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25 ottobre 2011

Elite e peones

Mi sono schierato apertamente a favore di qualsiasi iniziativa e provvedimento che possa facilitare il riequilibrio finanziario delle PMI italiane grazie all’immissione di capitali freschi o di debito subordinato. E dunque accolgo con favore quanto è stato presentato ieri a Milano da dal Ministero dell’Economia e delle Finanze insieme a Borsa Italiana in collaborazione con la SACE, la BEI e il Fondo Investimenti Italiano sotto l’etichetta ‘NUOVI STRUMENTI INTEGRATI PER LA CAPITALIZZAZIONE DELLE PMI ITALIANE’. L’iniziativa si compone di 3 pezzi destinati a portare capitali di rischio esterni nelle PMI:

1. Il FEI, Fondo Europeo Investimenti, entrerà con 100 milioni di euro nel Fondo Italiano Investimenti gestito da Marco Vitale e Gabriele Cappellini, aumentandone la capacità di fuoco peraltro già abbondante rispetto alla velocità di investimento.

2. Borsa Italiana ha creato ELITE. Il comunicato stampa rilasciato dice che ‘Si tratta diun percorso di sviluppo organizzativo e manageriale rivolto alle PMI orientate alla crescita. Ha l’obiettivo di stimolare l’eccellenza, nella direzione di una maggiore trasparenza ed efficienza gestionale, e sostenere l’avvicinamento culturale delle imprese ai mercati finanziari.’  Cultura e formazione per avvicinare le piccole e medie a un’entità, la Borsa, verso cui hanno profonda diffidenza. Stanca di aspettare l’aiuto delle banche -con cui ha fatto infiniti roadshow- Borsa Italiana ha deciso di cavarsela da sola e ‘si pone come tutor delle PMI e ha l’obiettivo di accompagnarle lungo un ideale percorso di sviluppo coerente e personalizzato’. Inoltre  Borsa Italiana e il Fondo Italiano d’Investimento SGR hanno firmato un accordo finalizzato alla promozione di ELITE e a sensibilizzare le piccole e medie imprese sui benefici che è possibile trarre dalla partecipazione al programma. Tale accordo prevede inoltre che il Fondo Italiano d’Investimento candidi a ELITE le proprie partecipate dirette nonché stimoli i fondi beneficiari dei suoi capitali affinché a loro volta candidino al servizio le società da essi partecipate.

3. l’ultima iniziativa è di SACE, che ha deciso di investire 50 milioni di euro, attraverso un gestore di private equity specializzato nelle small cap, in quote di società quotate o quotande in Borsa che abbiano un modello di business orientato all’esportazione.

Nel complesso mi piace lo sforzo messo in campo dai vari attori e la regia del Ministero per uno scopo corretto. Dentro al bel cestino confezionato da Borsa, FII e SACE ci sono tutti i limiti di un sistema che non avendo mai promosso veramente la capitalizzazione delle piccole imprese ora deve inventarsi ogni sorte di lusinga e limitarsi ad un intervento statale nella forma notoriamente poco scalabile del private equity.  E Borsa Italiana che si sgola da anni per portare in quotazione le aziende familiari, sta provando un’altra strada tutt’altro che facile. Il nome scelto riflette una situazione e un modo di pensare italiano: andare in Borsa è un fatto elitario, per pochi e già questo non va bene.
Meglio che niente, ma anche in questo caso servono riforme strutturali per cambiare una situazione che, come ho fatto vedere ieri (‘Dipendenza da debito’), deve essere cambiata per la salute del tessuto economico.  ELITE va benissimo ma servono anche spinte e iniziative per i peones.

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