uffici sono sempre lì, il personale pure e anche gli stipendi arrivano puntuali. Poco più di seicento i dipendenti in attesa di venire ricollocati: di cui 400 a Roma, 120 negli uffici periferici e altri cento sparsi nelle varie sedi all’estero.
Sempre all’estero, ci sono poi da pagare anche 400 collaboratori locali. Secondo quanto previsto dalla legge di soppressione una parte sarebbe dovuta andare al ministero per lo Sviluppo economico, mentre l’altra (quella dislocata fuori confine) sarebbe stata destinata alla Farnesina. Ad oggi, tuttavia, di trasferimenti neanche l’ombra. E a questo punto non è più tanto chiaro quale direzione prenderanno.

In compenso il blocco dell’ICE aveva danneggiato fiere e operatori:

ANNULLATI 55 EVENTI. Intanto, da quando l’Ice è stato cestinato sono stati annullati 55 eventi. Tutte iniziative approvate dal cda dell’istituto nel primo semestre del 2011, per le quali erano già stati stanziati i finanziamenti necessari. E così poco meno di 5 milioni di euro sono andati in fumo nel giro di un niente. Peggio ancora: la scomparsa dell’ente ha lasciato un vuoto che ancora non è stato colmato.

Un dato preoccupante, soprattutto in una fase congiunturale come quella attuale, in cui, la capacità di imporsi sui mercati stranieri dell’Italia si è notevolmente ridimensionata. Stando ai dati degli Scenari industriali elaborati dal Centro studi Confindustria, infatti, l’Italia ha perso due posizioni nella classifica mondia dei Paesi esportatori, passando dal quinto posto del 2007 (quando controllava il 4,5% dell’export mondiale) al settimo del 2010 con una quota del 3,4%.

Oggi iniziano gli Stati Generali del Commercio e aspettiamo notizie da Romani, Polidori e 14 imprenditori. 16 teste basteranno per riportare ICE al Futuro?

 

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Pubblicato in: PMI
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  1. A proposito dell’ ICE (che da vecchia pezza conoscevo), in Toscana
    dicesi: ” INTANTO SI BRUCIANO LE LENZOLA PE’ FA FOCO”.

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