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16 ottobre 2011

PMI italiane perdenti in EU

Uno studio pubblicato recentemente dalla Commissione Europea-Direzione Imprese (“Are EU SMEs recovering from the crisis?“) ha analizzato la situazione delle piccole e medie imprese dei 27 stati membri alla luce degli effetti prodotti dall’attuale crisi. Lo studio è molto articolato e dovendo sintetizzare prende in esame alcuni fatti statistici come la crescita nel numero di PMI, il valore aggiunto generato e il livello occupazionale, che sono mostrati nella tabella e nella figura 1. La tabella 2 fornisce finalmente un po’ di numeri sulla quantità (numero di imprese) e sulla qualità (valore aggiunto) delle PMI italiane rispetto alle grandi imprese: 99% per numero, 81% per occupazione e 78% per valore aggiunto, contro valori di 99%, 67% e 58% per i 27 paesi membri.

figura 1 Fonte: EU Commission "Are EU SMEs recovering from the crisis?"

Tabella 1- Fonte: EU Commission "Are EU SMEs recovering from the crisis?"

 

tabella 2 Fonte: EU Commission, fact sheet Italy

PMI italiane svantaggiate nel confronto

Nella parte qualitativa lo studio offre una serie di valutazioni comparative sulla situazione delle piccole e medie e imprese su ben 10 fattori che vanno dall’intensità del livello di imprenditorialità, alla capacità di intraprendere una seconda attività dopo un fallimento, all’accesso al credito, al grado di internazionalizzazione entro il perimetro EU, alla capacità innovativa e al supporto dello Stato. Diciamo subito che la fotografia complessiva non è entusiasmante: l’Italia e le sue PMI sono meno efficaci rispetto alla media europea su parecchi dei 10 criteri, come è ben rappresentato nel grafico 2.

grafico 2- Fonte: EU Commission "Fact Sheet Italy"

Il confronto con la Germania ci vede in netto svantaggio su quasi tutte le dimensioni

grafico 3. fonte: EU Commissione, fact sheet Germany

Mi soffermo su alcuni dei criteri di valutazione per evidenziare dove stanno alcuni dei problemi delle nostre PMI.
Il primo è il criterio 2 ‘Second chance‘, che risponde più o meno alla domanda seguente “quanto facile è per un imprenditore chiudere un’attività che si è rivelata fallimentare e aprirne una nuova?”.  L’Italia mostra uno dei risultati peggiori, è il paese dove chi fallisce crea debiti difficilmente recuperabili e forse per questa ragione viene marchiato negativamente nel caso voglia ripartire come si evidenzia nel grafico 4 dalla distanza rispetto alla media europea sulle tre dimensioni qualitative.

grafico 4- Fonte: EU Commission- Italy fact sheet

Il secondo fattore in cui le PMI italiane hanno maggiore svantaggio rispetto ai concorrenti europei è manco a dirlo l’accesso alla finanza, misurato da ben 11 fattori qualitativi e quantitativi che sono evidenziati nel grafico 5.  Tra essi le PMI italiane non dovrebbero lamentarsi del tasso di rifiuto delle richieste alle banche e delle garanzie pubbliche, mentre la distanza in negativo sembra notevole quando si toccano due argomenti che Imprese+Finanza ha sempre evidenziato: il costo di finanziamento e la tutela dei diritti legali dei creditori.  Gli altri fattori che contribuiscono ad una posizione svantaggiata dell’Italia sono legati alla miseria di investimenti in venture capital (sulle PMI ovviamente) e alla quota di fondi strutturali destinati allo sviluppo dell’imprenditoria.

grafico 5 - Fonte: EU Commission, fact sheet Italy

Tracciare la rotta per la crescita

Mi sembra che nessuno degli argomenti trattati nella ricerca debba sorprenderci, è una fotografia corretta, ma come tale è ancora più efficace dei mille discorsi teorici che ci scambiamo e deve fare riflettere chi ha in mano i bottoni per scegliere su quali fattori puntare e investire nella ricerca di una crescita economica persa. I fattori su cui intervenire per recuperare competitività sono perfettamente mappati nella figura 6 da cui si deduce la posizione relativa dell’Italia in termine di distanza dagli altri paesi membri e di progressi fatti negli ultimi anni rispetto ai criteri elencati nello Small Business Act.. Se al centro del tavolo istituzionale della crescita serve un documento, questo rapporto ha il diritto di stare al centro e di rimettere in cima alla lista la questione del credito.

grafico 6 - fonte: EU Commission, fact sheet Italy

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Pubblicato in: economia

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