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17 ottobre 2011

Creditori sempre più esigenti

Le operazioni di ristrutturazione del debito bancario si stanno assommando una sull’altra e richiedono un impegno gravoso per le banche, anche in funzione di una limitata disponibilità di personale specializzato nella materia, governata da precise normative di legge fallimentare.  In alcuni dei casi più famosi e pubblici si comincia a notare maggiore resistenza da parte delle banche nell’accettare supinamente le condizioni proposte dai debitori per ottenere la ristrutturazione e rinegoziazione dei debiti. Ristrutturare va bene, ma chi chiede di non pagare subito faccia la sua parte.

La madre di queste ristrutturazioni è sicuramente oggi SEAT PAGINE GIALLE, la società che è stata oggetto di alcune operazioni di leveraged buyout che hanno affossato di debiti lo stato patrimoniale mentre il conto economico non ha risposto alle ottimistiche aspettative di redditività. Ora è necessario rigovernare tutto quel debito ma le richieste di sacrificio proposte agli investitori obbligazionari e alle banche che hanno sottoscritto il debito senior sono state sin qui respinte, perché eccessivamente onerose.  Anche nel caso della ristrutturazione di KERSELF, che si sta svolgendo da molti mesi, i tempi si sono allungati perché il Piano iniziale evidentemente non è piaciuto alle banche creditrici. Prima di mettere la loro firma sull’accordo di ristrutturazione del debito, che deve ancora essere attestato secondo quando prevede l’art.67 lett.d della legge fallimentare, le banche devono avere preteso dai soci (Avelar Energy) maggiori garanzie e concretezza sul fronte dell’aumento di capitale, prima di concedere nuovi finanziamenti per 20 milioni.  Se ricordate si era parlato inizialmente di un aumento di 150 milioni, diluito in qualche anno, poi di 50 milioni versati subito da FINMAV (ora controllata da Avelar), ma nonostante l’aumento sia stato approvato dall’assemblea, i mezzi versati da Avelar sono stati inferiori, pari a 29,2 milioni.  Ecco che a sorpresa Avelar ha giocato il jolly facendo sottoscrivere al gruppo cinese Jangsui Zong Yi i rimanenti 21,8 milioni per arrivare ai 50 milioni chiesti dalle banche.  Zong Yi, dicono i bene informati è sia fornitore che cliente di Kerself e quindi ha buone ragioni per sostenere lo sforzo di salvataggio dell’azienda.

Mentre i vari accordi e patti con Masselli e Mais vengono ripetutamente rinnovati, è chiaro che l’ultima parola spetta alle banche che hanno calato sul tavolo le loro richieste, e alla CONSOB che deve ancora approvare l’esenzione dall’obbligo dell’OPA.  Il destino di Kerself, le speranze di dipendenti e piccoli azionisti restano legate a un filo che porta alla ristrutturazione del debito da parte degli istituti di credito, che oggi grazie all’arrivo dei cinesi si è rafforzato, ma è anche slittato a novembre. C’è un qualche parallelismo con la situazione del nostro paese, il cui debito è sì nelle mani di molti piccoli risparmiatori, ma per un vero salvataggio finanziario è dovuta scendere in campo la BCE e si è ipotizzato un intervento cinese.

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